Il giallo della petroliera indiana sequestrata dall’Iran: «Ha inquinato il mare»

L’India: «Non è vero», e invia un team di ispettori

[20 agosto 2013]

I media indiani, rilanciati dal network satellitare iraniano Press Tv, scrivono che l’India ha inviato un team di esperti in Iran per ispezionare la petroliera che è stata posta sotto sequestro dalle forze navali iraniane per aver inquinato le acque del Golfo Persico. Il sequestro il 7 agosto da parte degli iraniani della crude oil tanker Desh Shanti (nella foto) rischia di trasformarsi da incidente diplomatico in un vero e proprio scontro tra due Paesi che hanno mantenuto buoni rapporti anche dopo le sanzioni contro Teheran volute dai Paesi occidentali.

La marina dell’India ha inviato una delegazione di cui fa parte un alto funzionario della Corporation of India e nel porto meridionale iraniano di Bandar Abbas, il team di esperti  effettuerà ispezioni tecniche sulla Desh Shanti, una petroliere costruita nel 2004, lunga 274 metri e con una stazza Lorda di 84.261 e Dead Weight di 158.030 tonnellate.

Già il 7 agosto scorso, dopo il sequestro della nave indiana, il portavoce del ministero degli esteri iraniano, Abbas Araqchi aveva detto che Teheran aveva invitato gli esperti indiani ad ispezionare la Desh Shant, spiegando anche il perché del clamoroso sequestro: «Il 6 agosto, l’Iran ha ricevuto un avvertimento da parte dell’International maritime organization (Imo) sulla nave Indiana MT Desh Shanti che stava inquinando le acque iraniane».

L’India è molto arrabbiata per quello che considera un dirottamento di una sua nave da parte dell’Iran e dice di aver fornito le prove che la petroliera era ad almeno 400 miglia nautiche di distanza dalla zona che è stata accusata di aver inquinato. La Desh Shanti è stata intercettata ed abbordata dai pasdaran iraniani nel Golfo Persico e portata nel porto iraniano di Bandar Abbas. New Delhi ha detto che le accuse di Teheran che la fuoriuscita di petrolio sia dovuta ad uno scarico della Desh Shanti nelle acque iraniane è assurda perché la nave non in quel momento non aveva un carico di greggio. In effetti, la nave aveva fatto il pieno di ‘acqua di mare come zavorra quando i barchini dei Guardiani della Rivoluzione Islamica la hanno intercettata nelle  acque internazionali ed hanno costretto il capitano a far rotta su Bandar Abbas.

Secondo i giornali indiani l’intento di Teheran è quello di colpire New Delhi che sta diminuendo costantemente le sue importazioni di petrolio dall’Iran a causa delle sanzioni imposte dagli Usa e dall’Unione europea per impedire che l’Iran realizzi il suo programma nucleare.

Nel 2010 l’Iran era il secondo fornitore di petrolio dell’India dopo l’Arabia Saudita, ora è scivolato al sesto posto, passando da 18,1 milioni di tonnellate a 13,3 milioni di tonnellate nel 2012-13, con un calo di circa il 26,5%. Ora gran parte delle importazioni di greggio dell’India provengono dall’Iraq e per l’Iran è inaccettabile che le petroliere indiane sfilino davanti alle sue coste per andare a caricare greggio altrove, magari lavando le cisterne nel “suo” mare. La Desh Shanti però non era in viaggio verso l’Iraq ma doveva attraccare a Fujairah, uno degli Emirati Arabi Uniti quando gli iraniani la hanno intercettata e dirottata. Anche ad Abu Dhabi non sembrano averla presa molto bene.

Gli indiani parlano apertamente di false accuse all’equipaggio della Desh Shanti come ritorsione per la diminuzione degli acquisti di petrolio iraniano e il governo di New Delhi ha dato subito mandato alla Mea and Shipping Corporation of India di preparare un dossier dettagliato che dimostrerebbe che le accuse degli iraniani non stanno in piedi.

Un alto funzionario del ministero egli esteri indiano ha sottolineato: «Abbiamo fornito la longitudine e la latitudine dell’ultima posizione della nave che è stata certificata dalla autorità internazionali. Ciò dimostra chiaramente che la nave era almeno 400 miglia nautiche dalla posizione che gli iraniani pretendono abbia  inquinato». Esattamente il contrario di quanto dice Teheran.