Good news: petrolio offshore in Adriatico, il Tar respinge ricorso Medoil su Ombrina Mare

[17 aprile 2014]

Il  Tar del Lazio ha respinto il ricorso della multinazionale britannica  Medoilgas che si opponeva alla richiesta di  Autorizzazione integrata ambientale per poter autorizzare la trivellazione offshore dell’area “Ombrina Mare”, in Adriatico al largo delle coste abruzzesi. Un progetto che  prevede di trivellare 6 pozzi, l’installazione di una piattaforma a 6 km dalla costa e  il posizionamento di una nave desolforata, di tipo FPSO (una raffineria galleggiante) a 9 km al largo.

Le trivellazioni petrolifere in mare minacciano l’Adriatico e il Mediterraneo. Oggi le aree interessate dalle attività petrolifere occupano una superficie marina di circa 24.000  km2 un’area grande come la Sardegna. Nell’Adriatico centro meridionale – dalle Marche al sud della Puglia – i sono circa 10.000 i km2 interessati da attività di ricerca o da richieste delle compagnie petrolifere.

Secondo Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente, «la decisione del Tar del Lazio di respingere il ricorso Medoil sul progetto petrolifero Ombrina mare rappresenta finalmente una battuta d’arresto per le trivellazione petrolifere in mare in Abruzzo tra Ortona e Vasto. Il progetto, che prevede la realizzazione di una piattaforma che dovrebbe sorgere a sole tre miglia dalla costa abruzzese dei Trabocchi, non porterà nessun vantaggio né energetico né alla popolazione e al territorio abruzzese. Il Paese ha bisogno di una strategia energetica nazionale che punti sulle energie rinnovabili, e non sulle fonti fossili e su risorse, come il petrolio presente sotto il mare italiano, che stando ai consumi attuali si esaurirebbero in soli due mesi mettendo a serio rischio l’ambiente, le economie dei territori interessati e del mare italiano. E ora di fare scelte coraggiose, a partire dall’abrogazione dell’articolo 35 del decreto sviluppo e delle altre norme pro trivelle per fermare la corsa all’oro nero nel mare italiano».

Soddisfatti i veri vincitori della lotta contro Ombrina Mare: gli attivisti no-offshore, i comitati locali e le associazioni ambientaliste, ma anche Rifondazione Comunista e Sel  il cui coordinatore provinciale, Alessandro Cianci, sottolinea: «Come si legge nella sentenza Tar,  tra gli elementi che hanno contribuito a bloccare Ombrina Mare  vi è stata la presenza del costituendo Parco della Costa Teatina e la legge regionale sulla tutela di trabocchi. Tutto questo ci spinge e ribadire l’importanza di dotare la Regione Abruzzo di apposite leggi regionali che tutelino e valorizzino il nostro territorio, la bellezza della nostra natura e che promuovano un nuovo tipo di sviluppo».

Giuseppe di Marco, direttore di Legambiente Abruzzo, ha detto che «non vogliamo ipotecare il nostro futuro al petrolio. L’Abruzzo merita molto di più. Ben venga dunque la decisione presa dal Tar che conferma l’insensatezza del progetto, più volte denunciato da Legambiente anche per le numerose anomalie procedurali oltre che per la messa in pericolo della costa dei Trabocchi, un’area di tale pregio naturalistico tale da essere individuata dal Parlamento italiano nel 2001 come Parco nazionale. Una decisione che rappresenta anche una grande vittoria per le 40mila persone che il 13 aprile 2013 sono scese in piazza a Pescara per dire no al progetto Ombrina e per ricordare che in Abruzzo e in Italia c’è bisogno di una strategia energetica nazionale diversa che abbandoni una volta per tutte il petrolio e le fonti fossili».

Il deputato del Movimento 5 Stelle Gialuca Vacca  annuncia un’interrogazione per chiedere spiegazioni al governo su possibili conflitti di interessi tra ministri ed ex ministri e la Medoil. Sul suo blog Vacca ricorda «La lettera di ringraziamento all’allora ministro dell’Ambiente Clini da parte sempre della Medoil che noi abbiamo denunciato nelle prime settimane di legislatura» e accusa i ministri, e in generale gli amministratori pubblici di rispondere ai grandi gruppi di potere e non ai cittadini che dovrebbero rappresentare. «Per questo – dice il deputato M5S – abbiamo presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere spiegazioni al Ministro Guidi (già vicepresidente di Confindustria) in merito alle notizie apparse oggi su alcuni organi di stampa su un suo presunto rapporto con la Medoil. La qual cosa, se confermata, non ci stupirebbe considerando che Confindustria ha da sempre sposato la Medoil nella vicenda Ombrina. Però da un ministro ci aspetteremmo che tutelasse gli interessi di tutti i cittadini, non solo di quelli con il portafoglio pieno di soldi». Poi ce n’è anche per il Pd abruzzese, in particolare per la senatrice Stefania Pezzopane e del sottosegretario all’economia Giovanni Legnini, accusati di non aver alcuna intenzione di  fermare Ombrina Mare e che secondo Vacca  in realtà stanno, «Da inizio legislatura, prendendo tempo bloccando ogni reale iniziativa parlamentare finalizzata a raggiungere l’obiettivo che 40 mila abruzzesi, in rappresentanza di una intera regione, auspicavano poco più di un anno fa».

A dire il vero la Pezzopane era stata la promotrice dell’ordine del guiono “idrocarburi” votato dal Senato il  3 aprile per scongiurare il rischio della petrolizzazione della costa abruzzese e per impedire la realizzazione del progetto petrolifero della Medoil Gas. «L’ordine del giorno approvato – spiega Pezzopane – propone una sintesi importante di atti già presentati e di diverse posizioni. Con interrogazioni e disegni di legge, infatti, il Pd aveva cercato di modificare l’articolo del decreto sviluppo che apriva, di nuovo, alle prospezioni vicine alla costa. La sospensione del progetto “Ombrina Mare”’ è un risultato di rilievo per la tutela anche economica della nostra costa. (…) Ora dobbiamo monitorare l’attuazione di tutti i punti dell’ordine del giorno che prevedono coinvolgimento dei comuni nel procedimento di Via, a rivedere la disciplina in materia, a rivalutare le autorizzazioni per la ricerca. Sconcertante il comportamento di M5S che non ha votato l’ordine del giorno sostenuto da tutti e che da al governo precise indicazioni, preferendo votare in maniera isolata la mozione “pentastellata”, regolarmente bocciata. Sempre più scelgono di essere testimonianza piuttosto che raggiungere obiettivi».

L’assessore regionale uscente di centrodestra alle politiche agricole ed alla pesca, Mauro Febbo, dice che «La sentenza del Tar del Lazio è un punto importante a favore della Regione Abruzzo che nel corso del 2013 aveva espresso, a più riprese e in tutte le sedi, la sua assoluta contrarietà al progetto di Ombrina mare. L’aspetto più importante che emerge dal parere dei giudici è la conferma che avevamo ragione noi quando sostenevamo che la presenza del Parco della Costa Teatina avrebbe impedito la nascita di Ombrina al largo delle coste abruzzesi. Sia io, sia il Presidente della Regione Gianni Chiodi sia il collega Giuliante avevamo sollecitato attraverso tutti i canali ufficiali a nostra disposizione, il Ministro dell’Ambiente e tutti gli Organi competenti sottolineando quanto quel progetto fosse inadatto e inappropriato per una realtà come quella della Costa dei Trabocchi; inoltre è chiaro come la Piattaforma Ombrina Mare sia assolutamente inconciliabile con i presupposti alla base il Parco. Ci eravamo fatti portavoce delle istanze che arrivavano dalle comunità territoriali in quanto lo scenario che si prefigurava era assolutamente in contrasto con le vocazioni della fascia costiera, che sarebbe stata irrimediabilmente messa a rischio dalle attività di estrazione petrolifere oltreché drammaticamente sfigurata sul piano paesaggistico. Le nostre perplessità, evidenziate in una nota inviata al Ministero, erano rivolte soprattutto sulla procedura Via già realizzata, ove neanche era stato acquisito il parere degli enti locali posti in un raggio di dodici miglia dall’area interessata».