Iran: «Potrebbe essere stato un errore firmare l’accordo sul nucleare del 2015»

«La creazione da parte degli Usa dell’Iran Action Group viola leggi internazionali»

[20 agosto 2018]

Il ministro del petrolio iraniano, Bijan Zangeneh, ha annunciato che la multinazionale francese Total ufficialmente uscito dal progetto di sviluppo del gigantesco giacimento di gas iraniano South Pars e ha detto che la decisione della compagnia petrolifera  dipende dalle nuove sanzioni economiche imposte dagli Usa: «Total ha ufficialmente lasciato l’accordo per lo sviluppo della fase 11 di South Pars e da più di due mesi ha annunciato che uscirà dal contratto».

Comincia a stringersi il cappio di Donald Trump e anche una “colomba” come il ministro degli esteri iraniano Javad Zarif assume toni sempre più duri. Secondo lui  gli Stati Uniti, che hanno rinnegato l’accordo G5+1 (Cina, Francia, Gran Bretagna, Russia, Usa e Germania) e Iran, «Hanno ripetutamente mostrato segni di dipendenza da sanzioni». Zarif ha spiegato che l’Iran era a conoscenza di questa “dipendenza dalle sanzioni” da parte degli Stati Uniti già da prima della firma del trattato nucleare con l’Iran e che «A causa di questa “malattia” la firma dell’attuale oneroso accordo avrebbe potuto essere stato un errore fin dall’inizio. Persino durante l’amministrazione Obama, gli Stati Uniti hanno posto l’accento più sulla preservazione delle sanzioni che non avevano revocato che sull’attuazione dei loro obblighi a porre termine alle sanzioni che avevano revocato. Al momento della firma dell’accordo, l’Iran ci credeva, ma quando a maggio il presidente degli Stati Uniti Donald Trump lo ha abbandonato, ha capito che le sanzioni a cui si aggrappa producono difficoltà economiche, ma non producono i risultati politici che intendeva cogliere.  Questo potrebbe  essere uno degli errori […], pensavo che gli americani avessero imparato quella lezione, sfortunatamente, mi sbagliavo».

Il ministro degli esteri iraniano ha fatto queste dichiarazioni in occasione di quello che ha definito «Il 65esimo anniversario del colpo di stato orchestrato dagli Stati Uniti. in Iran», Si tratta della cosiddetta operazione TP-Ajax, (operazione Boot per i britannici)  il golpe di Usa e Gran Bretagna che nell’agosto 1953 mise fine al governo nazionalista, laico e di sinistra di Mohammad Mossadeq, colpevole di aver nazionalizzato  l’industria petrolifera iraniana. Quel golpe spianò la strada alla dittatura filo-occidentale e fascistoide dello Scià di Persia Reza Pahlavi che governò con pugno di ferro l’Iran fino a che il suo regime non venne abbattuto dalla rivoluzione del 1979, poi trasformatasi nella Repubblica islamica e nella marginalizzazione dei movimenti laici e progressisti.

Uno scenario che sembra ripetersi, visto che Washington ha annunciato la creazione di un gruppo speciale per coordinare e dirigere le sue politiche in Iran e infatti  Zarif  ha concluso: «Ora, [quel gruppo] sogna di fare lo stesso. Una cosa del genere non accadrà mai più».

Timori e avvertimenti confermati dal portavoce del ministero degli Esteri iraniano Bahram Qassemi: «La creazione dell’organismo anti-iraniano “l’Iran Action Group” da parte degli Usa rappresenta una violazione delle leggi internazionali – ha detto alla radio internazionale iraniana Irib – Tutte le mosse intraprese da Washington contro [l’Iran] rappresentano una violazione delle norme internazionali e non porteranno ad alcun risultato. La posizione dell’Unione europea, della Russia e della Cina, come i firmatari dell’accordo nucleare con l’Iran, è ben chiara, Malgrado il ritiro degli Usa dal Piano d’azione congiunto globale la cooperazione di Teheran  con altre parti dell’accordo proseguirà nell’ambito del cosiddetto “pacchetto di misure economiche”.

Intanto, intervenendo in occasione della solenne festività religiosa dell’hajj – il pellegrinaggio al Monte Arafat dove si crede Maometto abbia pronunciato il suo ultimo sermone – il leader della rivoluzione islamica, l’ayatollah Sayyed Ali Khamenei ha detto ai fedeli: «Osservate il comportamento arrogante e criminale degli Stati Uniti oggi. La principale strategia delle autorità di Washington è contro l’Islam e i musulmani. La politica americana, più che mai contro gli interessi musulmani attraverso le guerre e per realizzare il più grande sogno americano,  che è quello di vedere I musulmani massacrare tra di loro. Perché gli Stati Uniti supportano come sempre i tiranni contro gli oppressi, sostenere gli oppressori e far loro spietatamente schiacciare gli oppressi e provocare sempre le violenze di questa atroce sedizione. I musulmani devono essere vigili (arrivare ad una certa consapevolezza) poi neutralizzazione questa diabolica politica. L’Hajj prepara il terreno per arrivare a questa consapevolezza, e questo rappresenta la filosofia del grande rito “respingere coloro che negano Allah Onnipotente” e “respingere le potenze arroganti” durante il periodo del Pellegrinaggio alla Mecca».

Evidentemente tra Washington e Teheran, passando per Riyadh, volano sempre meno colombe.