Nucleare, gli svizzeri non hanno fretta di uscire. Ma vogliono energia pulita

I Verdi: «Uscita pianificata dal nucleare: è solo un arrivederci!»

[28 novembre 2016]

La Svizzera, ad esclusione dei cantoni di lingua francese, ha nuovamente espresso uno di quei votui che fanno pensare che ci sia qualcosa da cambiare nell’ossificato e poco praticato esercizio di democrazia diretta che sono diventati i suoi innumerevoli referendum. Infatti, l’iniziativa federale proposta dai Verdi e da numerose associazioni e sostenuta dai Partiti di sinistra e dai Verdi Liberali e per un’uscita pianificata dal nucleare non ha raccolto il sostegno necessario.

Secondo i Verdi del Ticino, si tratta di «Un’occasione persa per dare una svolta in un settore chiave per il nostro Paese e per l’economia, con il rischio di accumulare ulteriori ritardi rispetto ai nostri vicini più virtuosi. Va sottolineato come nell’ambito di questa campagna di votazione, quasi la totalità dei partiti ha riconosciuto che la tecnologia nucleare sia pericolosa e che non rappresenti la fonte energetica del futuro. Occorre quindi ora puntare con decisione sulla strategia energetica 2050 affinché le garanzie date da tutti i partiti (ad eccezione dell’Udc) vengano mantenute e l’importazione di energia sporca dall’estero venga impedita. Il risultato preoccupa inoltre per il fatto che la sovrapproduzione di energia elettrica danneggia un settore chiave come l’idroelettrico che in Ticino e Grigioni in particolare rappresenta un’industria di primaria importanza per il settore pubblico. L’invito quindi alle autorità cantonali e federali è quello di adoperarsi sin da subito per ripensare il settore dell’energia affinché la transizione avvenga con delle scadenze chiare e con delle tappe stabilite».

I favorevoli ad accelerare l’uscita dal nucleare si sono fermata al 45% ma i Verdi svizzeri fanno notare che «Questo risultato dimostra che la popolazione condivide ampiamente le sue rivendicazioni. La strategia energetica 2050 deve adesso essere rapidamente messa in opera».

Regula Rytz, presidente dei Les Verts/Die Grünen ha evidenziato che «Durante la campagna elettorale, abbiamo potut rivelare la crisi nella quale si dibatte l’industria nucleare. Per quesato, per i Verdi, l’uscita dal nucleare  resta attuale. Si può infatti temere che i gestori delle centrali esigeranno n ben presto delle sovvenzioni per coprire i loro deficit, così come il denaro dei contribuenti per interrare le scorie radioattive. Però, senza un programma chiaro di uscita dal nucleare né il rafforzamento dell’Autorità di vigilanza, la nostra Alleanza non accetterà ma di iniettare dei fondi pubblici. E’ compito degli azionisti, responsabili della cattiva gestione delle centrali, sostenere i rischi finanziari».

Se il referendum ha avuto un merito, è quello di aver sbloccato il cammino per attuare la strategia energetica  2050 che vede contraria solo la destra xenofoba dell’Udc.  Inoltre, la campagna dei contrari al referendum  che metteva gli elettori in guardia contro l’importazione di elettricità prodotta con fonti fossili ha di fatto prodotto l’adesione di tutti gli svizzeri a favore delle energie rinnovabili perché, anche se un po’ più tardi, la Svizzera dovrà comunque uscire dal nucleare. La conseguenza è, come spiegano i Verdi, che «I partiti borghesi non possono più opporsi a una tassa sulla “corrente sporca”, a meno di non passare per dei bugiardi».

Les Verts/Die Grünen chiedono subito atti concreti: «Ci aspettiamo dagli oppositori all’iniziativa che mantengano la loro promessa a favore della protezione climatica».

La  Rytz aggiunge che «Senza l’iniziativa e la sua intensa campagna, non sarebbe stato possibile mettere in luce le gravi défaillances ella sicurezza delle centrali nucleari svizzere. Attualmente, la metà delle nostre centrali sono – in maniera imprevista – ferme per ragioni di sicurezza. Prima di rimettere in servizio Beznau I e Leibstadt, bisogna che un gruppo di esperti, internazionali e indipendenti, esamini la sicurezza delle nostre centrali. Inoltre, i Verdi chiedono che l’autorità di sorveglianza Ifsn sia rafforzata durante questa ultima fase di sfruttamento del parco nucleare svizzero. A questo riguardo, l’ordinanza prevista dal Consiglio federale si dimostra insufficiente».

I Verdi svizzeri concludono: «Dopo questa domenica di votazioni, una cosa è sicura: numerosi svizzeri e svizzere non vogliono più centrali nucleari. La strategia energetica 2050 ha quindi tutte le chances di per avere successo». E’ per questo che I Verdi e gli altri Partiti chiedono alla destra razzista e anti-ambientalista dell’Udc di ritirare il suo referendum contro la strategia energetica 2050.