Iran: «Non rinegozieremo l’accordo nucleare» e riprende l’arricchimento dell’uranio

Per l’Ue nessuna violazione dell’accordo con il G5+1. E Israele invoca una coalizione militare contro Teheran

[6 giugno 2018]

Ieri il capo dell’Agenzia atomica iraniana, Ali Akbar Salehi, ha detto all’agenzia ufficiale Irna che  «L’Iran non accetterà alcuna rinegoziazione dell’intesa sul nucleare» e ha aggiunto che «Il Paese era pronto a tutte le eventualità, anche quella che i firmatari potessero violare l’intesa. La Guida suprema ci aveva avvertito che non ci saremmo potuti fidare dei partner, e abbiamo realizzato che non dovevamo bruciare i ponti del passato». Salehi ha sottolineando che nell’impianto nucleare di Natanz «E’ stata creata una vasta infrastruttura» e ha rivelato  che «La nazione ha avviato la costruzione di centrifughe per l’arricchimento dell’uranio di ultima generazione che verranno installate nel sito di Natanz, vicino a Isfahan. Tutto ciò avviene in pieno rispetto degli accordi firmati dalla nazione con la comunità internazionale nel 2015, noti come Jcpoa» (Joint Comprehensive Plan of Action, ndr) e che il 4 giugno, su ordine della guida suprema, L’ayatollah Seyyed Ali Khamenei,  «L’Iran ha fatto il primo passo verso la ripresa del suo programma a pieno regime avviando l’arricchimento fino ai 190 mila SWU» (Separative work units). Salehi ha aggiunto che «se tutto procederà’ in base ai piani» stasera, «Proprio dal centro di Natanz, annuncerò alla nazione il nuovo progetto che verrà avviato in questo centro».

La radio internazionale iraniana Irib evidenzia che «L’Iran fino ad oggi procedeva a rilento col suo programma nucleare, procedendo anche sotto la soglia permessa dall’Iea (International atomic Energy agency, ndr). Ora Teheran sta innalzando le sue attività fino al massimo delle condizioni autorizzate dall’accordo sul nucleare».

Ieri sera Khamenei, parlando a migliaia di persone e alle autorità iraniane riunite nel mausoleo dell’Imam Khomeini, per commemorare il 29esimo anniversario della scomparsa del fondatore della Repubblica Islamica, ha ordinato all’Organizzazione per l’energia atomica iraniana di «Fare senza alcun ritardo i preparativi per l’arricchimento dell’uranio fino a un massimo di 190.000 Swu, in modo da essere nel quadro dello Jcpoa» e  di «prendere altri provvedimenti preliminari» che il presidente iraniano Rohani dovrebbe ordinare a partire da oggi.

Ricordando quanto prevede il Jpcoa firmato dal G5+1 (Cina Francia, Gran Bretagna, Russia, Usa e Germania)  e dall’Iran,  Khamenei ha evidenziato che «Da quello che dicono, sembra che alcuni governi europei si aspettano che la nazione iraniana sia sanzionata e allo stesso tempo debba rinunciare alle sue attività nucleari e continui ad osservare i limiti sul suo programma nucleare. Dico a quei governi che, questo brutto sogno non si avvererà mai. La nazione e il governo iraniani non possono tollerare di essere sanzionati ed essere sottoposti a limitazioni sul proprio programma nucleare».

L’Unione europea cerca di buttare acqua sul fuoco: Maja Kocijancic, portavoce dell’Alto rappresentante dell’Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, ha detto che «A una prima valutazione, le misure annunciate dall’Iran non costituiscono una violazione del Jcpoa» e ha aggiunto che quello annunciato da Salehi è «Un piano che è allo studio dell’Ue. Tuttavia, in un momento particolarmente critico come questo, il piano dell’Iran per l’arricchimento dell’uranio non contribuirà a rafforzare la fiducia sulla natura del programma nucleare iraniano».

Gli iraniani sembrano innervositi dalla visita del premier israeliano Benjamin Netanyahu che ieri ha incontrato il presidente francese Emmanuel Macron che erò, durante la conferenza stampa congiunta finale ha detto che «Non vi è alcuna prova” che dimostri che l’Iran abbia violato gli impegni presi nell’ambito dell’accordo nucleare». Macron, accanto a un non certo soddisfatto Netanyahu, ha invece sottolineato l’importanza dell’accordo sul nucleare iraniano firmato a Vienna nel luglio del 2015 e gli ha detto: «Magari lo considerate non sufficiente, ma in verità è un passo avanti rispetto a prima, quindi è meglio mantenerlo. Bisogna quindi attenuare la situazione e ristabilizzarla per evitare conflitti».

Che è proprio quello che non vuole Israele:  ieri il ministro dell’Intelligence israeliano, Israel Katz, ha detto che, se Teheran dovesse aumentare l’uranio arricchito, dovrebbe essere realizzata «una coalizione militare» contro l’Iran composta dalle potenze occidentali e dai loro  alleati arabi. Parlando alla Radio pubblica di Israele, Katz ha detto che «Se gli iraniani non dovessero arrendersi ora e dovessero tornare ad un arricchimento non controllato ci dovrebbe essere una dichiarazione chiara del presidente Usa e di tutta la coalizione occidentale. Dovrebbero anche esserci gli arabi e Israele». E quando parla di arabi il capo dei servizi segreti israeliani si riferisce soprattutto ad Arabia Saudita ed Emirati arabi uniti che sono già impegnati nella guerra anti-sciita nello Yemen.

Intanto gli iraniani temono un voltafaccia dell’Iaea e Behrouz Kamalvandi, portavoce dell’Organizzazione dell’energia atomica iraniana, ha annunciato che l’Iran ieri ha inviato all’Agenzia nucleare dell’Onu una lettera per annunciare la produzione dei gas UF6 e UF4 e ha ribadito che «I funzionari iraniani sono pronti per la rapida ripresa delle attività nucleari sospese nell’ambito dell’accordo nucleare Iran del 2015. Per ora daremo il via, come ha ordinato la Guida suprema ieri, all’arricchimento dell’uranio fino a 190.000 SWU».

Ma nel mirino degli iraniani c’è soprattutto il  segretario generale dell’Iaea, il giapponese, Yukiya Amano che, aprendo il Consiglio dei governatori dell’Iaea in corso a Vienna, dopo aver criticato gli Usa per essersi ritirati dallo Jcpoa e aver ricordato che «l’Agenzia ha condotto accessi complementari ai sensi del Protocollo addizionale a tutti i siti e luoghi in Iran che dovevamo visitare», si è lamentato perché «La cooperazione tempestiva e proattiva da parte dell’Iran nel fornire tale accesso faciliterebbe l’attuazione del protocollo aggiuntivo e rafforzerebbe la fiducia (.,,)L’Agenzia continua a verificare la non diversione delle materie nucleari dichiarate dall’Iran nel quadro del suo accordo di salvaguardia. Proseguono le valutazioni sull’assenza di materiale nucleare e attività non dichiarate in Iran».

Un invito ad essere più collaborativi con gli ispettori dell’Iaea incaricati di vigilare sul rispetto dell’accordo G5+1 – Iran che non è piaciuto  per niente agli iraniani: «Amano sa che gli agenti  hanno potuto avere accesso a tutti i siti e i posti che volevano visitare in Iran nel quadro del loro  mandato ispettivo – scrive l’agenzia semi-ufficiale Pars Today – , ma vuole ancora una cooperazione collaborativa e tempestiva dell’Iran che faciliterebbe l’accesso e consentirebbe di facilitare il lavoro dell’agenzia e di “aumentare la fiducia”».

Per gli iraniani la  riunione del Consiglio dei governatori dell’Iaea Vienna «Arriva mentre gli europei, la Cina e la Russia si sforzano di salvare l’accordo del 2015, indebolito dalla decisione dell’8 maggio del presidente americano Donald Trump di ritirarsi da questo testo» e fanno notare che «Il capo dell’agenzia Onu per l’energia atomica, come tutti i suoi predecessori, non chiede una cosa simile a Israele che è in possesso di almeno 200 testate atomiche, che non ha ratificato nessuna convenzione e non riceve le ispezioni internazionali».