Grafene di alta qualità prodotto con l’olio di soia e altri oli alimentari esausti

GraphAir, scienziati australiani realizzano il prezioso materiale a costi minori da prodotti di scarto

[1 febbraio 2017]

Il grafene, un materiale prodotto con il carbonio dello spessore di un atomo, è considerato “miracoloso”: la sua alta conducibilità e  la sua flessibilità consentono di utilizzato in applicazioni che vanno dall’elettronica miniaturizzata ai dispositivi biomedici, ma rappresenta il futuro per aumentare l’efficienza di computer, pannelli solari, batterie, sensori, filtrazione e depurazione dell’acqua e  energie rinnovabili.

Ma, fino ad ora, l’alto costo di produzione del grafene ha rappresentato il principale ostacolo alla sua commercializzazione. Come spiegano alla Commonwealth scientific and industrial research organisation (Csiro) dell’Australia, «In precedenza, grafene veniva coltivato in un ambiente altamente controllato con gas compressi esplosivi, che richiedono lunghe ore lavorazione a temperature elevate e con un prolungato procedimento sottovuoto».

Ora gli scienziati della Csiro, dell’università di Sydney, dell’University of technology di Sydney e dlla Queensland university of technology hanno sviluppato la nuova tecnologia “GraphAir” che elimina la necessità di quell’ambiente altamente controllato e che produce la pellicola grafene nll’ambiente,  con un precursore naturale, rendendo la sua produzione più veloce e più semplice. Un procedimento illustrato nello studio “Single-step ambient-air synthesis of graphene from renewable precursors as electrochemical genosensor” pubblicato su Nature Communications che uno dei suoi autori, Zhao Jun Han della Csiro decrive così: “Questo processo all’aria ambientale per la fabbricazione del  grafene è veloce, semplice, sicuro, potenzialmente scalabile e integration-friendly. La nostra tecnologia unica dovrebbe ridurre il costo di produzione grafene e migliorare l’assorbimento in nuove applicazioni».

In un unico passaggio, GraphAir trasforma in film di grafene l’olio di soia, un prodotto naturale e rinnovabile.

Dong Han Seo, un altro scienziato di origine asiatica della Csiro, sottolinea che «I risultati tecnologici del nostro GraphAir lo trasformano in un grafene buono e con proprietà trasformative, paragonabili a quelle del grafene realizzato con i metodi convenzionali».

Scaldato, l’olio di soia si scompone in una serie di unità ch producono carbonio che sono essenziali per la sintesi del grafene. Il team australiano ha  trasformato in film di grafene anche altri tipi di oli prodotti da fonti rinnovabili ed alimentari esausti, come quelli avanzi dai barbecue o per cucinare. Seo conclude: «Ora siamo in grado di riciclare oli usati che sarebbero stati altrimenti scartati e li trasformiamo in qualcosa di utile».