Il governo cileno dice no alle dighe di Enel in Patagonia, bocciato il progetto Hidroaysén

[13 giugno 2014]

Il Consiglio dei ministri del governo di sinistra del Cile il 10 giugno ha respinto il progetto delle dighe Hidroaysén e gli ambientalisti e le comunità della Patagonia cilena continuano a festeggiare la sconfitta della Colbún e di Endesa, di proprietà Enel.

Il ministro dell’energia, Máximo Pacheco, ha spiegato che «Questo progetto non tratta con la debita attenzione gli aspetti relativi alle persone che vivono qui», viene quindi ribaltata la decisione del precedente governo di destra  di Sebastián Piñera che aveva respinto tutte le osservazioni di ambientalisti e comunità locali.

Ora al consorzio Hidroaysén resta meno di un mese per appellarsi contro la bocciatura del progetto. Le associazioni ambientaliste e locali parlano di una vittoria della imponente mobilitazione popolare e mediatica che ha portato il governo di Michelle Bachelet a respingere le richieste delle multinazionali di costruire 5 dighe idroelettriche ed una gigantesco elettrodotto, con una parte sottomarina tra Chaitén e Puerto Montt, per collegarsi al Sistema Interconectado Central per rifornire di energia Santiago.

Infatti nel  2005 Endesa Chile aveva annunciato un grande piano per la produzione di energia idroelettrica sfruttando i fiumi Baker e Pascua nella regione di Aysen, nella Patagonia cilena. Il progetto prevedeva l’allagamento di circa 6.000 ettari di terreno ed è stato controllato dal consorzio Hidroaysén, di proprietà di Endesa, con una quota del 51% e Colbún SA che detiene l’altro 49%. Se il progetto non fosse stato bocciato dal nuovo governo, il consorzio capeggiato da Enel/Endesa avrebbe posseduto l’80% del mercato elettrico cileno. Le 5 dighe erano state progettate per produrre 2.750 MW, con una produzione media di 18.480 GWh all’anno ed un  costo è stato stimato in 3,2 miliardi dollari, che sarebbe arrivato a 7 miliardi di dollari includendo la linea di trasmissione, diventando così il più grande progetto energetico della storia del Cile.

Contro questa opera è partita una campagna massiccia, capeggiata da Patagonia Sin Represas, alla quale hanno aderito personalità della cultura come Manfred Max-Neef e lo scrittore Luis Sepulveda, la Fondazione Futuro Aysén ed organizzazioni ambientaliste inernazionali come Greenpeace e che ha subito ottenuto l’appoggio dell’opposizione oggi al governo. Anche il vescovo di Aysén, Luis Infanti, ha chiesto al governo di prendere in considerazione gli aspetti sociali, ambientali ed economici del progetto.

Alla fine Colbún ed Endesa/Enel hanno perso una battaglia che molto probabilmente cambierà la politica energetica del Cile e metterà a rischio altre grandi dighe che vedono l’opposizione di ambientalisti e comunità locali ed indigene.