Già al lavoro Exxon Mobil e Chevron

Il fracking si affaccia in Europa: patto Ucraina-Usa per estrarre lo shale gas

[2 settembre 2013]

Il 30 agosto l’Ucraina e gli Stati Uniti d’America hanno deciso di rafforzare la cooperazione energetica, a partire da progetti su grande scala di estrazione di gas di scisti attraverso la contestatissima tecnica della fratturazione idraulica, il fracking.

Una riunione tra l’ambasciatore americano a Kiev, Jeffrey Payette, e il premier ucraino Mykola Azarov ha avuto come risultato una dichiarazione comune nella quale si afferma che «I due Paesi devono rafforzare la loro collaborazione nel settore dell’energia con dei grandi progetti basati sull’estrazione di gas da scisto».

Azarov ha spiegato: «Abbiamo firmato diversi accordi con le companies Exxon Mobil e  Chevron. Spero che tutte le procedure preliminari saranno definite rapidamente e che gli investitori cominceranno presto lo sfruttamento di gas di scisto in Ucraina».

Anche se le proteste degli ambientalisti non mancano e la preoccupazione per l’impatto del fracking sulle falde idriche cresce, l’Ucraina pone grandi speranze sulla produzione nazionale di gas e punta ad arrivare a 45 miliardi di m3 de gas all’anno entro il 2020.

Nel 2012 il governo “filorusso” ucraino ha scelto un gruppo di imprese filiali del gigante petrolifero Usa Exxon Mobil per esplorare le sue riserve di gas nella regione di Skifska, nel sud del Paese, che avrebbero una produzione potenziale di 3 miliardi di m3 all’anno. Anche un’altra multinazionale statunitense, la Chevron, lavora su un giacimento di shale gas ad Olesska, che ha riserve stimate tra gli 800 e 1500 miliardi di metri cubi.

L’Ucraina punta quindi a diventare, da problematico Paese di transito del gas russo, un Paese produttore di shale gas, costituendo un “esempio” di fattibilità per Paesi come la confinante Polonia e la lontana Gran Bretagna che puntano all’espansione del fracking sul territorio dell’Unione europea, ma c’è da giurare che l’amico più potente del governo autoritario dell’Ucraina, Vladimir Putin, non prenderà bene questa incursione energetica nell’ex Paese dell’Unione Sovietica che i russi considerano un riottoso fratello minore.

Azarov ha infatti sottolineato che «Il mio governo farà del mio meglio per aiutare le imprese americane a mettere in opera i progetti energetici», parole di miele che gli ucraini on usano più con gli ex compagni russi dai tempi della guerra del gas che chiuse i rubinetti verso l’Ue.

Tanto per aumentare le preoccupazioni dei russi, l’ambasciatore Payette si è detto convinto che «L’Ucraina dispone del potenziale per diventare un centro energetico in Europa. Speriamo che lo sviluppo dello shale gas sarà un buon meccanismo per stimolare  la crescita economica dell’Ucraina ed aprire nuove opportunità. Speriamo anche che questo sia un catalizzatore che permetterà di riformare il mercato dell’energia e fare in modo che l’Ucraina diventi una cassaforte energetica dell’Europa».

Esattamente quello che i russi non vogliono: un concorrente gasiero a basso costo (con tecnologia e capitali Usa) ai confini con l’Ue.