Iea: la domanda di carbone è in stallo. Più facile la transizione verso un’economia low-carbon

La domanda si è spostata da Usa ed Europa in Asia. Il carbon capture and storage non piace

[14 dicembre 2016]

Nei prossimi 5 anni la crescita della domanda mondiale di carbone sarà in stallo, perché l’appetito per questo combustibile fossile diminuisce e altre fonti di energia guadagnare terreno. E’ quanto emerge dal Medium-Term Coal Market Report pubblicato dall’International energy agency (iea) che sottolinea: «Entro il 2021, la quota del carbone nel mix della produzione di energia elettrica scenderà al 36%, in calo rispetto al 41% nel 2014», una diminuzione che avverrà grazie alla «minore domanda proveniente da Cina e Stati Uniti, insieme alla rapida crescita delle fonti rinnovabili e alla forte attenzione all’efficienza energetica»

Ma il rapporto Iea segnala una situazione paradossale: il mondo è ancora fortemente dipendente dal carbone. Mentre dal 2015 la domanda di carbone è scesa per la prima volta in questo secolo, l’Iea prevede che «La domanda non raggiungerà  di nuovo i livelli del 2014 fino al 2021. Tuttavia tale percorso dipenderà  molto dalla traiettoria della domanda cinese, che rappresenta il 50% della domanda mondiale di carbone – e quasi la metà della produzione di carbone – e che influenza più di qualsiasi altro Paese i prezzi del carbone a livello mondiale».

Il nuovo rapporto mette in evidenza che è in corso un importante cambiamento geografica del  mercato globale del carbone che si sta  spostando l’Asia: «Nel 2000, circa la metà della domanda di carbone era in Europa e Nord America, mentre l’Asia ne rappresentava meno della metà. Entro il 2015, l’Asia ha rappresentava quasi i tre quarti della domanda di carbone, mentre il consumo di carbone in Europa e Nord America era crollato sotto un quarto. Questo cambiamento accelererà nei prossimi anni».

Infatti, il carbone è relativamente conveniente e ampiamente disponibile e resta il combustibile  numero uno al mondo per la produzione di energia elettrica e di acciaio. L’Iea evidenzia che «Fornisce quasi il 30% dell’energia primaria mondiale, in calo al 27% entro il 2021. Tuttavia, è anche responsabile per il 45% di tutte le emissioni di anidride carbonica legate all’energia ed dà un contributo significativo ad altri tipi di inquinamento».

Keisuke Sadamori, direttore energy markets and security dell’Iea che ha presentato il rapporto a Pechino,  sottolinea che «A causa delle conseguenze per le emissioni di carbonio e la qualità dell’aria, negli ultimi anni il carbone è finito nel mirino, ma è troppo presto per dire che questa è la fine per il carbone. La domanda di carbone si sta spostando verso l’Asia, dove le economie emergenti, con popolazioni in crescita, sono alla ricerca di fonti di energia a prezzi accessibili e sicuri per alimentare le loro economie. Questa è la contraddizione di carbone: mentre è in grado di fornire l’essenziale nuova produzione di energia, può anche  bloccarci in grandi ammontare di  emissioni di anidride carbonica per i decenni a venire».

Il rapporto della Iea evidenzia il costante predominio della Cina sui mercati mondiali di carbone, ma dice anche che la produzione di energia elettrica da carbone in Cina nel 2015 è scesa grazie al rallentamento della domanda di energia e alla politica di diversificazione che ha portato all’aumento della produzione di energia da fonti rinnovabili e nucleare. Secondo l’Iea, «Le previsioni per la domanda cinese di carbone mostrano un lento declino, con le sostanze chimiche che saranno l’unico settore in cui la domanda di carbone crescerà, raggiungendo 2.816 Mtce entro il 2021, circa 100 Mtce meno del picco del 2013».

Negli Usa pre-Trump, nel 2015 il consumo di carbone è sceso del 15%, grazie alla concorrenza del gas a buon mercato, e delle energie rinnovabili più economiche, in particolare l’eolico,  e alle normative per ridurre gli inquinanti atmosferici che hanno portato alla dismissione di molte centrali a carbone. Il rapporto Iea fa notare che «Questo è stato il più grande declino annuale di sempre, raggiungendo livelli mai visti in più di tre decenni. Un’altra sostanziale declino è previsto nel 2016». Nonostante Trump abbia annunciato la riapertura di miniere di carbone e la realizzazione di nuove centrali, l’Iea è convinta che il carbone Usa va incontro ad un declino dell’1,6% all’anno declino, molto più lento del calo del 6,2% degli ultimi 5 anni, questo perché i prezzi più elevati del gas  si tradurranno in una minor trasformazione delle centrali a carbone in centrali a gas.

Eppure l’industria del carbone ha recentemente tirato un sospiro di sollievo per un inatteso aumento dei prezzi che è arrivato dopo un costante declino durato 4 anni: nel  2016 i prezzi del carbone hanno avuto un rimbalzo soprattutto per la decisione del governo cinese di tagliare la produzione e frenare l’eccesso di offerta. «Questo è stato un altro esempio della forte influenza delle politiche e degli sviluppi macroeconomici in Cina nel plasmare il mercato del carbone globale», dice l’Iaea.

Il rapporto conclude praticamente affossando il Ccs, una costosa tecnica sperimentale invisa a molti ambientalisti: «Nonostante l’Accordo di Parigi non c’è un grande impulso per promuovere lo sviluppo della tecnologia carbon capture and storage».

E proprio dagli ambientalisti Usa vengono commenti positivi sul Medium-Term Coal Market Report. Mary Anne Hitt, direttrice della campagna Beyond Coal di Sierra Club, ha dichiarato: «Gli ultimi dati sono cristallini: negli Usa e in tutto il mondo, la crescita delle energie rinnovabili manterrà l’accelerazione mentre ci si allontana dal carbone e le nostre case e imprese saranno sempre più alimentate con energia pulita.  La transizione nazionale verso l’energia pulita è ben avviata e gli ultimi numeri sono un segno sicuro che questo progresso non sta rallentando, non importa chi ci sia alla Casa bianca», ogni riferimento a Trump ed alla sua amministrazione zeppa di ecoscettici ed amici delle Biog OIl e dei King Carbon è decisamente voluto.

La Hitt conclude: « Utilities, Stati e comunità stanno sempre di più scegliendo l’energia elettrica pulita, conveniente e accessibile rispetto a quella costosa e inquinante a carbone, che è il motivo per cui quasi la metà di centrali a carbone degli Stati Uniti sono programmate per andare in pensione e le energie rinnovabili sono alle stelle. Per i decision makers, l’unica strada responsabile è quella di impegnarsi e di investire in questa transizione, assicurando che l’America continui a guidare il modo nell’innovazione energetica pulita e per i posti di lavoro e le opportunità che ne derivano».