Impianto a biomasse di Guasticce: la sentenza del TAR Toscana secondo Comune, Lipu e Comitato

Il Comune: nessun no alla centrale. Lipu e Comitato: distorcete la realtà

[9 giugno 2016]

Centrale a biomasse Collesalvetti

Svolta per la centrale a biomasse di Guasticce, ma le opinioni sulla sentenza del Tar della Toscana, dopo l’udienza tenutasi il 7 aprile 2016, sono discordanti.

Secondo il Comune di Collesalvetti (LI) la sentenza «che non cancella la Centrale a Biomasse e non obbliga il Comune ad emettere alcun provvedimento inibitorio rispetto alla realizzanda centrale. In sostanza, il giudice amministrativo, con la sentenza depositata il 27 maggio 2016 non annulla quanto fatto dal Comune fino ad oggi, ma affida alla competenza municipale la valutazione discrezionale in merito all’assoggettabilità o meno a VIA dell’intervento contestato, sulla base dei criteri esplicitati nell’allegato III della direttiva 2011/92/UE, disapplicando la vigente normativa regionale».

La nota del Comune ricorda che «La vicenda in questione era stata portata all’attenzione del TAR Toscana lo scorso dicembre, e a gennaio 2016 il TAR, dopo aver esaminato la richiesta di sospensiva del Comitato locale e della LIPU, non aveva concesso alcun provvedimento inibitorio. La sentenza odierna, dichiarando l’inammissibilità del ricorso presentato dal Comitato, che ad avviso dei giudici difetta di rappresentatività, nulla decide sui molteplici profili di censura prospettati dal Comitato e dalla Lipu: il TAR non si è pronunciato né sulla vicinanza della realizzanda centrale all’Oasi della Contessa e ad altri siti naturalistici evidenziati da parte ricorrente, né sulla asserita pericolosità idraulica dell’area destinata ad ospitare la centrale. Il TAR invece risulta aver incentrato la propria attenzione e la propria decisione sulla normativa applicabile, in ragione della quale, di conseguenza, ha esaminato la procedura abilitativa semplificata svolta dal Comune per la realizzazione della centrale di Guasticce».

Il Comune di Collesalvetti evidenzia che, «In sostanza, decidendo della centrale a biomasse di Guasticce, il giudice amministrativo non annulla la PAS – quale atto di autonomia privata afferente al regime della effettiva liberalizzazione – e contrariamente a quanto richiesto dal comitato e dalla LIPU, afferma che nella vicenda oggetto di giudizio non sussistono i presupposti per “la condanna dell’Amministrazione all’emanazione di un provvedimento con uno specifico contenuto, nel caso di specie avente l’effetto di inibire l’attività”. Il TAR quindi conclude che, nel caso concreto, spetta al Comune esercitare un potere di controllo in relazione all’applicazione dei parametri fissati dalla normativa comunitaria disciplinante la materia, pur con gli ambiti di discrezionalità amministrativa che sono riconosciuti dall’Ordinamento all’Ente competente: spetterà al Comune esercitare i propri poteri “con spendita di ulteriore discrezionalità” per stabilire se il progetto della centrale a biomasse di Guasticce debba o meno essere sottoposto a VIA, in ragione dei criteri fissati dall’allegato III della direttiva 2011/92/UE».

Di parere opposto la Sezione LIPU di Livorno ed il Comitato “Collesalviamo l’Ambiente” che «esprimono la loro grande soddisfazione per l’accoglimento da parte del TAR Toscana del ricorso presentato nello scorso mese di dicembre in relazione alla costruzione di una centrale a biomasse in località “I Pratini”, tra Stagno e Guasticce». E in particolare sottolineano che «La sentenza, disapplicando la normativa regionale perché in contrasto con le norme comunitarie europee, ha riconosciuto che indipendentemente dalla potenza dell’impianto che si intende costruire questo vada preventivamente sottoposto ad una verifica di assoggettabilità a VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) con una analisi attenta circa la collocazione geografica e lo specifico impatto. Sotto questo aspetto la sentenza definisce un precedente ed un indirizzo importante a cui riteniamo dovranno attenersi gli Enti chiamati ad autorizzare e controllare la costruzione di analoghi impianti.

Il Comitato nell’ottobre 2015 aveva presentato una specifica diffida al Comune di Collesalvetti, «richiamandolo tra l’altro espressamente al rispetto della normativa comunitaria, chiedendo l’interruzione della costruzione dell’impianto e l’avvio della verifica di assoggettabilità alla procedura di VIA» e LIPU e Comitato dicono che è proprio l’inerzia del Comune a questa diffida che li ha portati a presentare il ricorso al TAR.

In un comunicato congiunto LIPU e Comitato danno una versione della sentenza molto diversa da quella del Comune: «Verificato fin da gennaio 2016 che non era necessario procedere ad una sospensiva dei lavori, già spontaneamente interrotti dai costruttori a causa del “clamore” suscitato nella cittadinanza, il TAR è passato ad aprile ad analizzare il ricorso e ad emettere il 27 maggio la sentenza in cui dichiara che la costruzione dell’impianto in questione non può ritenersi autorizzata ed obbliga il Comune ad una verifica preliminare di assoggettabilità a VIA. Il TAR non ha quindi analizzato nel merito i rilievi tecnici ed ambientali mossi dai ricorrenti proprio perché il Comune non ha ancora in proposito esercitato il suo potere discrezionale, limitandosi ad un atteggiamento passivo nei confronti della costruzione dell’impianto; proprio quella passività, insieme con la mancata informazione, era stata fin da subito contestata da larga parte della cittadinanza e dallo stesso Comitato».

LIPU di Livorno ed il Comitato “Collesalviamo l’Ambiente” si dicono preoccupati, «per le valutazioni espresse sulla sentenza dal Comune di Collesalvetti (sul proprio sito istituzionale e a mezzo stampa) che, nel comprensibile tentativo di difendere il proprio operato e nascondere le censure ricevute, finisce col distorcerne la sostanza e sembra voler presentare l’esercizio del proprio potere discrezionale (al quale viene ora finalmente obbligato) come un percorso decisionale tutto interno. Si tratta invece, anche per quel che riguarda la verifica preliminare di assoggettabilità a VIA, di una procedura tecnica che prevede una fase di consultazione pubblica che consentirà a tutti i cittadini interessati di poter prendere visione dei documenti (senza essere costretti a pagare i diritti di accesso, che a Collesalvetti sono tra i più cari d’Italia) e presentare le proprie osservazioni. Auspichiamo infine che il Comune colga l’occasione per ricostruire un rapporto di fiducia con la cittadinanza, attenendosi scrupolosamente a quanto previsto dalla normativa in tema ambientale e dimostrando coi fatti la propria imparzialità».