Iran: «Pronti a difendere lo spazio aereo della Siria». I russi bombardano un ospedale di MSF

Medvev: «Senza Assad, Siria finirà come Libia. Un intervento di terra sarà una lunga guerra»

[15 febbraio 2016]

Fayza

Medici senza frontiere denuncia che «Un ospedale supportato da MSF nella provincia di Idlib, nel nord della Siria, è stato distrutto in un attacco questa mattina. L’ospedale è stato colpito quattro volte in due serie di almeno due attacchi a distanza di pochi minuti l’uno dall’altro e di almeno otto membri dello staff non si hanno notizie». Secondo al Jazeera ci sarebbero almeno 14 morti. L’ospedale da 30 posti letto contava uno staff di 54 persone, due sale operatorie, un ambulatorio e un pronto soccorso. MSF sta supportando l’ospedale da settembre 2015 e ne ha coperto tutti i bisogni comprese le forniture mediche e i costi di gestione.

Secondo Massimiliano Rebaudengo, capo missione di MSF, «Sembra essere un attacco deliberato contro la struttura sanitaria e lo condanniamo con la maggior forza possibile. La distruzione di questo ospedale lascia una popolazione di circa 40.000 persone senza accesso ai servizi sanitari in una zona in pieno conflitto».

L’altra foto che pubblichiamo insieme a quella dell’ospedale di MSF in macerie è quella di  Fayiza è una dei tre combattenti kurdi e siriani uccisi ieri dai bombardamenti dell’esercito turco contro le posizioni dell’Yekîneyên Parastina Gel (YPG) e Yekîneyên Parastina Jin (YPJ – Unità di protezione delle donne) nel Rojava, il kurdistan siriano. La Turchia bombarda la Siria per proteggere non “l’opposizione moderata”, come vuole far credere Ankara, ma  i jihadisti di Al Nusra, cioè Al Qaeda, che sono stati sconfitti dai kurdi e dai loro alleati e l’esercito l’esercito turco ha attaccato le Forze democratiche siriane, le milizie di sinistra alleate dei Kurdi che si battono sia contro lo Stato Islamico/Daesh che contro il regime di Bashir al Assad. Altro che lotta contro l’ISIS, il governo islamista di Ankara (Paese NATO) sta attaccando uno Stato riconosciuto dall’Onu e alleato di Russia e Iran senza nessuna autorizzazione del Consiglio di Sicurezza. L’avventurismo dei turchi può spalancare un abisso pericoloso per tutto il mondo e se ne sono accorti anche il vicepresidente Usa Joe Biden Stati Uniti e il ministero degli esteri della Francia che hanno chiesto a turchi di smetterla di bombardare le «forze curde» nel  Rojava  a fermare l’annunciato attacco via terra .  La Francia si è detta «preoccupata per il continuo peggioramento nella regione di Aleppo e nel nord della Siria. La Francia chiede un immediato cessate di attentati, sia dal regime e dai suoi alleati su tutto il territorio e dalla Turchia nelle regioni curde».

Secondo una dichiarazione della Casa Bianca, Biden ha detto al premier turco Ahmet Davutoglu di «Cessare il bombardamento dell’area». Ma la Turchia teme che le YPG/YPJ e l’opposizione democratica siriana si impossessino dell’ultimo corridoio del Rojava in mano ai jihadisti. Mentre il Kurdistan turco è in fiamme e polizia ed esercito massacrano militanti e popolazione civile, Biden ha però confermato il suo appoggio ad Ankara nella «lotta contro il terrorismo del PKK in Turchia» e con  Davutoglu ha riaffermato il «Comune obiettivo di sconfiggere l’ISIS e di lavorare per una cessazione delle ostilità, come concordato a Monaco di Baviera».

Il problema è che i kurdi del Rojava alleati degli americani condividono l’ideologia del PKK e che  l’esercito turco ha cominciato a bombardare le aree intorno alla base aerea di Menagh nella regione Azaz di Aleppo il 13 febbraio, dopo che le forze della Jaysh al-Thuwar (Esercito dei rivoluzionari), che sono alleate delle l YPG/YPJ  all’interno della coalizione delle Forze democratiche siriane, hanno preso il controllo della zona che era occupata da milizie jihadista finanziate e armate da sauditi e turchi. Fonti kurde accusano la Turchia di voler solo cercare di mantenere il controllo dell’unica via di rifornimento, anche petrolifera, rimasta ai jihadisti e alle forze di dell’opposizione islamista e all’ormai inconsistente Esercito libero siriano filo-occidentale.

Intanto il ministro della difesa turco, Ismet Yilmaz ha respinto le accuse presentate all’Onu dalla Siria  di aver inviato truppe di invasione: «Non è vero. Non abbiamo mai avuto nemmeno l’idea di dispiegare dei soldati in Siria».

Nella lettera all’Onu la Siria dice che la Turchia sta portando aiuti ai “terroristi” e l’agenzia ufficiale siriana Sana scrive che  12 camion che trasportavano militari turchi, dotati di mitragliatrici pesanti, hanno oltrepassato la frontiera. Quello che è crto è che i turchi stanno bombardando il Rojava kurdo e che colpi di artiglieria h turchi hanno distrutto case nella provincia di Aleppo e che altri sono caduti nella provincia di Lattakia. Alla fine Davutoglu ha ammesso che l’esercito turco sta  bombardando i kurdi e l’opposizione di sinistra siriana perché è preoccupata per i loro successi militari e per i legami delle YPG/YPJ con il PKK. Il 13 febbraio la Turchia aveva addirittura chiesto che i Kurdi ed Esercito dei rivoluzionari si ritirassero dalle loro posizioni vicino alla frontiera a nord di Aleppo, dove l’esercito siriano e i russi hanno ormai rotto l’assedio degli islamisti. Ma il Partito dell’unione democratica (PYD) kurdo siriano ha respinto l’ultimatum  e ha condannato il tentativi di ingerenza di Ankara negli affari interni siriani.

La situazione resta tesissima: intervistato dall’agenzia di stampa iraniana Tasnim, il Comandante della difesa aerea iraniana,  generale Farzad Esmaeili, ha detto che «Se richiesto dal governo di Damasco, l’Iran è pronto a difendere lo spazio aereo della Siria», poi ha avvertito i sauditi, che hanno già gli aerei pronti a decollare dal confine turco, che «Ogni intervento militare senza l’approvazione del governo siriano finirà  nel nulla e sarà destinata alla sconfitta».

Anche il  vice capo di stato maggiore dell’esercito iraniano, Masoud Jazayeri,  ha commentato le notizie di un possibile intervento militare della Turchia e l’Arabia Saudita in Siria e ha avvertito. «Non  lasceremo che la situazione nel Paese vada come vogliono le nazioni ribelli. Prenderemo le misure necessarie in tempo. L’Arabia Saudita ha utilizzato tutto ciò che aveva a disposizione in Siria e ha fallito, non solo lì ma anche nello Yemen. L’ipotesi di un invio di truppe  è un bluff politico e una guerra psicologica.Pare che il governo e il popolo siriano e la gente e il fronte della resistenza abbiano preso la decisione per non arrendersi di fronte a tali attacchi psicologici».

Se la telefonata di ieri sera tra Barack Obama e Vladimir Putin sembra aver portato un po’ di calma, oggi il presidente russo Dmitri Medvedev, in un’intervista ad Euronews a margine della Conferenza internazionale sulla sicurezza di Monaco, ha ricordato che «Per la Russia, Bashar al Assad è l’attuale presidente della Siria, piaccia o non piaccia, e in quanto unica autorità legittima, deve partecipare al processo verso una soluzione della crisi. Toglierlo da questa equazione  porterebbe al caos. L’abbiamo visto in svariate occasioni in Medio Oriente, situazioni in cui i Paesi semplicemente implodono, come accaduto per esempio in Libia. Ho appreso che il segretario di Stato Usa John Kerry ha detto che se la Russia e l’Iran non daranno una mano, gli Stati Uniti sono pronti, con altri Paesi, a compiere operazioni di terra. Sono parole inutili. Non avrebbe dovuto dirle per una semplice ragione: se tutto ciò che vuole è una guerra prolungata, può compiere operazioni di terra o quello che gli pare. Ma non provi a spaventare nessuno. Gli accordi dovrebbero essere raggiunti sulla stessa linea delle conversazioni tra il signor Kerry e il signor Lavrov, invece che dicendo che se qualcosa va storto, Paesi arabi e Stati Uniti avvieranno azioni di terra… Ma lasciatemi ripetere che nessuno è interessato a una nuova guerra, e un’operazione di terra è a pieno titolo una lunga guerra. Dobbiamo tenerlo bene in mente».