La Corte di giustizia Ue ok alle misure restrittive contro il colosso russo dell’energia Rosneft

[28 marzo 2017]

Le misure restrittive adottate dall’Ue al tempo della crisi dell’Ucraina nei confronti del colosso russo dell’energia Rosneft sono valide: con sentenza di oggi la Corte di Giustizia europea afferma la sua competenza in tale ambito e conferma la legittimità delle misure.

Le misure restrittive sono state  imposte dal Consiglio nel 2014 con lo scopo di aumentare il costo delle azioni condotte dalla Russia contro la sovranità dell’Ucraina. Nello specifico tali misure hanno limitato alcune operazioni finanziarie e l’esportazione di determinati beni e tecnologie sensibili, hanno ristretto l’accesso di alcuni enti russi al mercato dei capitali e hanno vietano la fornitura di servizi necessari per determinate operazioni petrolifere. E hanno colpito alcune società russe fra cui la Rosneft, specializzata nel settore del petrolio e del gas. La quale ha contestato dinanzi all’Alta Corte di giustizia britannica la validità delle misure restrittive adottate dal Consiglio e delle misure di esecuzione adottate dal Regno Unito.

Ma il giudice nazionale ha sollevato la questione alla Corte Ue chiedendo se, da un lato, il Regno Unito in caso di violazione delle misure restrittive, possa introdurre sanzioni penali prima che la Corte abbia precisato il significato dei termini impiegati dal Consiglio e se, dall’altro, le misure restrittive riguardino il trattamento dei pagamenti da parte delle banche e vietino l’emissione di certificati internazionali di titoli che rappresentano azioni emesse prima dell’adozione delle misure di cui trattasi.

Secondo la Corte – che ritiene di essere competente a pronunciarsi sulla validità di un atto adottato in base alle disposizioni relative alla politica estera e di sicurezza comune – non sussiste alcun elemento che neghi la validità della decisione o del regolamento. Inoltre evidenzia che l’accordo di partenariato e di cooperazione tra l’Unione europea e la Russia non ostacola l’adozione di tali atti, fra l’altro sufficientemente motivati dal Consiglio.

Le misure adottate hanno lo scopo di aumentare il costo delle azioni condotte dalla Russia contro la sovranità dell’Ucraina, hanno quindi conseguenze negative per alcuni operatori. Conseguenze, però, giustificate dall’importanza degli obiettivi. Per questo l’ingerenza nella libertà d’impresa e nel diritto di proprietà della Rosneft non può essere considerata sproporzionata.

La Corte inoltre dichiara che uno Stato membro può introdurre sanzioni penali prima che la Corte abbia precisato il significato dei termini impiegati dal Consiglio. Perché nel frattempo lo Stato può garantire l’effettiva attuazione della normativa.

Sul fronte del trattamento dei pagamenti da parte delle banche la Corte afferma che le misure restrittive non lo riguardino. Afferma che il legislatore dell’Unione avrebbe usato termini diversi da «assistenza finanziaria» se avesse inteso sottoporre il trattamento di qualsiasi bonifico bancario a una domanda di autorizzazione supplementare, e precisa che non viene stabilito né il congelamento dei beni né le restrizioni in materia di trasferimento di fondi.

La Corte però dichiara che le misure vietano l’emissione di certificati internazionali di titoli che rappresentano azioni emesse prima dell’adozione delle misure di cui trattasi.