Hillary Clinton dice (finalmente) no al mega-oleodotto Keystone XL delle sabbie bituminose

Esultano gli ambientalisti Usa: «Ora Obama respinga definitivamente il progetto»

[23 settembre 2015]

Keystone no

Hillary Clinton, dopo mesi di tentennamento, ha fatto i suoi conti e, vista la deriva eco-scettica che sta togliendo credibilità ai Repubblicani, visto che il  senatore “socialista” del Vermount Berinie Sanders la sta ormai tallonando nel gradimento per le primarie democratiche, mettendola in difficoltà proprio sulle politiche ambientali e sociali, ha finalmente deciso di rompere gli indugi e di dire no alla Keystone XL pipeline, la gigantesca condotta petrolifera che dovrebbe portare il greggio delle sabbie bituminose dell’Alberta (il più sporco e costoso del mondo), dal Canada fino alle raffinerie texane sella Costa del Golfo del Messico.

Con questo annuncio, tutti i principali candidati democratici alla presidenza  Usa si oppongono ufficialmente all’oleodotto Keystone XL.

La Clinton ha reso nota la sua decisione durante un  forum elettorale a Des Moines, nello Iowa, uno Stato dove Sanders è in testa nei sondaggi, e in concomitanza con l’arrivo negli Usa di Papa Francesco, che porrà con forza al Congresso Usa e all’Assemblea dell’Onu le necessità di combattere, ora e subito, il cambiamento climatico..

Hillary Clinton, rispondendo ad una domanda degli elettori di Des Moines ha detto: «Penso che per noi sia essenziale che guardiamo alla Keystone XL pipeline come quello che credo che sia:  una distrazione dal lavoro importante che dobbiamo fare per combattere il cambiamento climatico e, purtroppo, dal mio punto di vista, quello che interferisce con la nostra capacità progredire e affrontare le altre questioni. Perciò, io mi oppongo. Mi oppongo perché non credo che sia nel migliore interesse di quello che dobbiamo fare per combattere il cambiamento climatico». ”

Secondo un assistente della Clinton, la Casa Bianca era stata informata pima che la candidata alla presidenza Usa rendesse noto il suo cambiamento di opinione sulla Keystone XL. Infatti, la settimana scorsa la Clinton avrebbe espresso al presidente Usa  Barack Obama tutte le sue preoccupazioni per l’iter infinito di approvazione  del Keystone XL ed ha avvertito Obama che non poteva aspettare troppo a lungo per prendere posizione sulla questione.

L’ex Segretario di Stato Usa, nonostante le sollecitazioni e le accuse degli ambientalisti – e le pressioni di alcuni facoltosi donatori –  aveva cercato di svicolare sulla questione Keystone XL, citando il suo precedente ruolo nell’amministrazione Obama come un motivo per rifiutarsi di prendere posizione. A luglio, quando le venne chiesto di dire sì o no al mega-oleodotto, rispose di non voler mettere in difficoltà Obama e che avrebbe risposto alla domanda se fosse diventata lei presidente degli Stati Uniti d’America.

In realtà la grossa grana ambientale del Keystone XL stava mettendo in forte imbarazzo Hillary Clinton  che, come segretario di Stato, nel 2010 aveva detto che il Dipartimento di Stato Usa era incline ad approvare l’oleodotto, affermando che le uniche scelte che gli Usa avevano di fronte in quel momento erano se prendere «petrolio sporco dal Golfo o il petrolio  sporco dal Canada».

Il cambiamento di opinione della Clinton, che schiera tutto il Partito Democratico contro il petrolio delle sabbia bituminose, è stato accolto con soddisfazione e sollievo dalle associazioni ambientaliste americane. Michael Brune, direttore esecutivo di Sierra Club, «Ci complimentiamo con il Segretario Clinton che si schiera contro la tossica Keystone XL pipeline delle sabbie bituminose. Il Segretario Clinton ha parlato del suo impegno per affrontare la crisi climatica, opponendosi così  a questo sporco, pericoloso progetto è esattamente quello che dovrebbe essere previsto e esattamente ciò che è necessario per qualsiasi credibile campione climatico. Ora, con l’opposizione al  Keystone XL che aumenta, la decisione resta al presidente, che si è impegnato a respingere il progetto se contribuisce alla crisi climatica. Ha tutte le prove che deve fare proprio questo e respingere il Keystone XL, una volta per tutte».