In cambio vuole l'ok dell’oleodotto Keystone XL

Il Canada promette ad Obama di tagliare le emissioni di CO2, ma c’è l’imbroglio

Sierra Club: avvelenano i lupi con la stricnina per ampliare le tar sands e realizzare il loro progetto

[10 settembre 2013]

Il premier conservatore del Canada, Stephen Harper, ha scritto una lettera al presidente Usa Barack Obama nella quale si  offre di ridurre le emissioni di gas serra in cambio dell’approvazione della Keystone XL pipeline che dovrebbe portare il petrolio delle tar sands, le sabbie bituminose dell’Alberta, fino alle raffinerie texane nel Golfo del Messico. La lettera, che sarebbe stata inviata a fine agosto, non è ancora stata resa pubblica, ma secondo Cbc News propone «Un’azione comune per ridurre le emissioni di gas serra nel settore del petrolio e del gas» ed Harper sarebbe anche «Disposto ad accettare obiettivi proposti dagli Stati Uniti per la riduzione delle emissioni climalteranti». Si tratta dello stesso premier canadese che alla Conferenza delle parti Unfccc di Durbn aveva cercato di far saltare il banco insieme a sauditi, russi e giapponesi e che aveva rinnegato l’adesione al Protocollo di Kyoto del Canada perché insostenibile per la competitività del Paese.

Il problema per Harper ed Obama è che l’estrazione e la raffinazione di petrolio delle sabbie bituminose ha un’intensità energetica più alta di quella del petrolio convenzionale e che il  petrolio convenzionale e che il Petroleum coke, un sottoprodotto delle tar sands produce ancora di più gas serra, inoltre l’estrazione minaccia le foreste boreali e le torbiere canadesi, che sono giganteschi “pozzi” di stoccaggio di carbonio.

Nel suo acclamato discorso sul Climate Action Plan Obama aveva detto che il solo fine della approvazione della condotta petrolifera che attraverserebbe gli Usa da nord a sud che dovrebbe essere «Nell’interesse della nostra nazione» e che il Keystone XL servirebbe «Solo se questo progetto non aggraverà in modo significativo il problema della l’inquinamento da carbonio», avvertendo che «Gli effetti netti dell’impatto dell’oleodotto sul nostro clima saranno assolutamente fondamentali per determinare se a questo progetto sarà permesso di andare avanti».

Ma secondo gli ambientalisti statunitensi e canadesi il completamento della Keystone XL pipeline porterebbe ad un forte aumento dei gas serra e la produzione di petrolio delle sabbie bituminose entro il 2025 potrebbe più ch raddoppiare. L’Environmental Protection Agency Usa (Epa) stima che la costruzione dell’oleodotto farebbe aumentare le emissioni annue di CO2 «Fino a 27,6 milioni di tonnellate, o l’equivalente di quasi 6 milioni di auto sulle strade», invece se l’oleodotto la produzione delle tar sands entro il 2020 diminuirà.

Ma l’atteggiamento del governo Usa è molto ambiguo: mentre l’Epa dice queste cose, il Dipartimento di Stato ha pubblicato all’inizio dell’anno un Draft Environmental Impact Statement (Eis) sul tratto della Keystone XL tra l’Alberta e l’Oklahoma scritto dalla Environmental Resources Management,  una società di consulenza pagata dalla TransCanada, la compagnia canadese che vuole realizzare l’oleodotto, nel quale si legge invece che la Keystone XL pipeline «E’ improbabile che abbia un impatto significativo sul tasso di sviluppo delle tar sands» e che «Probablmente non si tradurrà in significativi effetti negativi sull’ambiente».  Dopo la consultazione pubblica, che si è conclusa ad aprile, lo Stato sta rivedendo le osservazioni e rilascerà il Final Eis entro la fine dell’anno. E’ per questo che Harper scrive ad Obama, scordandosi probabilmente di dire che il Canada ha già sforato,  di gran lunga, gli obiettivi di emissioni di gas serra che si era impegnato a rispettare con la firma dell’accordo Unfccc di Copenaghen del dicembre 2009. .

Il recente rapporto “Fail – How the Keystone XL tar sands pipeline  flunks the climate test” di  Sierra Club, Oil Change International, 350.org, Friends of the Earth, Natural Resources Defense Council e di un’altra decina di  associazioni ambientaliste, presenta un quadro dettagliato di come il governo federale del Canada si sia a dimostrato riluttante ed incapace di regolamentare l’estrazione di petrolio e gas ed ora  Michael Brune, direttore esecutivo di Sierra Club, la più grande e diffusa associazione ambientalista Usa, sottolinea che «Il governo canadese ha inviato una lettera alla Casa Bianca con vaghe promesse di riduzione del carbonio in cambio del Keystone XL.  Il Canada è passato da essere un eroe internazionale con i suoi caschi blu ad essere un paria del clima globale e nulla di quel che fa o dice dovrebbe distrarre dal fatto che distruggere le foreste boreali per estrarre il petrolio più sporco del mondo e che questo è un disastro climatico non mitigabile».

Ma Sierra Club, che sta basando la sua campagna di tesseramento proprio sul no alla Keystone XL pipeline, accusa il  Canada anche di avvelenare i lupi per far spazio allo sfruttamento delle Tar sands. Lo stesso Brune spiega che «La stricnina è un veleno mortale, ma è lento.  Un cucciolo di lupo cucciolo che mangia un’esca con dentro la stricnina morirà per soffocamento, ma solo dopo ore di spasmi muscolari lancinanti e convulsioni.  Questo è il destino crudele che il Canada ha in serbo per i lupi per fare in modo di produrre nelle tar sands. I lupi vengono avvelenati, oppure, se sono “fortunati”, moriranno rapidamente con un colpo di fucile sparato da un elicottero. E’ la risposta dei politici alla scomparsa dei caribù che hanno perso il loro habitat per lo sporco sviluppo delle sabbie petrolifere. Avete letto bene: i lupi stanno morendo per far posto alle sabbie bituminose ed alla  Keystone XL pipeline, come se fossimo in qualche universo alternativo malato, dove è al potere Sarah Palin».

Ma lupi e caribù non sono gli unici animali in pericolo: «Altri animali selvatici vulnerabili, come gli orsi neri, alci e pesci endemici continueranno ad essere a rischio se verrà costruita la Keystone XL pipeline e di conseguenza si estenderanno le tar sands.  Quindi sarà la fine per la foresta boreale, il “polmone del Nord America”, il più grande ecosistema rimasto intatto al mondo, lo stoccaggio dell’11% del  carbonio e la casa di un terzo degli uccelli canori nordamericani. Questa follia deve finire  qui. Non possiamo cedere ora, in questi ultimi mesi, e far vincere le Big Oil. Siamo in grado di fermare l’energia sporca solo se manterremo la nostra pressione fino all’ora della decisione finale».