Iniziato il “ritiro” dei soldati russi dalla Siria. Favorirà i colloqui di pace? (VIDEO)

Telefonata Obama – Putin. Mosca: svolta nel conflitto siriano, sconfitti i terroristi

[15 marzo 2016]

Ritiro Siria

Ieri il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato di iniziare la ritirata dei militari che aveva mandato in Siria ad aiutare il suo amico Bashir al Assad. Putin ha detto che I militari russi hanno compiuto la loro missione in Siria e invertito la tendenza nella lotta contro il terrorismo internazionale. La missione affidata al ministero della difesa e alle forze armate è stata compiuta. Ho ordinato al ministero della difesa di iniziare la ritirata della maggior parte del nostro gruppo militare dalla Siria a partire da martedi (…) Spero che questo sarà un buon segnale per tutte le parti in conflitto e che aumenterà il livello di fiducia tra tutti i partecipanti ai processi di pace»

La ritirata sembra essere puntualmente  iniziata oggi dalla base aerea russa di Khmeimim in Siria: in un comunicato del ministero della difesa russo pubblicato da Ria Novosti si legge che «Il personale tecnico della base aerea hanno iniziato la preparazioni degli aerei per l’imminente trasferimento nella Federazione Russa. Il personale stanno effettuando l’imbarco delle attrezzature, dei mezzi tecnici e dei beni sugli aerei da trasporto. Al momento dell’esecuzione del lungo trasferimento su una distanza di oltre 5 mila chilometri gli aerei effettueranno degli scali intermedi nella Federazione Russa per il rifornimento di carburante e i controlli tecnici».

Ma la ritirata è parziale, infatti il ministro della difesa russo Sergei Shoigu ha sottolineato che «I punti di dispiegamento delle forze russe  – nella base navale siriana di Tartus e nell’aeroporto di Khmeimim — funzioneranno allo stesso ritmo. Devono essere ben protetti».

Si tratta comunque di una svolta per il conflitto siriano e Putin ha aggiunto: «Chiedo al ministero degli Affari esteri di intensificare la partecipazione della Federazione della Russia all’organizzazione del processo di pace in Siria».  La Russia si comporta da vincitore traccia un bilancio trionfale dell’intervento militare: «Durante la sua operazione in Siria, la Russia è riuscita a tagliare la via principale del traffico di idrocarburi tra la Siria e la Turchia – ha dichiarato Shoigu –  Gli attacchi aerei russi hanno permesso di privare i terroristi delle loro fonti di rifornimento. L’aviazione russa ha distrutto 209 siti di produzione e trasformazione del petrolio e 2.912 camion cisterna».

Ma la migliore carta da giocarsi in Russia è un’altra: «Più di 2.000 banditi originari della Russia, tra i quali 17 capi militari sono stati uccisi in Siria», Shoigu si riferisce ai jihaditi ceceni e delle altre repubbliche russe del Caucaso, che erano uno dei motivi ufficiali per l’intervento militare di Mosca in Siria.

Inoltre, dal 30 settembre 2015,  gli aerei da guerra russi avrebbero  effettuato più di 9.000 voli per attaccare le posizioni dello Stato Islamico/Daesh  e del Fronte al-Nusra legato ad al Qaedae, ma è noto che i russi hanno anche bombardato altri gruppi armati, compresi quelli “moderati” cion i quali è in corso una tregua. Shoigu ha detto che «Le nostre azioni hanno permesso di sloggiare i terroristi da Lattakia, di ristabilire la comunicazione con Aleppo. Palmira è ancora bloccata, sono in corso dei combattimenti per distruggere le formazioni illegali. Le nostre azioni a hanno anche permesso di liberare la maggior parte delle province di Hama e di Homs, di sbloccare la base aerea di Kuweires che era bloccata da più di tre anni, di ristabilire il controllo dei campi petroliferi vicino a Palmira».

Secondo quanto riferito da Shoigu  a Putin, la tregua del 27 febbraio regge: «I servizi segreti vigilano sul rispetto della tregua utilizzando satelliti e droni».

Lavrov passa all’incasso internazionale di quello che è stato comunque un successo russo che ha fatto cambiare le prospettive della guerra siriana: «L’operazione antiterroristica realizzata dalla Russia in Siria ha contribuito alla creazione di condizioni favorevoli per il processo di pace in quel Paese».

Ieri Putinha parlato al telefono con Assad per informarlo e tranquillizzarlo sulla decisione di ritirare i militari russi dalla Siria, ma è chiaro che si tratta di una mossa concordata con le altre grandi potenze e che probabilmente avvierà una transizione per stabilizzare la Siria.  A confermarlo c’è anche la telefonata di oggi tra Barack Obama e Putin, durante la quale, come si legge in una nota della Casa Bianca,  «Il presidente ha notato alcuni progressi negli sforzi di assistenza umanitaria in Siria, ma ha sottolineato la necessità per le forze del regime di consentire il libero accesso per la consegna di assistenza umanitaria alle località concordate, in particolare a Daraya». Un colloqui che in qualche modo ufficializza nuovamente il regime di Assad come interlocutore.

Che l’intervento russo abbia sparigliato le carte – in Siria e non solo –  lo ammette anche la Stratfor, una società privata americana che opera nello scivoloso campo dell’intelligence, «La decisione russa di ritirare la maggior parte del contingente militare dalla Siria, che coincide con l’inizio dei negoziati di pace siriani a Ginevra, potrebbe testimoniare una svolta nelle consultazioni sul futuro della Siria. E’ importante seguire attentamente ogni accordo raggiunto a Ginevra, così come i segnali provenienti dall’Europa, che potrebbero lasciar e intravedere un importante mercanteggiamento tra le parti».

Anche secondo Stratfor, la Russia ha raggiunto tutti gli obiettivi che si era data con la campagna militare siriana: «Primo,  le posizioni del governo siriano si sono rafforzate, benché l’opposizione non sia capitolata. Secondo, Mosca ha dimostrato la capacità di combattimento del suo esercito e ha testato degli armamenti che non erano mai stati utilizzati. Terzo, il Cremlino ha contribuito a indebolire il gruppo estremista Daesh (Stato Islamico)».

E a Mosca ci  tengono a dire che «Grazie all’assistenza russa, le truppe governative siriane sono riuscite a riprendere ai terroristi più di 10.000 Km2 di territorio e a ridurre l’ampiezza del traffico di petrolio realizzato dal Daesh». Insomma, Assad è all’offensiva e ha nuovamente qualcosa di simile ad uno Stato, mente le milizie islamiste finanziate da Arabia Saudita, Qatar e Tirchia sono per il momento confinate nelle loro roccaforti e ormai prive dell’appoggio statunitense che non le considera più così “moderate”.

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