I pellerossa combattono ancora: il lungo viaggio del totem contro il carbone

[1 ottobre 2013]

La nuova guerra che le tribù dei pellerossa stanno combattendo oggi ai confini tra Usa e Canada son quelle contro l’esportazione del carbone e del petrolio delle sabbie bituminose ed i loro alleati sono gli agricoltori, i pescatori e gli allevatori, insieme agli ambientalisti.

I nativi americani sono sempre più protagonisti di una pacifica battaglia contro l’esportazione di combustibili fossili che potrebbe devastare i già degradati habitat dei salmoni e produrre a lungo termine un danno climatico. Le battaglie di questa strana guerra che fatica ad apparire sui media si combattono in luoghi con nomi poetici come Cherry Point, o Xwe’chi’eXen nella lingua della Nazione Lummi, uno dei popoli nativi che più decisamente si batte contro l’esportazione del carbone.

Xwe’chi’eXen è un posto bellissimo e remoto, vicino al confine canadese, a 100 miglia da Seattle, la capitale dello Stato di Washington, una costa rocciosa che si trova appena fuori dalla riserva dei Lummi ma che è ancora un loro territorio sacro. «Costruirebbero proprio sopra di una zona ricca di tombe che risalgono a migliaia di anni fa », ha spiegato che risalgono a migliaia di anni, il capo Jewell James, che  ha scolpito il  totem insieme agli altri intagliatori della “House of Tears”, al freelance Miguel Llanos che ha scritto per The Daily Climate un reportage sulla lotta dei Lummi contro il carbone.

Ma Cherry Point è anche in una baia con acque profonde, ideali per le grandi navi da carico e per questo ai due lati della baia ci sono già due porti industriali ed una raffineria ed i sostenitori dell’export di carbone dicono che costruire qui il più grosso porto carbonifero del  Nord America sarebbe solo la naturale estensione di una costa già industrializzata.

Per contestare questo progetto, la tribù Lummi, compresi le donne ed i bambini  ha scolpito un totem in legno di cedro alto 22 piedi e con un lungo viaggio di 1.200 miglia, durato due settimane, lo hanno trasportato dai giacimenti di carbone del Montana e del Wyoming, attraverso Washington e la Nazione Lummi e infine a North Vancouver in Canada. La tappa del 27 settembre a Cherry Point è servita a gridare con forza che le esportazioni di combustibili fossili non sono la naturale estensione delle attività esistenti.

«We’re being terminated, we’re being exterminated – ha detto James di fronte al suo popolo ed a circa 500 sostenitori della sua causa riuniti sulla spiaggia – L’industria ha una storia di sconfinamento in aree che una volta erano il dominio dei Lummi».

Bob Watters, il vicepresidente  della SSA Marine, la company che è dietro il Gateway Pacific Terminal a Cherry Point, si è impegnato «A rispettare sia le preoccupazioni della tribù che a  soddisfare le sue necessità. Rispettiamo quei valori e lavoreremo con i Lummi per realizzarli. Il nostro approccio dovrà per prima cosa evitare impatti, quindi ridurre al minimo gli impatti inevitabili e, infine, mitigare e affrontare positivamente quelli che saranno gli impatti rimanenti, può essere fatto in un modo reciprocamente soddisfacente».

Il totem è stato eretto in Canada come una sentinella ed è un regalo dei Lummi alla Nazione Tsleil-Waututh, che ha ingaggiato una lotta simile contro  un terminal dove arriverà il petrolio delle sabbie bituminose sul  Salish Sea, una via navigabile al confine tra Washington e la provincia canadese della British Columbia.

Il viaggio del totem è stato un modo per dimostrare che il problema del carbone va oltre la Nazione Lummi e che non riguarda solo problemi immediati, come il deragliamento di un treno carico di carbone o il naufragio di una carboniera a ridosso degli allevamenti di ostriche e salmoni, ma anche problemi a lungo termine come il cambiamento climatico ed il global warming.

«Quando si brucia carbone in Cina – ha ricordato James – ritorna nei nostri oceani causando l’acidificazione,  il processo attraverso il quale le quantità elevate di anidride carbonica acidificano l’acqua di mare, indebolendo coralli e molluschi come le ostriche. Le emissioni di carbonio riscaldano anche l’atmosfera. Abbiamo il dovere verso i nostri figli di  fermare il global waring. Che cosa abbiamo intenzione di lasciar loro?»

La vice-presidente della Nazione Lummi, Candice Wilson ha sottolineato durante un’iniziativa al Northwest Indian College che «Il viaggio del totem è stato fatto anche per proteggere «I nostri diritti ereditari… non solo qui, ma in tutta la Nazione. Non possiamo voltare le spalle di fronte a qualcosa che non è benefico per il nostro futuro».

La battaglia tra pellerossa e King Carbon continuerà nei prossimi mesi, ma la tribù ed i suoi alleati hanno un paio di assi nella manica: il sito si trova a soli 20 km da Bellingham, una città universitaria ancora più liberal di Seattle (che i repubblicani Usa considerano la capitale di uno Stato “socialista”) e, se i funzionari locali e l’US Army Corps of Engineers approveranno il progetto, il Lummi potrebbe presentare una “legal challenge” perché verrebbero violati  i loro diritti di pesca. Come ha ricordato il capo James, «Abbiamo dei diritti di un trattato secondo il quale non si può passare attraverso il nostro territorio».

I  Lummi sono sostenuti da altre tribù, ma James teme che i King Carbon possano indebolire questa alleanza finanziando alcuni gruppi tribali, anche all’interno della stessa Nazione Lummi. La tribù, confinata in una riserva, si era ridotta in estrema povertà ma poi si è ripresa grazie alle entrate di un casinò e ad una campagna di marketing che ha reso famoso il “Lummi Island salmon”, ma James teme che  il governo tribale non sia abbastanza forte per rimanere unito di fronte alle pressioni dell’industria del carbone. Infatti un membro del Consiglio tribale, un ex scaricatore di porto, sta capeggiando una campagna per mostrare ai Lummi i benefici economici del gigantesco terminal carbonifero, e la SSA Marine sta facendo pressione dicendo che il suo Pacific Gateway creerà 1.250 posti di lavoro a lungo termine e 11 milioni dollari l’anno di entrate fiscali. Intanto è partita una campagna per screditare il tentativo di James di bloccare il porto perché il sito è sacro per la tribù.

Intanto il totem eretto sulle coste del Salish Sea racconta silenzioso una storia: alla base c’è il  salmone, il sostentamento di Lummi per generazioni, sopra due uomini che abbracciano un bambino che rappresentano i guerrieri che stanno mostrando ai giovani Lummi che è il momento di  prendere posizione.

Ma neanche il capo James è sicuro della storia che il totem racconterà tra 100 anni: «Speriamo che ci parlerà di una vittoria e non di una sconfitta».