Mise: sul territorio presenti risorse geotermiche «importanti e poco utilizzate»

Grazie alla geotermia l’Italia potrebbe rinunciare a 500 milioni di tonnellate di petrolio

Ovvero 3 volte tutta l’energia primaria consumata nel Paese nell’intero 2015

[18 novembre 2016]

sasso 2 geotermia

La geotermia rappresenta una forma di energia naturale che trova origine dal calore della terra e, tra le energie rinnovabili, ha un valore aggiunto che condivide soltanto con l’idroelettrico: la continuità della produzione. A sua volta, lo sviluppo corretto della geotermia porta con sé inoltre non solo benefici ambientali, contribuendo in maniera importante alla lotta contro i cambiamenti climatici, ma offre anche importanti occasioni per la creazione di nuovi posti di lavoro.

Partono da queste premesse le linee guida per l’utilizzazione della risorsa geotermica a media e alta entalpia pubblicate dal Mise, offrendo una panoramica sia sui traguardi già raggiunti dall’Italia negli impieghi che sulle potenzialità latenti.

«La produzione di energia geotermoelettrica nasce in Italia, a Larderello, nel 1913 – documenta il Mise – ed è una realtà nota ed ormai da tempo consolidata anche nell’area di Travale e del Monte Amiata. Le centrali geotermoelettriche presenti in Toscana sono la testimonianza del progresso tecnologico che negli anni ha reso possibile realizzare impianti di potenza rilevante, tutelando la natura, l’ambiente circostante e la salute pubblica. In Toscana è presente uno dei più grandi complessi geotermici del mondo, con 37 impianti per circa 761 MW netti, che producono circa 5.8 TWh l’anno».

Al contempo, le potenzialità geotermiche racchiuse nel sottosuolo italiano ma ancora inespresse sono assai vaste: «Secondo i dati forniti dall’Unione geotermica italiana (Ugi), le risorse geotermiche su terraferma del territorio italiano potenzialmente estraibili da profondità fino a 5 km sono dell’ordine di 21 exajoule (21×1018 joule, corrispondenti a circa 500 Mtep, ovvero 500 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio)», in altri termini circa 3 volte tutta l’energia primaria consumata in Italia nell’intero 2015 (pari a 171,289 Mtep).

Risorse geotermiche «importanti e poco utilizzate» dunque, ma distribuite in modo disomogeneo lungo lo Stivale. «I campi geotermici ad alta entalpia, per il cui sfruttamento disponiamo di una tecnologia matura, e il cui utilizzo per la produzione di energia geotermoelettrica è oggi possibile a costi competitivi con le altre fonti energetiche, si trovano – elenca il Mise – nella fascia preappenninica (tra Toscana, Lazio e Campania), in Sicilia e Sardegna, così come nelle isole vulcaniche del Tirreno».