Greenpeace India: il prezzo del dissenso

Tra meno di un mese l'associazione nazionale rischia di chiudere. Governo e corporations contro gli ambientalisti

[12 maggio 2015]

Nel corso dell’ultimo anno, abbiamo sopportato il peso di ripetuti attacchi.  A giugno 2014, sono stati congelati tutti i fondi provenienti dall’ufficio internazionale di Greenpeace. Poi, a  gennaio, il mio collega Priya Pillai doveva volare a Londra per incontrare i politici britannici, ma gli  è stato impedito di lasciare il Paese. In entrambi i casi, l’alta corte di Delhi è stata d’accordo con noi che i ministri hanno abusato della loro autorità.

Ma solo poche settimane fa, il ministero ha congelato la maggior parte dei nostri conti bancari nazionali . Di conseguenza, non abbiamo accesso alle donazioni fatte da oltre 75.000 persone indiane che lottano con noi per un ambiente più pulito. Abbiamo abbastanza fondi per continuare a pagare il nostro staff e l’affitto sui nostri uffici per il prossimo mese. dopo di che, Greenpeace India potrebbe essere costretta a chiudere.

Perché il governo è contro di  noi? Forse perché da più un decennio di Greenpeace India ha svolto un solido lavoro per un ambiente più pulito e più sano per tutti gli indiani? Siamo sicuri che questo non sia qualcosa al quale il governo è contrario? O è perché recente lavoro di Greenpeace su questi fronti si è inimicato potenti interessi corporativi,  gli stessi interessi che si crede abbiano ampiamente finanziato la campagna elettorale 2014 del governo?

Qui ci sono solo alcune delle nostre recenti realizzazioni:

A Dharnai, un villaggio nel nord-est dell’India, abbiamo dimostrato che non abbiamo bisogno più delle inquinanti centrali a carbone e delle miniere di carbone che distruggono le foreste, portando l’energia solare a coloro che ne sono privi.

Il nostro lavoro in materia di agricoltura ecologica e la ricerca che mostra i livelli elevati di pesticidi ai quali gli indiani vengono esposti con il tè ha fatto arrabbiare la lobby dei pesticidi e delle compagnie agro-alimentari.

Abbiamo messo in luce il terribile prezzo che i bambini di Delhi  stanno pagando per i molti decenni durante i quali i politici hanno trascurato il problema dell’inquinamento atmosferico.

La recente vittoria di Mahan è stato un enorme successo per coloro che combattono contro l’avidità delle grandi compagnie carbonifere, e un fulgido esempio per altre comunità forestali minacciate.

E’ chiaro che il governo è strettamente legato a questi interessi corporativi, quindi non è una sorpresa che ora stia cercando di metterci a tacere. Risponderemo alle accuse contro di noi e  lotteremo nei  tribunali, perché si tratta di più della semplice sopravvivenza di Greenpeace India. Per far tacere le critiche, il governo sta attuando un attacco  frontale totale alla nostra libertà di parola, e migliaia di altre organizzazioni indiane vengono prese di mira. Come ha detto l’Alta Corte di Delhi, In una democrazia non si può imbavagliare il dissenso».

Nel frattempo, noi abbiamo la certezza che circa il 70% dei nostri fondi provengono dagli indiani comuni, che coprono tutte le classi, religioni e divisioni artificiali. Noi continueremo a lottare per il diritto di tutti gli indiani ad avere ‘aria ed acqua pulite, alimenti sicuri e di un ambiente vivibile e sano. E soprattutto, per il diritto di parola, di non essere d’accordo con i governi e le corporations e dire loro che devono mettere le persone e il pianeta al di sopra profitti.

 

Ashish Fernandes

Climate Campaigner di Greenpeace India