La notte buia della Corea del Nord vista dallo spazio

[25 febbraio 2014]

Sorvolando l’Asia orientale gli astronauti dell’International Space Station (Iss) hanno scattato delle immagini notturne della penisola coreana, con la Repubblica democratica popolare di Corea (Rdpc) che appare come un buco nero nell’esplosione di luci della Corea del Sud e della Repubblica popolare della Cina.

Come spiegano all’Earth Observatory della Nasa «a differenza delle immagini diurne, le luci della città di notte illustrano drammaticamente la relativa importanza economica delle città, così come misurano la loro relativa dimensione».

La foto è stata scattata il 30 gennaio 2014, con una fotocamera digitale Nikon D3S che utilizza un obiettivo 24 millimetri, ed è stata fornita dall’ ISS Crew Earth Observations Facility e dell’Earth Science and Remote Sensing Unit del Johnson Space Center.

Guardando la penisola coreana di notte è subito evidente che la città più grande,  Seoul, è una città importante e che il porto di Gunsan ha minore importanza. Nell’area metropolitana di Seoul vivono 25,6 milioni di persone, più della metà dei cittadini sudcoreani, mentre la popolazione di Gunsan è di 280.000 abitanti.

Ma la  Corea del Nord, con i suoi 25 milioni di abitanti, è quasi completamente buia. «La terra buia appare come se fosse una macchia di acqua che unisce il Mar Giallo al Mar del Giappone – evidenziano alla Nasa – La sua capitale, Pyongyang, appare come una piccola isola, nonostante abbia una popolazione di 3.260.000 (nel 2008). L’emissione di luce da Pyongyang è equivalente alle città più piccole della  Corea del Sud».

Di notte le coste sono spesso molto evidenti, come dimostra la costa orientale illuminata della Corea del Sud. Ma la costa della Corea del Nord è praticamente impossibile da rilevare. Differenze che si capiscono bene guardando il consumo pro-capite di energia delle due Coree: in Corea del Sud è di 10.162 chilowattora, e nella Rpdc di 739 chilowattora.

Questa immagine praticamente dice tutto su come la dittatura nazional-stalinista della dinastia dei Kim ha ridotto la Corea del Nord, dove tra le poche fioche luci che rischiarano il buio non ci sono certo i campi di prigioni. Nei quali, come ha documentato un recente rapporto Onu, langue e muore buona parte della popolazione del buio regno del terrore di Kim Jong Un.

E pensare che lo stemma della Repubblica democratica popolare di Corea  raffigura una centrale idroelettrica con un traliccio dell’alta tensione, un bacino sovrastato da montagne innevate  e dalla stella rossa del comunismo, incorniciato – a sottolineare l’abbondanza e la prosperità – da fasci di riso. Un simbolo che sembra la semplificazione grafica ed agiografica di una famosa frase di Lenin: «Il socialismo è il potere sovietico più l’elettrificazione di tutto il paese». Ma la dittatura dinastica dei Kim sembra rifarsi ad un altro famoso slogan, quello del titolo della canzone-manifesto del gruppo punk italiano  Cccp – Fedeli alla linea: «I Soviet più l’elettricità non fanno il comunismo!».

Nel buio regime di Kim Jong probabilmente oggi anche Vladimir Il’ič Ul’janov Lenin sarebbe in un campo di prigionia e rieducazione per aver  violato i sacri principi dell’ideologia del Juche, che ha trasformato il marxismo-leninismo in un cupo delirio ipernazionalista ed in un militarismo necrofilo che hanno avuto eguali solo nella Germania nazista e nella Cambogia dei Khmer Rossi.