Inquinamento atmosferico, Legambiente: «In Toscana situazione in deciso miglioramento»

Rimangono però criticità «molto acute» soprattutto nella piana lucchese e nella zona di Montale

[14 febbraio 2018]

Mal’aria 2018 – L’Europa chiama, l’Italia risponde? è non a caso il titolo dell’ultimo rapporto di Legambiente sull’inquinamento atmosferico; il nostro Paese rischia infatti l’ennesimo deferimento alla Corte Ue per essere a causa della qualità non in regola (ormai da anni) dell’aria che tutti respiriamo. Gli accordi sottoscritti fino a ora tra Ministero, Regioni e Comuni per affrontare la cattiva qualità dell’aria – l’ultimo risulta siglato a dicembre 2015, contro l’ennesima “emergenza” smog – sono serviti a poco o nulla, con profonde lacune di fondo: da un lato il disomogeneo recepimento dell’accordo da parte dei singoli Comuni, senza un’armonizzazione degli interventi; dall’altro l’aver frammentato le responsabilità, “esonerando” di fatto le Regioni dallo svolgere in maniera stringente il proprio ruolo centrale di coordinamento.

E la Toscana? Dall’analisi divulgata oggi dal Cigno verde regionale un bilancio fatto di luci e ombre per la nostra Regione, anche se è indubbio che il trend decennale segnala miglioramenti consistenti, specie sulle polveri fini.

«La situazione dell’inquinamento atmosferico 2017 in Toscana è in deciso miglioramento, anche se permangono situazioni di criticità molto acuta – spiegano Fausto Ferruzza e Michele Urbano, rispettivamente presidente e responsabile regionale matrice aria di Legambiente Toscana – sul particolato fine (sia Pm2,5 che soprattutto Pm10) si evidenzia febbre alta soprattutto nella piana lucchese e nella zona di Montale. Firenze, invece, è ancora maglia nera per il biossido di azoto, nonostante su tutti gli altri parametri se la cavi egregiamente. Interessante è poi il dato storico decennale 2007/2017 che abbiamo voluto aggiungere quest’anno per il Pm10, da cui si evince ancora una volta che le maggiori criticità restano intorno a quel di Capannori».

Come noto, per migliorare è necessario agire in primo luogo sulle emissioni legate al traffico veicolare e al riscaldamento degli edifici. Al proposito Legambiente ricorda che l’Italia è il Paese in cui si vendono ancora più auto diesel (56% del venduto tra gennaio e ottobre 2017, contro una media europea del 45%), e dove circolano auto e soprattutto camion tra più vecchi d’Europa (quasi 20 anni di età media); un contesto nel quale per il Cigno verde sarebbe necessario intervenire sostenendo e accelerando il processo di potenziamento e innovazione del trasporto pubblico locale, per renderlo sempre più efficace e affidabile e la sua trasformazione verso un parco circolante completamente elettrico (come varato ad esempio nel piano del Comune di Milano da qui al 2030), e limitare l’accesso nelle aree urbane in maniera stringente e costante ai veicoli più inquinanti. Per incentivare questa trasformazione servirebbe potenziare al contempo le infrastrutture di ricarica dell’elettrico e implementare nelle aree urbane infrastrutture per la mobilità ciclo-pedonale, oltre a ridisegnare strade, piazze e spazi pubblici delle città aumentando il verde urbano.

Per quanto riguarda invece il riscaldamento e raffrescamento degli edifici, invece, Legambiente sottolinea l’importanza di riqualificare gli edifici pubblici e privati, oltre a rafforzare i controlli sulle emissioni di caldaie ed edifici, intervenendo specificatamente sulle aree industriali e portuali.