I No Tap a M5S e governo: «Traditori»

Sinistra all’attacco, Fitto ironizza e il Sindaco di Meleduigno porta gli atti in procura

[16 ottobre 2018]

Il Movimento No Tap, che non è un mistero che in Puglia alle ultime elezioni nazionali ha votato e fatto votare in massa per il Movimento 5 Stelle, oggi esprime in una nota «Il suo profondo dissenso e sconcerto per quanto dichiarato dagli esponenti del Movimento 5 Stelle e dal Governo e per quanto riferito dal sindaco di Melendugno Marco Potí a seguito dell’incontro svoltosi a Palazzo Chigi»

Il Movimento che si batte conto la Trans Adriatic Pipeline, la parte finale di un megagasdotto di 4.000 Km che dall’Azerbaijan e approderà in Italia per trasportare il gas in Europa e completare il cosiddetto Corridoio Sud del gas, non nasconde la sua delusione  denuncia «all’opinione pubblica e alle istituzioni tutte, italiane e europee che in Italia è in atto un inaccettabile sospensione dello stato di diritto. Dopo la consegna agli organi di Governo di tutta la documentazione raccolta negli ultimi mesi contestualmente alla presentazione dei dossier che provano incofutabilmente l’illegittimità politica e giuridica del progetto TAP, apprendiamo che l’esecutivo in carica continua a dichiarare pubblicamente l’esistenza di costi e penali per bloccare la realizzazione del gasdotto».

I NO Tap denunciano ancora una volta che «alla richiesta formale di accesso agli atti presentata da cittadini e associazioni, tutti i ministeri hanno dichiarato di non possedere alcun dato. Le prove sono nelle nostre mani e nelle redazioni di tutti i giornali del Paese. A questo punto dovrebbe essere la magistratura a mettere una pietra tombale su questo progetto, quale organo preposto al rispetto della legge, dato che il potere esecutivo non è disposto ad assumersi la sua responsabilità politica».

La rottura con il M5S nel quale i No Tap ponevano grandi speranze, sicuri che un governo e ministri penta stellati avrebbero messo una pietra tombale sul gasdotto, non potrebbe essere più eclatante e gli attivisti avvertono che «L’opposizione al progetto TAP continuerà in tutte le sedi, comprese quelle giudiziarie, per impedire ai fautori di questa grande truffa di farla franca e di agire impunemente contro gli interessi delle comunità residenti e dell’interno Paese».

La situazione in Puglia – che sembrava essere diventata una della roccaforti dei M5S – è così difficile per i pentastellati eletti in Parlamento che persino Raffaele Fitto, presidente di Noi con l’Italia e tornato ad essere un satellite di Berlusconi,  rigira il coltello nella piaga: «Che l’Ilva non potesse diventare un Parco divertimenti e che il Tap era in una fase troppo avanzata per poterla fermare ne eravamo consapevoli, ma abbiamo preferito perdere le elezioni Politiche pur di non prendere in giro i pugliesi con affermazioni del tipo “Il Tap lo blocchiamo in due settimane” (Alessandro di Battista) o “Il Governo mente, noi la bloccheremo” (Barbara Lezzi). Noi il 4 marzo abbiamo  perso le elezioni, ma il Movimento 5 Stelle, oggi, perde  la faccia!»

Critiche feroci anche da Sinistra  dove Rossella Muroni (eletta in Puglia con Liberi e Uguali)f e  Nicola Fratoianni (segretario di Sinistra Italiana) con una dichiarazione  congiunta invitano il governo del cambiamento a smetterla di prendere in giro i cittadini sul gasdotto Tap: «Che i lavori di realizzazione dell’opera sarebbero andati avanti, nonostante le urlate promesse elettorali, era chiaro da mesi. Già lo scorso luglio, rispondendo ad una nostra interrogazione, il ministero dell’Ambiente aveva in sostanza detto che i cantieri non avrebbero avuto alcuno stop perché, grazie alle “stringenti prescrizioni” imposte, gli impatti ambientali della Tap sarebbero stati non significativi. Davvero vergognoso fingere per consenso e per soccorrere la ministra Lezzi, in evidente difficoltà, che la decisione sulla Tap non sia stata ancora presa».

Per Fratoianni e Muroni, «Oltre che mancare di rispetto ai cittadini, il governo manca per l’ennesima volta di rispetto al Parlamento: nella riunione di ieri sera con il Sindaco di Melendugno sono stati convocati solo i parlamentari e i consiglieri regionali del M5S. Abbiamo una notizia per il governo giallo-verde: in Puglia sono stati eletti anche rappresentati di altre forze politiche, come noi di LeU. Che da sempre ci battiamo contro questa opera dannosa e inutile, che compromette lo sviluppo sostenibile della Puglia e non va in direzione di un futuro rinnovabile. Poco fa il sindaco di Melendugno Marco Poti’ ha chiesto la convocazione di un tavolo tecnico pubblico per mettere in luce le violazioni di legge da parte di TAP: noi questa richiesta la sosteniamo, rimanendo al fianco di comitato e amministrazioni locali. Al tempo stesso vogliamo conoscere i documenti in cui si parlerebbe di penale in caso di mancata realizzazione dell’opera: utilizzeremo tutti i nostri mezzi a disposizione per fare chiarezza su quello che temiamo possa essere l’epilogo della farsa del M5S sulla questione Tap».

Infatti, il Sindaco Poti scrive sulla sua pagina Facebook  che «Dopo l’incontro di ieri a Roma convocato d’urgenza dal premier Conte sulla questione TAP, il Comune di Melendugno chiede la convocazione urgente di un tavolo tecnico pubblico per mettere in luce le violazioni di legge che TAP ha perpetrato con l’obiettivo di realizzare il gasdotto e l’eccesso di potere da parte del Ministero dell’Ambiente in sede di non assoggettabilità dell’opera a VIA. Da Melendugno si sta provvedendo ad inviare i primi documenti richiesti ieri dal Ministero dell’Ambiente, in particolare quelli relativi alla questione della mancata rappresentazione del reale stato delle praterie di Posidonia e Cymodocea, un habitat ricordiamo protetto dalla Comunità Europea. Si faranno pervenire inoltre le delibere di Giunta, che richiedono l’istituzione del SIC, e l’ordine del giorno in Consiglio Regionale con le mappature fatte da Arpa a San Foca e inviate anche al Ministero dell’Ambiente».

Il sindaco di Melendugno  sottolinea che «Tutta questa documentazione è già portata a conoscenza anche della Procura di Lecce. Oltre a questo si pone l’accento anche sugli eccessi di potere del Ministero dell’Ambiente in sede di verifica di non assoggettabilità a VIA del progetto esecutivo del microtunnel, concessa in base a questa rappresentazione falsa della realtà e ad altre forzature e criticità».
Il sindaco Potì conclude: «Alla luce di questo dossier che fa emergere gravi violazioni di legge e inadempienze da parte di TAP e anche dei funzionario del Ministero, il Comune di Melendugno chiede la convocazione urgente di un tavolo tecnico alla presenza degli esperti e dei tecnici del Comune stesso, di ARPA Puglia, della Regione Puglia, del Ministero dell’Ambiente e della stampa in modo che i giornalisti possano prendere direttamente consapevolezza di quanto stiamo sollevando e per dimostrare che il progetto si deve bloccare non per volontà politica, con le conseguenze applicazione di penali e risarcimenti, ma per violazione di legge da parte di questa multinazionale che vorrebbe operare in Italia».