Il gasdotto Turkish Stream prima vittima delle ritorsioni della Russia contro la Turchia

La Russia prepara un pacchetto di sanzioni. Stop anche alla centrale nucleare di Akkuyu?

[26 novembre 2015]

aereo russo

Come avevamo anticipato ieri, il progetto del gasdotto Turkish Stream è caduto sotto i colpi delle ritorsioni economiche che Mosca ha immediatamente approvato contro Ankara per l’abbattimento del bombardiere SU-24 in Siria. Il ministro dello sviluppo economico russo, Alexei Uliukaiev ha avvertito i turchi che potrebbe trattarsi della prima di una serie di ritorsioni economiche: «Questo progetto non ha niente di diverso da tutti gli altri progetti e la nostra cooperazione nel settore degli investimenti è trattata nella stessa maniera».

In precedenza il premier russo Dmitri Medvedevaveva incaricato i ministeri del governo federale russo di proporre nel più breve tempo possibile «Misure economiche di ritorsione per l’atto di aggressione commesso dalla Turchia. Queste proposte devono essere riunite in un solo atto legislativo. Probabilmente si tratterà di un decreto del Presidente che permetterà al governo di adottare decisioni hoc. Queste decisioni mireranno ad imporre delle restrizioni e delle interdizioni sulle attività di diverse strutture turche sul territorio della Russia, delle restrizioni e dei divieti di fornire prodotti, soprattutto alimentari,  di realizzare lavori attraverso delle compagne turche, così come altre misure limitative. Le restrizioni potrebbero anche colpire tutta una serie di progetti di investimento  conclusi in precedenza co la Turchia, ottenuti grazie all’alto livello di fiducia verso quello Stato. Questi accordi, questi progetti di investimento potrebbero essere congelati o semplicemente del tutto annullati».

Una fonte della presidenza della Repubblica federale russa ha detto al quotidiano economico Kommersant.

Che «Le misure prese contro Ankara saranno rigorose e influenzeranno seriamente le relazioni russo-turche in diversi settori». Il colosso gasiero russo Gazprom a quanto pare rinuncerà a realizzare il gasdotto sottomarino Turkish Stream, che avrebbe dovuto trasportare 63 miliardi di m3 di gas all’anno, attraversando la Turchia per raggiungere la frontiera greca per alimentare un hub gasiero sul quale contava molto anche il governo greco di Alexis Tsipras. Un gasdotto che avrebbe dato ad Ankara un ruolo strategico europeo in campo energetico.

Ma il più grosso contratto a rischio è quello concluso da Rosatom per la costruzione della prima centrale nucleare turca ad Akkuyu. Un affare da almeno 22 miliardi di dollari che avrebbe dovuto realizzare il sogno nucleare di Erdogan, uno dei tanti sogni pericolosi del presidente turco che somigliano ad incubi.

Secondo Kommersant, la Turchia potrebbe a sua vlta limitare il passaggio delle navi russe dagli stretti del Bosforo e dei Dardanelli per impedire il rifornimento della base aerea di Hmeimim in Siria, ma violerebbe la Convenzione di Montreux del 1936, a meno che i due Paesi non si dichiarino guerra.

Vladimir Putin vive l’abbattimento del SU-24 come un vero e proprio tradimento a livello personale, memore di quando andava ad Akara a firmare accordi gasieri e nucleari con Erdogan, rallegrati  magari dalle visite a sorpresa del comune amico Silvio Berlusconi in vena di esibizionismo internazionale.

Il presidente russo ha sottolineato che «Lsa Turchia non si è impegnata a compensare i danni e a punire i responsabili. Noi consideriamo come assolutamente inesplicabile il colpo alla schiena portatoci da chi trattiamo come partner e alleato nella lotta contro il terrorismo. Si ha l’impressione che i leader turchi cerchino volontariamente di spingere le relazioni turco-russe nell’impasse, ce ne dispiace».

Quanto al terrorismo Putin ha confermato le sue accuse: «La passività di una serie di Paesi è spesso la collaborazione diretta con il terrorismo o conduce alla comparsa del fenomeno dell’incubo mascherato chiamato Stato Islamico. Non bisogna fare nessun compromesso nella lotta contro questo flagello e bisogna combatterlo senza sosta. Noi pensiamo che ogni tentativo di discolpare il terrorismo, di lasciar fare i terroristi, debba essere considerato come una complicità con i crimini e il terrore».