Il mega-oleodotto Keystone XL non si farà più? Sporco e antieconomico

Trump diceva che era essenziale. TransCanada non è sicura che ce ne sia più bisogno

[1 agosto 2017]

A marzo, il presidente Usa Donald Trump, circondato da parlamentari repubblicani e dall’amministratore delegato di TransCanada, Russ Girling, annunciò in pompa magna che la sua amministrazione aveva deciso di dare il via libera alla controverso e gigantesco oleodotto  Keystone XL, bloccato da Barack Obama e osteggiato fortemente dalle comunità locali e dalle associazioni ambientaliste statunitensi. Trump assicurò che per il Keystone XL i giochi erano fatti e che niente avrebbe impedito di trasportare il petrolio delle sabbie bituminose dell’Alberta – il più inquinante del mondo – dal Canada fino alle coste texane del Golfo del Messico.

Ma ci hanno pensato la realtà e l’economia a far scemare il trionfalismo fossile di The Donald: la settimana scorsa, TransCanada, la multinazionale che dovrebbe realizzare la Keystone XL pipeline, ha annunciato che sta cercando clienti a cui vendere il petrolio che dovrebbe essere trasportato dall’oleodotto. E il progetto ha ancora bisogno di approvazione da una commissione di regolamentazione di Nebraska, che probabilmente non arriverà fino alla fine di novembre. Come scrive Natasha Geiling su ThinkProgress, «Considerati insieme, questi sviluppi suggeriscono che la pipeline – contro la quale attivisti, comunità indigene e proprietari terrieri del Midwest hanno lottato per quasi un decennio – alla fine potrebbe non essere costruita».

Paul Miller, a capo del liquid pipelines business  di TransCanada ha detto agli investitori: «Quando sarà il momento, faremo una valutazione del sostegno commerciale e delle approvazioni del regolamentatore  Se decideremo di proseguire con il progetto, avremo ancora bisogno di 6 o 9 mesi per allestire alcune delle squadre di costruzione, eccetera, il che sarebbe seguito da un periodo di due anni per la costruzione». Questo significa che, se dovesse tutto andare per il verso giusto per Trans Canada, l’oleodotto  Keystone XL non sarà operativo fino al 2020 e che il futuro del progetto dipenderà, almeno in parte, dall’evoluzione del mercato petrolifero internazionale. Quando il progetto venne proposto nel 2008, i prezzi del petrolio erano appena superiori a 70 dollari al barile, poi salirono a più di 90 dollari al barile tra il 2010 e il 2014. Ma da allora i prezzi del petrolio sono calati rovinosamente a  meno di 50 dollari al barile nel 2015.

Nel 2015, quando l’amministrazione Obama bocciò la licenza del Keystone XL, molti dei potenziali clienti ne approfittarono per disimpegnarsi e TransCanada ha quindi dovuto nuovamente aprire la caccia agli investitori e dice che completerà la ricerca entro la fine di settembre.

La Keystone XL pipeline dovrebbe consentire di esportare il petrolio delle sabbie bituminose canadesi lavorato dalle raffinerie texane e per farlo il Congresso Usa alla fine del 2015 tolse il divieto di esportare petrolio all’estero. Ma il viaggio dalla Costa del Golfo fino all’Asia è lungo e questo significa che i potenziali investitori o clienti potrebbero essere più interessati a oleodotti che raggiungano direttamente la costa pacifica del Canada.

David Turnbull, direttore campagne di Oil Change International, ha ribadito che «Keystone XL sarebbe un disastro per il nostro clima e le nostre comunità, e ciò che deve soprattutto fare  il CEO di TransCanada è prima di tutto domandarsi questo. Non c’è semplicemente alcun motivo per costruire questo oleodotto pericoloso e metterci tutti a rischio».

Oltre che con l’economia, i sostenitori del Keystone XL dovranno continuare a fare i conti con una forte opposizione: i proprietari di terreni che dovrebbero essere attraversati dalla pipeline, tribù indiane e ambientalisti hanno appena avviato il uovo progetto Solar XL che punta a realizzare impianti fotovoltaici proprio sul tracciato previsto per l’oleodotto. Sara Shor, responsabile della campagna per 350.org ha sottolineato che «Solar XL sta dimostrando ciò che è possibile su larga scala: un’economia energetica rinnovabile che non sacrifica le nostre comunità o il nostro clima. Mettendo pannelli solari sul percorso proposto della Keystone XL pipeline aiuteremo le famiglie dei nebraskans a rifiutarsi di cedere all’avidità dell’industria dei combustibili fossili».

Oltre a manifestazioni simboliche come Solar XL, o piantare il grano sacro lungo il percorso dell’oleodotto con me stanno facendo da 4 anni la Cowboy Indian Alliance e Bold Nebraska, chi si oppone al Keystone Xl guarda con speranza a quanto deciderà la Nebraska public service commission, che potrebbe dare il colpo finale al progetto. La Geiling spiega ancora: «La commissione è composta da cinque amministratori pubblici e ha la parola definitiva sul fatto che la pipeline possa essere costruita lungo il suo percorso attuale. La commissione dovrà tenere una serie di udienze in agosto. In definitiva, la commissione deciderà se l’oleodotto è “interesse pubblico” dello Stato del Nevada». Però la Commissione non può prendere in considerazione la sicurezza del progetto, visto che  la Nebraska pipeline-siting law  le vieta di occuparsi di rischi o dell’impatto delle potenziali perdite. Ma associazioni come Bold Nebraska sono molto preoccupate proprio per la sicurezza  e fanno notare che il percorso proposto del Keystone Xl  passerebbe entro il miglio di distanza da più di 2.300 pozzi di acqua potabile solo nel Nebraska .

Poi ci sono le azioni legali contro l’oleodotto promosse da grandi associazioni ambientaliste come Sierra Club, Natural resources defense council (Nrdc) e Friends of the Earth che accusano l’Amministrazione di Trump di aver violato il National Environmental Policy Act,  basandosi su uno studio triennale di impatto ambientale, quando ha concesso il permesso a TransCanada. Infatti quello studio afferma che i prezzi del petrolio non sarebbero mai scesi sotto i 100 dollari al barile per tutta la durata di esercizio della Keystone XL pipeline, quando i prezzi del petrolio erano ben sotto quella cifra da  più  di due anni.

Anthony Swift, direttore del Canada Project dell’Nrdc, conclude: «L’Amministrazione Trump ha violato la legge approvando arbitrariamente la pipeline Keystone XL delle sabbie bituminose. E ha ignorato le richieste pubbliche di aggiornare e correggere la Dichiarazione di impatto ambientale richiesta che avrebbe dovuto portare a una conclusione: l’oleodotto più sporco sul pianeta che attraverserebbe il cuore dell’America metterebbe a grave rischio la nostra terra, l’acqua e il clima. Stiamo chiedendo alla Corte di porre fine al Keystone XL una volta per tutte».