Il fracking si mangia e si beve (FOTOGALLERY)

Le scorie delle trivellazioni sparse sui campi e nelle paludi finiscono in tavola

[5 maggio 2015]

Roy L. Hales rivela su EcoReport un aspetto poco conosciuto del boom del fracking di petrolio e gas: «La trivellazione  non convenzionale crea una quantità enorme di rifiuti, alcuni dei quali vengono sparsi  sui campi degli agricoltori». Secondo un rapporto del 2005 del Taranaki Regional Council neozelandese le mucche che pascolano nelle “dump farms” sono esposte ad elevati livelli di idrocarburi e nel 2013 Gareth Hughes,  un deputato del Green Party neozelandese, spiegava che «Le mucche possono pascolare su terreni con elevati livelli di idrocarburi senza alcuna limitazione perché  i loro prodotti alimentari siano autorizzati per andare sul mercato senza passare test governativi».

Ora la cosa si sta ripetendo in Canada  e, commentando la situazione a nord-ovest di Calgary, la ex consulente energetica Jessica Ernst ha detto a EcoReport: «Stiamo mangiando i rifiuti delle trivellazioni e del fracking Quando trivellano pozzi orizzontali profondi, vanno a grande distanza e questo produce un sacco di rifiuti di travellazione. Sono tossici. Ci sono molte sostanze tossiche presenti in natura che sono aumentate. Spesso sono radioattive. Ho la documentazione che le formazioni nelle quali vogliono fare il fracking sono radioattive. Da questo fuoriescono metalli e BTEX (benzene, tolulene, etilbenzene, xilene) agenti cancerogeni, più gli additivi misteriosi che le aziende si rifiutano di rivelare».

Secondo l’American Petroleum Institute per ogni piede trivellato vengono prodotti 1,2 barili di scorie, quindi, come spiega il Denton Record-Chronicle per raggiungere la profondità media  di circa  8.000 piedi di un pozzo di gas del Barnett Shale, la trivellazione produce  più di 9.600 barili, o 403.200 litri, di rifiuti solidi. Un dato che non tiene conto di eventuali trivellazioni orizzontali effettuata dopo aver raggiunto quella profondità.  Se si spargessero le scorie dei 14.000 pozzi del Barnett Shale  trivellati fino ad ora pozzi coprirebbero l’intera città di Fort Worth  con più di un pollice di detriti di trivellazione, fanghi, metalli pesanti e altri composti tossici.

Il metodo di smaltimento più economico utilizzato è quello di scaricare le scorie sui terreni agricoli, cioè sui pascoli e sulle coltivazioni e la Ernst fa notare che «Quindi, in sostanza, mangeremo i rifiuti provenienti dalla trivellazione. Gli agricoltori vengono pagati per permettere alle companies di spargere sui loro campi quel che viene detto loro che  è  un “buon fertilizzante”. Alcuni agricoltori alla fine smettono di accettare questo tipo di rifiuti del fracking. Altri non si preoccupano e continuano ad accettare i rifiuti nei campi che verranno utilizzati per piantare colture».

Quando era una consulente dell’industria petrolifera tradizionale, Ernst aveva già notato che le scorie delle trivellazioni venivano sparse in alcune località e lungo le strade della British Columbia e spiega che «Questi rifiuti vengono sparsi sul muskeg (zone paludose con suoli acidi tipiche  dell’area boreale, ndr)  così alla fine tutto finisce in acqua. Quando ho lavorato al metano da carbone di Encana, nel sud-est della British Columbia, le scorie da smaltire erano molto costose. Hanno fatto i test. I loro rifiuti stavano uccidendo i pesci e tuttavia là scaricano ancora le scorie  direttamente nel corso d’acqua. Quella è una delle principali aree di pesca, così ancora una volta le persone stanno bevendo e mangiando i rifiuti. In alcune giurisdizioni che stanno permettendo di allocare i fluidi di scarto in stagni o pozzi che stanno creando.  Alcune companies scaricano direttamente nei corsi d’acqua e ai sistemi fognari delle comunità. Sono state fatte denunce penali e ci sono stati procedimenti giudiziari. Si tratta  di una massiccia quantità di rifiuti del fracking che sono in Nova Scotia, provenienti del New Brunswick, che non è stata ancora adeguatamente affrontata».

Le fognature o gli impianti municipali nei quali vengono scaricati i fluidi del fracking non sono in grado di smaltire metalli pesanti, radioattività o grandi quantità di sali, così stanno aumentando i problemi e vengono segnalate morie di pesci, inoltre le acque contaminate fluiscono a valle e così anche altri abitanti di municipi canadesi dove non viene effettuato il fracking bevono e fanno il bagno sia con sostanza chimiche note che ignote.

La Ernst invita a pensare su scala globale quanto siano ingenti i volumi delle scorie solide e liquide del fracking ma lancia l’allarme anche sull’uso sempre più diffuso di bruciare nelle torce dei pozzi  o incenerire le scorie gassose che così producono  sostanze climalteranti e afferma che «Le comunità dei campi del fracking espirano sostanze chimiche tossiche, nonché le perdite di metano ed etano che non vengono bruciati correttamente. Un nuovo studio ha trovato che l’inquinamento dell’aria dal fracking può viaggiare per centinaia di miglia sottovento. Così le comunità e gli Stati che non stanno permettendo il  fracking respirano i prodotti chimici. Penso che quando le persone si renderanno conto di questo, in tutto il mondo ci saranno sempre più proteste».