In Maremma l’impianto per depositare scorie nucleari? «Qui nessuna pattumiera nazionale»

[16 giugno 2014]

Poche cose meglio delle scorie nucleari spiegano quanto possa valere l’impatto nel tempo delle azioni umane. Il loro decadimento non si misura in ore, giorni o mesi, ma nell’insondabile profondità delle centinaia di migliaia di anni nel caso della maggiore pericolosità radiologica. L’avventura di un giorno si ripercuote così praticamente all’infinito, se osservata da prospettiva umana. Un’eredità con cui malvolentieri facciamo i conti, in quanto testimonianza diretta della geniale stupidità di cui è capace la nostra specie.

Non deve dunque stupire che la recente pubblicazione dell’Ispra con cui vengono individuati i criteri per la localizzazione di un Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi (che ancora non c’è) inizino a suscitare forti contrapposizioni. Entro il 2025, un’area adeguatamente attrezzata dovrà custodire 90mila metri cubi di rifiuti radioattivi, per far fronte – come spiega l’Enea – allo «stoccaggio definitivo dei rifiuti radioattivi provenienti dai soli impianti dismessi. I rifiuti di III categoria (quella a maggiore radioattività, ndr) vi saranno invece stoccati solo temporaneamente (50-100 anni) in attesa dello smaltimento geologico».

Il problema è che, ovviamente, l’impianto non lo vuole nessuno. Marco Sabatini, vice presidente della Provincia di Grosseto e assessore al Governo del territorio, ha precisato oggi che «l’Ispra indica 52 siti tra i quali, purtroppo, appare anche la provincia di Grosseto».  Sabatini precisa subito il netto dissenso del territorio, non senza ragioni, che afferma andare al di là «dallo scontato e spesso superficiale atteggiamento Nimby, “Non nel mio cortile”. la Maremma ha saputo conservare un equilibrio ambientale invidiabile: ciò è stato possibile a causa ad una lunga e dolorosa storia di miseria prima – che ha impedito o tardato la nascita di una industria pesante sul territorio – e grazie a recenti e coraggiose scelte di governo del territorio che, di fatto, hanno potuto consegnare un angolo di mondo incontaminato a noi e, soprattutto, a chi verrà dopo di noi. Ricordo inoltro che la Maremma è un luogo simbolo proprio della battaglia al nucleare, basti pensare alle lotte contro la centrale di Montalto di Castro e al più recente impegno nella vittoria del referendum.

Queste grandi fatiche compiute in tutti questi anni hanno un valore enorme che non possono certo essere ora vanificate da scelte che piovono dall’alto come vere e proprie bombe distruttive. La Maremma – scandisce Sabatini – non diventerà certo la pattumiera nazionale delle scorie nucleari: anche senza Provincia dovremo vigilare e combattere per mantenere questo territorio integro e pulito, come è sempre stato. Per noi e per i nostri figli».

Parole che, tenuto in conto anche il grande pregio naturalistico racchiuso dalla terra di Maremma, sono difficilmente contestabili. Altrettanto chiaramente, si noterà che nessun territorio potrà dirsi felice di ospitare l’impianto in questione, magari confessandosi tanto degradato da poterlo ormai ospitare senza problemi. Eppure, la necessità di un Deposito rimane. Non solo per lo stoccaggio delle scorie derivanti dalla (dis)avventura dell’energia nucleare in Italia, fortunatamente breve, ma anche per poter trovare un luogo dove conservare le altre scorie: «Molte attività umane – ricorda ancora l’Enea – producono rifiuti radioattivi. La diagnostica e la terapia medica (per es. la radioimmunologia, la radioterapia), la ricerca scientifica, l’industria agroalimentare (per es. la sterilizzazione delle derrate per irraggiamento), i controlli di produzione industriale (per es. le radiografie di saldature). Questi rifiuti, per un tempo variabile da pochi istanti a milioni di anni, emettono radiazioni che possono avere effetti negativi sull’ambiente e sull’uomo, ma che sono comunque di intensità decrescente nel tempo, per il fenomeno del “decadimento radioattivo”».

Tutti prodotti che vorremmo non esistessero, come tanti derivanti dalla nostre azioni, ma che non possiamo ignorare con un ardito processo di rimozione psicologica. Alla scienza rimane il compito di trovare il dimenticatoio dove riporli, alla responsabilità collettiva quello di accettarlo. E al buon senso quello di rinunciare, per quanto possibile, a produrre nuove scorie.