I russi rivelano i retroscena del mancato accordo col G5+1: «La colpa non è dell’Iran»

Accordo Iran-Iaea: autorizzate le ispezioni alle installazioni nucleari

Gli ispettori Onu nella centrale ad acqua pesante di Arak e nelle miniere di uranio di Gchine

[12 novembre 2013]

Nonostante l’insuccesso dei colloqui con il G5+1 (Cina, Francia, Gran Bretagna, Russia, Usa e Germania) il disgelo sul dossier nucleare iraniano continua: l’Iran e l’International atomic energy agency (Iaea) hanno formato a Teheran un accordo di cooperazione che permette all’agenzia nucleare dell’Onu di ispezionare più installazioni nucleari iraniane.

Secondo una dichiarazione congiunta rilasciata da Ali-Akbar Salehi, a capo dell’Organizzazione iraniana per l’energia atomica,  e da Yukiya Amano, direttore generale dell’Iaea, «L’Iran autorizzerà l’ispettori dell’Onu a visitare l’impianto di produzione di acqua pesante di Arak e la miniera di uranio di Gchine», nel sud del Paese.

Salehi ha detto che «L’accordo è una roadmap  che precisa le tappe mutuali per risolvere i problemi in sospeso relative alle domande dell’Iaea sulle attività nucleari dell’Iran. Questo dimostra la flessibilità dell’Iran per chiudere il dossier con l’Iaea e sbarrare a tutte le scuse utilizzate da alcuni per ostacolare i progressi del lavoro sulla questione nucleare». Salehi si riferisce evidentemente all’impuntatura francese ed alle pressioni israeliane che a Ginevra il 7 ed 8 novembre hanno fatto saltare un accordo tra Usa ed Iran, sponsorizzato da Cina e Russia, che sembrava a portata di mano, tanto che si parla di una forte irritazione del segretario di Stato Usa John Kerry verso il francesi.

Intanto una fonte anonima del ministero degli Esteri russo rivela a Ria Novosti i retroscena del mancato accordo al G5+1: «L’Iran era pronto ad accettare la proposta americana sulla regolamentazione del suo dossier nucleare durante i negoziati di Ginevra. L’assenza  di un accordo non è dovuta alla parte iraniana. La parete iraniana a giudicato accettabile il progetto di documento messo a punto dagli americani. Però, le decisioni dovevano essere accettate per consenso , le parti non sono pervenute ad un accordi finale e questo non è stato per colpa degli iraniani».

I russi quindi smentiscono in maniera semi-ufficiale quel fallimento dei negoziati che un imbarazzato Kerry aveva attribuito ad un rifiuto degli iraniani di accettare le proposte occidentali, quando tutti già sapevano che su quelle proposte c’era stato un veto francese. Kerry ha poi detto che «L’accordo potrebbe essere raggiunto nei prossimi mesi». Ma i russi fanno trapelare tutta la loro irritazione e dicono che «Une tale interpretazione semplifica e deforma i risultati dei negoziati di Ginevra».

Amano, durante la conferenza stampa tenutasi dopo la firma dell’accordo a Teheran,  ha detto che «E’ una tappa importante, ma resta ancora molto da fare. In virtù di questo accordo, l’Iran e l’Iaea coopereranno maggiormente nelle attività di verifica dell’Ieaea per risolvere tutti i problemi presenti e passati»

L’Iran dovrà fornire all’Ieaea, in tempi ben precisi, dati sulle sue installazioni nucleari e sulla messa in opera di misure di trasparenza. L’Ieaea si è impegnata a tener conto delle preoccupazioni di sicurezza dell’Iran (che teme attacchi israeliani ai suoi impianti e nuovi assassinii dei suo scienziati nucleari), in particolar modo per quel che riguarda l’utilizzo dell’accesso ad informazioni confidenziali e la protezione dei dati sensibili.

La dichiarazione congiunta di cooperazione Iran-Iaea comprende anche un allegato che enumera le misure concrete che l’Iran dovrà prendere nei prossimi 3 anni. La Repubblica Islamica dovrà fornire informazioni pertinenti sulla miniera di Gchine e sul reattore ad acqua pesante di d’Arak ma anche sui 16 siti che l’Iran ha individuato per costruire nuove centrali nucleari. Inoltre, l’accordo prevede che Teheran faccia chiarezza sugli annunci fatti riguardo al ulteriori impianti di arricchimento dell’uranio ed al ricorso alla tecnologia di arricchimento al laser.

Amano ha precisato che «Le questioni in sospeso che non figurano nell’annesso saranno affrontate ulteriormente, in virtù del quadro di cooperazione. L’Iaea è fermamente impegnata a regolare tutte le questioni in sospeso attraverso il dialogo e la cooperazione». Il tono sembra molto meno bellicoso ed accusatorio di quello usato dallo stesso Amano verso l’Iran solo pochi mesi fa, ma Salehi ha precisato  in un’intervista alla radio-televisione statale Irib che «L’Iran non accetterà le richieste per l’ispezione di siti che sono stati ispezionati in passato».

Nonostante la crescente irritazione del governo di centro-destra israeliano verso la disponibilità dell’amministrazione Usa di Barack Obama a risolvere con un accordo il dossier nucleare iraniano, i negoziati tra Iran e G5+1 riprenderanno il 20 novembre e l’ambasciatore iraniano all’Onu, Reza Najafi, ha annunciato all’agenzia ufficiali Irna che il suo Paese e l’Iaea terranno un nuovo ciclo di negoziati l’11 dicembre a Vienna.

Qualcosa sembra davvero essersi sbloccato, ma il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, avverte dagli schermi di Irib 2, la seconda rete televisiva dell’Iran, che «I negoziati nucleari tra la Repubblica islamica e le 6 grandi potenze mondiali devono essere basati sulla fiducia reciproca. Crediamo che le nostre trattative dovrebbero essere basate sul principio della fiducia reciproca e che vanno condotti su un piano di parità. Non possiamo accettare alcun piano che prevede di imporre una proposizione all’Iran. Abbiamo detto chiaramente alle nostre controparti che la politica di pressioni e minacce, ha portato solo ad aumentare le attività nucleari dell’Iran. Otto anni fa l’Iran aveva 200 centrifughe, ma le sanzioni hanno fatto accelerare questo processo facendo arrivare attualmente questo numero a 19.000». Tornando dunque sul G5+1 di Ginevra, il ministro iraniano ha manifestato il suo rammarico «Per le ampie divergenze esistenti fra le posizioni delle grandi potenze che hanno sabotato un accordo che sembrava essere stato raggiunto».