Il governo riapre la centrale a carbone di Genova? WWf: «Gravissimo». Legambiente: «Sbagliato e pericoloso»

Solidarietà energetica con la Francia che ha fermato alcune centrali nucleari

[13 gennaio 2017]

La crisi del nucleare francese – lo stesso che Berlusconi voleva importare in Italia prima che un referendum bocciasse questa follia energetica ed economica – sta producendo conseguenze anche in Italia. Legambiente Liguria spiega che «Il riavvio della centrale termoelettrica a carbone di Genova, ventilato da una sorta di “necessaria solidarietà energetica” verso la Francia, che ha ferme alcune delle proprie centrali nucleari e ha necessità di importare energia elettrica è sbagliato e pericoloso».

Come ricorda il Wwf, «Sei mesi fa, Enel aveva annunciato l’ultimo carico di carbone per la centrale di Genova, inserita tra le 23 centrali da dismettere e di fatto già in spegnimento. Oggi la centrale riapre su richiesta del Ministero per lo sviluppo economico su segnalazione di Terna, con la scusa del venir meno dell’energia nucleare francese. Una scusa che non regge, perché nel Nord Italia ci sono moltissime centrali a gas a ciclo combinato, più efficienti e meno impattanti dal punto di vista sanitario e ambientale».

La centrale a carbone di Genova era costituita da tre gruppi, , realizzati negli anni ’50, per complessivi 295 MW. Le due unità più piccole e vecchie erano state chiuse nel 2012 e nel 2014, mentre la terza unità da 155MW doveva essere chiusa entro il 2017 (anno per cui è comunque autorizzata a funzionare per 2.000 ore).  Il Wwf dice che «Nel 2015 l’impianto, pur con la sola unità da 155 MW, ha emesso ben 807.445 tonnellate di CO2 (dato ufficiale ETS). Ma quando erano in funzione anche le altre due unità, le emissioni arrivavano ad essere anche più che doppie. La richiesta del Ministero dello Sviluppo Economico prelude anche al finanziamento dell’attività della centrale di Enel attraverso meccanismi di capacity payment a carico dei consumatori tramite la bolletta, veri e propri sussidi ai combustibili fossili, in questo caso addirittura al peggiore dei combustibili fossili».

Secondo Mariagrazia Midulla, responsabile clima ed energia del Wwwf Italia, «E’ una decisione gravissima che usa scuse rese risibili dalla enorme sovra capacità italiana: siamo in grado di produrre quasi 117 GW di energia elettrica a fronte del massimo picco di domanda interna di 60,5 GW. In realtà, si riapre al carbone dopo che erano venute prese di posizione e impegni formali per l’abbandono di questa fonte pericolosa sia per la salute che per l’ambiente e letale per il clima (produce 2 volte di più CO2 delle centrali a gas). La richiesta di riapertura di Genova si configura addirittura come una violazione del libero mercato, dal momento che Enel è diventata una SPA e ci potrebbero essere altri operatori interessati a soddisfare la domanda di energia francese o il mancato acquisto dell’energia nucleare d’oltralpe a fini speculativi (visto che viene rivenduta a caro prezzo e importata praticamente a costo zero, non perché ne abbiamo bisogno). Questa è una vicenda che certamente segnaleremo alla Unione Europea. La richiesta del Mise denuncia, oltretutto, che nel Nord Italia si è fatto e si sta facendo poco per le rinnovabili, mentre al Sud la situazione è migliore. In Liguria, ad esempio, il fotovoltaico non copre nemmeno il 2% del fabbisogno elettrico regionale».

La pensa così anche Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria, «Si riattiva una sorgente tra le più inquinanti per la nostra città che da metà agosto 2016 aveva smesso di bruciare carbone e si allontana la sua dismissione. Ci risulta infatti che il Ministero per lo sviluppo economico (Mise) e Terna considerino questa centrale strategica per la produzione energetica. I Paesi europei hanno una fitta rete elettrica interconnessa con cui potersi scambiare energia e prima di riavviare le centrali più inquinanti, che danneggiano ambiente e salute dei cittadini, si dovrebbero attivare quelle a produzione meno impattante. Questa solidarietà è in verità una giustificazione per sostenere ancora una volta la lobby del combustibile fossile tra i più inquinanti al mondo, ma anche tra i più economici a causa dell’eccesso di offerta di carbone sui mercati mondiali delle materie prime. Ma la sua economicità è solo apparente: una recente ricerca ha stimato, a livello europeo, costi sanitari dalla combustione del carbone compresi tra 32,4 e 62,3 miliardi di euro all’anno».

Per questo Legambiente Liguria chiede a Mise e Terna di «rendere operative le procedure per la definitiva dismissione della centrale senza ulteriori rinvii».

Per il Wwwf la centrale di Genova va chiusa: «Non un euro della bolletta degli italiani deve andare al carbone. Il Wwf chiede al governo italiano di mantenere e sostanziare l’impegno a uscire rapidamente dal carbone, primo passo per tener fede all’Accordo di Parigi sul clima e intraprendere la strada dello Sviluppo Sostenibile, non cedendo alle pressioni delle lobby italiane ed estere».