Stop alle sanzioni di Usa e Ue. Non entrano in funzione il reattore di Arak e le centrifughe di Natan e Fordo

Iran, storico accordo nucleare: si parte il 20

l’Iran sospende per 6 mesi l’arricchimento dell’uranio a più del 5% e neutralizza gli stock al 20%

[13 gennaio 2014]

Il capo-negoziatore iraniano, il viceministro  degli esteri Abbas Araghchi, ha confermato che ieri notte a Ginevra l’ Iran, il Gruppo dei 5+1 (Cina, Francia, Gran Bretagna, Russia, Usa e Germania) e l’Unione europea «Hanno risolto tutti i punti di divergenza sull’accordo per il nucleare iraniano firmato nel novembre scorso a Ginevra, per la cui applicazione manca quindi solo la ratifica dei diversi governi coinvolti. Abbiamo avuto due giorni di buoni, costruttivi e intensi dialoghi, in cui abbiamo realizzato progressi e trovato soluzioni su tutti i punti di divergenza. Le parti sono arrivate alla stessa interpretazione dell’accordo e il primo passo sarà la messa in opera il 20 gennaio», e il network satellitare iraniano PressTv dice che «Buoni progressi sono stati raggiunti su tutte le questioni».

Secondo i termini dell’accordo,  a partire dal 20 gennaio l’Iran si impegna a sospendere per 6 mesi l’arricchimento dell’uranio a più del 5% ed a neutralizzare i suoi stock di uranio arricchito al 20%, a bloccare la messa in funzione del reattore ad acqua pesante di Arak (Nella foto) e delle centrifughe negli impianti di Natan e Fordo e ad autorizzare gli ispettori dell’International atomic energy agency (Iaea) a visitare i suoi impianti  nucleari. In cambio i Paesi occidentali hanno accettato di non imporre nuove sanzioni alla Repubblica Islamica e di togliere quelle già in vigore. Il portavoce dell’Organizzazione per l’energia atomica dell’Iran, Behrouz Kamalvandi, ha però smentito la notizia diffusa da diversi media occidentali che l’Iaea pensi di aprire temporaneamente un ufficio a Teheran per verificare l’attuazione dell’accordo di Ginevra. «Fino ad oggi – ha detto Kamalvandi a PressTv – niente di tutto questo è stato menzionato nelle discussioni. L’Agenzia dell’Onu per la sicurezza nucleare non ha mai chiesto di aprire un ufficio in Iran».

Il ruolo di mediatore svolto dalla responsabile esteri dell’Unione europea, Catherine Ashton, sembra essere stato determinante, ma per gli americani non tutto è stato però ancora chiarito: la portavoce del dipartimento di Stato Usa, Jen Psaki, durante una conferenza stampa ha sottolineato che «Nonostante i buoni progressi compiuti nei colloqui sul nucleare iraniano, ci sono ancora un paio di questioni in sospeso» e il segretario di Stato Usa, John Kerry (pensando probabilmente alle reazioni dei falchi repubblicani e della lobby filo-israeliana in casa sua) ha detto che «Questi negoziati saranno molto difficili, ma costituiscono la migliore chance di regolare questa questione che riveste una importanza critica per la nostra sicurezza nazionale».

L’amministrazione di Barack Obama sembra però molto infastidita dalla politica espansionista del governo di centro-destra israeliano delle colonie ebraiche nella Palestina occupata e dall’intervento dell’Arabia Saudita (nemico storico dell’Iran) a sostegno delle milizie integraliste islamiche in Siria che ha finito per rafforzare il regime di Bashir al Assad e il presidente Usa sarebbe pronto a mettere il veto sulle proposte avanzate al Congresso per imporre nuove sanzioni a Teheran. Commentando l’accordo di Ginevra, Obama ha detto che «A partire dal 20 gennaio, l’Iran comincerà per la prima volta ad eliminare il suo stock di uranio altamente arricchito e a smantellare una parte delle infrastrutture che rendono questo arricchimento possibile. Questo progresso significa che per la prima volta da un decennio l’Iran ha accettato di intraprendere azioni specifiche per bloccare l’avanzamento e far tornare indietro la parte essenziale del suo programma nucleare. Prese globalmente, queste misure ed altre faranno progredire il nostro obiettivo di impedire che l’Iran si doti dell’arma nucleare». E un Iran senza bomba atomica renderà impossibile che se ne doti anche l’Arabia Saudita (che avrebbe in corso trattative con il Pakistan per acquistare missili e ogive nucleari) o un bombardamento israeliano sui siti nucleari iraniani.