India: il sole splende su Delhi e potrebbe produrre 2 GW di energia

[29 luglio 2013]

Secondo Greenpeace e il think thank indiano  Bridge to India, entro il 2020 a New Delhi i pannelli fotovoltaici potrebbero produrre 2 Gw di energia elettrica senza alcun finanziamento pubblico, grazie alla forte diminuzione dei costi ad all’ampio spazio  sui tetti della capitale dell’India e alla crescente domanda di energia.

Secondo il “Rooftop Revolution: Unleashing Delhi’s Solar potential” delle due organizzazioni,  per fornire abbastanza energia a i 17 milioni di abitanti di New Delhi,  i pannelli solari  avrebbero bisogno solo del’1,6% di spazio in una città dove i terreni sono molto costosi a causa della speculazione edilizia, ma  nella quale  una crescente classe media sta richiedendo sempre più energia che i principali fornitori di energia elettrica non sono attualmente in grado di soddisfare.

Il picco della domanda di elettricità a Delhi è aumentato dai 3.097 MW del  2002 ai 5.642 MW nel 2012, ben oltre la capacità produttiva. Nel 2002, Delhi aveva una capacità di produzione di energia di 527 MW che nel 2012 era aumentata a soli 1.344.7 MW, solo il 28% della domanda della metropoli indiana. Inoltre, gli incentivi del governo indiano al fotovoltaico sono diminuiti fino a diventare irrilevanti, ma il rapporto afferma che se ne può fare comunque a meno.

Presentando il rapporto, Tobias Engelmeier, direttore amministrativo di Bridge to India,  ha detto: «Questo può sembrare audace rispetto alla realtà degli impianti solari esistenti in importanti città come Berlino (98 MW), New York (14 MW) e San Francisco (23 MW), o alla realizzazione complessiva di 1,5 GW nell’India nel suo complesso fino alla  metà del 2013. Tuttavia, non è così audace, se si assume che il paesaggio della fornitura elettrica sta cambiando radicalmente: i prezzi della rete elettrica continuano ad aumentare e il deficit della fornitura di energia  in India si sta ampliando».

I terreni a Delhi costano troppo per pensare di costruire grandi centrali elettriche convenzionali, il che fornisce un chiaro vantaggio ai tetti fotovoltaici. Secondo il rapporto «L’energia solare può aiutare la città ad aumentare la propria sicurezza energetica ed limitare l’aumento dei prezzi dell’energia per i consumatori. Inoltre, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, Delhi è la 12 esima città più inquinata del mondo».

Il rapporto invita il governo indiano a prendere le  iniziative per incrementare l’energia pulita e far uscire New Delhi da questa pessima posizione in classifica: «E’ importante che il  governo avvii il passaggio graduale verso una fonte pulita come il solare, per migliorare i parametri della salute dei suoi abitanti. Solare potrebbe dare alla città lo spazio di per manovra di cui ha bisogno per chiudere le centrali elettriche a carbone altamente inquinanti all’interno della città».

In India gli impianti fotovoltaici esistenti sono ancora quasi esclusivamente connessi alla rete e realizzati a terra, ma sui tetti c’è un sacco di spazio per autoprodurre energia in maniera non centralizzata.

Il problema è che il governo centrale appoggia le installazioni a terra  con iniziative come la Nehru National Solar Mission Jawaharlal e la Gujarat Solar Policy; inoltre sempre più Stati indiani offrono prestiti e incentivi per realizzare grandi impianti fotovoltaici, politiche che comunque  nei prossimi 4 anni porteranno ad installare oltre 6GW di energia solare. Ma un sistema di incentivi simile per i tetti solari è stato abbandonato nel 2012  dopo che si è scoperto un giro di corruzione. Il programma aveva dei “buchi” che, come spesso succede in India, favorivano le truffe, qualcuno vendeva “fotovoltaico” che invece era prodotto a costo più basso costo con inquinanti gruppi elettrogeni diesel e il governo indiano è ancora convinto che  la differenza di costo tra energia solare e quella da fonti fossili  sia enorme, anche se ammette, visto lo stato della rete elettrica che «la produzione decentrata sui tetti sarebbe preferibile in India come una soluzione a breve termine, per ridurre la congestione della rete e riducendo al minimo le perdite connesse alla trasmissione di energia elettrica».

Il governo di Delhi sta già attuando un progetto di un impianto solare da 5MW presso il suo segretariato. L’Idia ha anche un altro problema: insieme a Cina, Malaysia e Taiwan è stata denunciata dagli Stati Uniti all’Organizzazione mondiale del commercio proprio per il mercato del fotovoltaico.

Greenpeace India resta ottimista: «Prevediamo due grandi periodi di crescita: quello tra il 2014 e il 2017, quando gli edifici governativi andranno a solare, e quello tra 2018 e il 2020, quando arriveranno sul mercato gli impianti residenziali».

Secondo Anand Prabu Pathanjali, energy campaigner di Greenpeace India, il rapporto «mette in mostra il vero potenziale di tetti solari in città. Il rapporto propone un quadro convincente di 2GW di energia installata entro il 2020. I risultati incasellano il consumatore finale in quattro categorie vale a dire: governo, commerciale, industriale e residenziale, con le rispettive potenzialità. Questo potenziale occuperebbe solo l’1,6% dei terreni della città, il che potrebbe poi soddisfare circa il 9% dell’obbligo di acquisto di energia rinnovabile. Allora, cosa significa questo per una città come Delhi? Offre la possibilità di produrre energia elettrica conveniente economicamente, sia per l’autoconsumo che per l’alimentazione della rete».

Il rapporto fornisce una roadmap per fasi di attuazione, partendo con gli edifici governativi, seguiti dagli impianti per i  consumatori commerciali e industriali e finendo con  i pannelli fotovoltaici residenziali. «Il mito che il solare sia costoso è stato smentito da tempo – conclude Pathanjali – con i livelli delle tariffe elettriche in crescita, ci stiamo avvicinando ai giorni della grid parity, dove il solare compete su un piano di parità con i combustibili fossili. Con l’attuazione di questa roadmap, Delhi potrà affermarsi come una delle capitali più verdi del mondo, con una potenza solare installata sui tetti di 2 GW e insieme far crescere i suoi sistemi di trasporto liberi di CO2. Spero che questo sforzo venga replicato con successo in tutte le altre metropolitane del Paese e che diventi veramente una Sun City».