India: nel Tamil Nadu un mega impianto solare e un nuovo sistema per riutilizzare la CO2

La più grande centrale solare del mondo e un impianto Carbon capture and utilisation

[4 gennaio 2017]

Nello Stato meridionale indiano del Tamil Nadu è stato definitivamente inaugurato un gigantesco impianto solare – «il più grande in un unico luogo» – a Sengapadai, a Kamudhi taluk nel distretto di Ramanathapuram, che rappresenta il simbolo delle ambizioni dell’India per una rapida espansione dell’industria delle energie rinnovabili..

Il primo ministro indiano Nerendra Modi e il governo della destra induista del Bharatiya Janata Party hanno approvato incentivi per implementare un piano energetico che prevede di alimentare  60 milioni di case con energia solare entro il 2022 e  di produrre il  40% dell’energia indiana con fonti rinnovabili entro il 2030.

Per quanto riguarda mega-progetti come quelli del Tamil Nadu, l’energia solare in India costa già meno del carbone, ma il governo di New Delhi dice che solare non produce energia 24 ore su 24 e quindi ha adottato quello che chiama un approccio “more of everything”.

L’impianto di Sengapadai, già inaugurato ufficiosamente a fine settembre, è davvero enorme: si estende su 10 km2 e  le file dei suoi 2,5 milioni dii pannelli solari  errivano quasi fino all’orizzonte e sono suddivise  in 3 unità da 72 MW ciascuna e in  due unità da 216 MW ciascuna, in grado di fornire energia a 150.000 abitazioni..

L’impianto è stato costruito da Adani Green Energy (Tamil Nadu), una filiale della multinazionale indiana  Adani, non certo nota per le sue performance ambientali. Il presidente dell’Adani Group, ha detto che  il mega impianto rappresenta per il Tamil Nadu e per l’India un’occasione importante e conferma l’ambizione dell’Unione indiana di voler diventare uno dei principali produttori di energia verde del mondo.

Ma Adani è la stessa multinazionale che sta cercando di realizzare la  più grande miniera di carbone dell’Australia, carbone da importare per fornire energia a 100 milioni di indiani.  Secondo Adani Group, «Le fonti rinnovabili non possono rispondere alla vasta richiesta di energia dell’India per far uscire la gente dalla  povertà». Ma in molti non credono in questo improvviso amore della multinazionale per i poveri e temono che, con l’arrivo di Trump alla Casa Bianca, l’India torni sui suoi passi perché il nuovo presidente repubblicano e negazionista climatico potrebbe rottamare gli impegni climatici presi dagli Usa, compresi gli accordi e i finanziamenti per le rinnovabili in India.

Alla recente conferenza delle parti dell’Unfccc di Marrakech, la Cina, l’Europa, il Canada e molti Paesi emergenti e in via di sviluppo, si sono impegnati ad andare avanti con i tagli delle emissioni di gas serra anche se gli Usa si sfileranno dall’Accordo di Parigi, ma l’India non ha assicurato che farà altrettanto.

Ma diversi ambientalisti indiani non sono molto preoccupati per cosa decideranno di fare Modi e Trump:  pensano che sarà l’economia e non la politica a portare l’India verso una rivoluzione energetica pulita.

Uno degli esempi  potrebbe essere un nuovo impianto industriale –  inaugurato sempre nel Tamil Nadu a circa 100 km dal più grande impianto solare del mondo – , che cattura le emissioni di CO2 prodotte da una caldaia a carbone e le utilizza per trasformarle in redditizi prodotti chimici.

L’impianto, realizzato nella città portuale di Tuticorin, rappresenta un importante passo avanti per la cattura della CO2 senza sovvenzioni e dovrebbe ridurre le emissioni di CO2 una fabbrica chimica di 60.000 tonnellate all’anno, che verranno utilizzate per la produzione di bicarbonato di sodio e altri prodotti chimici.

Ecco come funziona: l’impianto: Una caldaia a carbone produce vapore per le produzioni chimiche; le emissioni di CO2 che passano dal camino della caldaia vengono eliminate con una “nebbiolina” composta da una nuova sostanza chimica brevettata; la Co2 così abbattuta  viene inviata all’impianto chimico dove diventa un ingrediente per produrre carbonato di sodio, un composto con molti usi, compresa la produzione di vetro, detergenti e dolcificanti.

Il proprietario della fabbrica chimica, Ramachadran Gopalan, ha detto a BBC Radio 4: «Sono un uomo d’affari non ho mai pensato di salvare il pianeta. Avevo bisogno di un afflusso affidabile di CO2 e questo era il modo migliore per ottenerlo. Le mie attività ormai sono quasi a emissioni zero. Spero di installare presto una seconda caldaia a carbone per produrre  più CO2 per sintetizzare fertilizzanti.

La sostanza chimica utilizzata per abbattere la CO2 immessa nella ciminiera della fabbrica è  stata inventata da due giovani chimici indiani che però non sono riusciti a raccogliere fondi in paria per sviluppala, ma la loro impresa, la Carbonclean Solutions, in collaborazione con l’Institute of chemical technology di Mumbai  l’Imperial College di Londra, è riuscita ad ottenere un grosso finanziamento da un imprenditore britannico.

La tecnica dei due chimici indiani utilizza un tipo di sale che si lega con le molecole di CO2 nella ciminiera della caldaia e che sembra essere più efficiente di composti amminici solitamente usati a questo scopo, ha meno bisogno di  energia, produce meno rifiuti alcalini, consente l’utilizzo di una forma più economica di acciaio, riducendo così drasticamente i costi di tutta la lavorazione.

Lord Oxburgh, ex presidente della Shell ed attualmente a capo del Carbon capture advisory group del governo britannico, ha detto alla BBC: «Dobbiamo fare tutto il possibile per ridurre gli effetti nocivi della combustione di combustibili fossili ed è una grande notizia che vengano scoperti diversi modi per trasformare almeno in prodotti utili una parte della CO2».

Ma si tratta di qualcosa diverso dalla contestata, costosa e sperimentale tecnica del Carbon capture and storage e  (Ccs) e alla Carbonclean Solutions ammettono che la loro Carbon capture and utilisation (Ccu) non risolve il problema del riscaldamento climatico ma sottolineano che, se applicata su vasta scala, potrebbe contribuire a  trasformare forse il 5-10% delle emissioni prodotte da impianti a carbone in tutto il mondo.