Kazakistan, Nazarbaiev stravince le “elezioni farsa”. 26 anni di regime autoritario petrolifero-gasiero

Ai suoi due “avversari” l’1,6% e lo 0,7% dei voti

[27 aprile 2015]

Nursultan Nazarbaiev, già presidente e capo del Partito Comunista della Repubblica sovietica del Kazakistan e poi ininterrottamente presidente autoritario e statal-liberista del Kazakistan indipendente (ma fedelissimo alleato del governo putiniano russo) ha stravinto le elezioni anticipate che aveva convocato per aggirare qualche legge, far fuori qualcuno sospettato di infedeltà  e confermare senza ombra di dubbio che il nono Paese del mondo per estensione territoriale è saldamente nelle sue mani guantate di ferro e della sua cleptocrazia familiare petrolifera e  gasiera.

Lo scrutinio delle schede è stato poco più di una formalità ed ha fatto rimpiangere i tempi delle elezioni “bulgare” nell’Urss e nei Paesi del Patto di Varsavia: Kuandyk Turgankulov, il presidente della Commissione elettorale centrale, ha rapidissimamente comunicato che  Nazarbaïev aveva preso il 97,7% dei voti, una di quelle percentuali stratosferiche che fece dire a Silvio Berlusconi che era evidente che Nazarbaiev ed un altro campione dell’autoritarismo post-sovietico, il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko, erano amatissimi dai loro popoli, visto i risultati elettorali che ottenevano… certo che ora, pensando ai sondaggi riguardanti Forza Italia, Berlusconi deve avere molta nostalgia ed invidia per i trionfi elettorali dei dittatori ex comunisti con i quali aveva stretto amicizia.

D’altronde Nazarbaiev era andato sul sicuro: i due avversari che si era scelto – dopo aver annichilito ogni tipo di opposizione e le proteste dei lavoratori del settore gasiero-petrolifero –  erano solo delle comparse per dare una qualche giustificazione ad elezioni farsesche: Turgoun Syzdykov, il segretario del comitato centrale del fantomatico e collaborazionista Partito comunista popolare,  e Abelgazi Kussainov, il presidente della Federazione nazionale dei sindacati che in realtà l’organo del regime per tenere sotto controllo i lavoratori.  Syzdykov  ha preso l’1,6% dei voti e Kussainov appena lo 0,7%.

Quindi tutto fatto e tutto già deciso, anche se Turgankulov ha annunciato che i dati definitivi saranno resi noti dalla Commissione elettorale solo il 3 maggio.

I 17,5 milioni di kazaki hanno quindi riconfermato alla guida del Paese il 74enne Nazarbaiev, al potere dal 1989, dandogli addirittura più voti, visto che l’ultima volta era stato rieletto con il 95,5%. E’ chiaro che in Kazakistan, come in gran Parte dell’ex Urss, l’alternativa politica non esiste e che gli Stati autoritari “energetici” continuano ad utilizzare i peggiori metodi sovietici per imporre politiche autoritarie di stampo mercantilista ed oligarchico.

La Costituzione del Kazakistan vieta di eleggere per più di due mandati di fila la stessa persona a presidente della Repubblica, ma lo stesso Nazarbaiev ha fatto inserire la clausola che questo non vale per il padre della patria, cioè per lui, solo presidente del Paese e solo uomo al comando, circondato da complici e da comparse.