Inquinamento atmosferico, in Toscana i grandi responsabili sono «mobilità e riscaldamento»

Arpat: ancora una volta un dicembre nero, dopo quello del 2015

[9 gennaio 2017]

«In 24 delle 34 stazioni della rete regionale di monitoraggio della qualità dell’aria in Toscana attive per la misurazione del PM10, nel mese di dicembre si sono registrati complessivamente 318 superamenti del limite giornaliero di 50 microgrammi/metro cubo (µg/m3)», e in 17 casi il valore superato ha addirittura doppiato il limite – ovvero arrivando a oltre 100 µg/m3 –, fino a raggiungere un picco di 126 µg/m3.

I dati offerti da Arpat sull’inquinamento dell’aria hanno uno sgradevole sapore di déjà vu. Nonostante la qualità dell’aria in Toscana sia in miglioramento negli ultimi anni, complice anche la crisi economica, questo dicembre che ci ha appena lasciato – come già accadde nel 2015 – è stato «caratterizzato da una vera e propria emergenza polveri in molte città italiane», comprese quelle regionali.

Le aree interessate dai superamenti «sono essenzialmente tutte quelle delle pianure interne», e non è un caso se il numero massimo di 35 superamenti annui del limite giornaliero per le PM10 previsto dalla normativa sia stato superato a Capannori e Montale.

Più in generale, i principali responsabili dell’inquinamento atmosferico in Toscana sono sempre loro: «Il traffico ed il riscaldamento». A queste si aggiungano le particolari condizioni climatiche che hanno caratterizzato lo scorso dicembre (come pure quello prima ancora), ovvero «assenza di pioggia e di vento, alta pressione (la situazione anomala di questi mesi invernali)», e il record negativo nella qualità dell’aria è servito. Con il conseguente strascico di blocchi del traffico e limitazioni nell’uso dei riscaldamenti, così difficili da imporre e dagli impatti limitati. «In presenza di situazioni ripetute di superamenti dei limiti, quali quelle registrate nel mese di dicembre, sono necessari anche interventi di emergenza, che – pur non essendo risolutivi – tuttavia sono rivolti ad attenuare almeno temporaneamente i livelli di inquinamento».

E per quanto riguarda gli interventi davvero “risolutivi”? Non potendo influenzare le condizioni meteo, per evitare nuovi picchi d’inquinamento la ricetta rimane sempre la solita. «Per abbattere nel lungo periodo l’inquinamento atmosferico – spiegano da Arpat – sono necessari interventi strutturali nel campo della mobilità e del riscaldamento». Gli stessi che anche Legambiente è tornata a suggerire nei giorni scorsi.

L. A.