La crisi Ucraina pilotata da Putin per la crisi in energia

[4 marzo 2014]

Ho letto l’articolo di Mazzantini su greenreport.it del 3.3.14 e non condivido l’opinione che Putin invada la Crimea per non dare in mano l’energia della Ucraina, in particolare lo shale gas, in mano Usa-Chevron.

Che gli americani girino il mondo per imporre le loro tecnologie di fracking è vero, ma bisogna vedere chi mette i soldi perché l’Ucraina ha dato in giro molti dati su riserve taroccate come fece la Polonia che accertò poi solo il 10% e l’Eni è scappata a gambe levate annullando rilevanti investimenti polacchi. La manovra di Putin è molto più articolata perché vuol tenere sulla corda i suoi acquirenti gas che stavano negoziando con Gazprom sconti rilevanti dato che il gas caro non gira più in centrali gas, gasdotti ed hubs. Merkel parlò e negoziò coltello in bocca con Putin ed ottenne uno sconto del 20-30 %. Noi inviammo anni fa il Cavaliere che non vedevo coltello in bocca, anzi col colbacco, che non si fece scontare nulla. Poi Scaroni che avrebbe dovuto adire all’arbitrato internazionale ha concordato uno sconticino che oggi Putin cerca di levare con la crisi Ucraina ben pilotata da Lui. Clini se ricordate diede il permesso di usare oil all’Enel e credo che sia ancor oggi una rendita.

Un Governo italiano saggio doveva capire al volo questa tecnica al rialzo permanente inducendo crisi ucraine di Putin ma si fecero errori vistosi prima con il Cavaliere, poi con Passera che doveva negoziare 140 miliardi di investimenti in Italia tra Russi ed Arabi. I Russi comprarono le raffinerie in vendita dei nostri presidenti calcistici Garrone e Moratti ma poi vista la overcapacity gas ,si defilarono. Gli Arabi si limitarono all’investimento hub nel delta (Qatar) ma poi preferirono qualche manciata di immobili e moda (Governo Letta). Recchi, Presidente Eni, ci promise miliardi su miliardi di investimenti da Davos ma nessuno li ha visti(forse voleva prima la riconferma del posto ben remunerato).

L’Ucraina dovrebbe investire cifre enormi nello shale gas 50 miliardi almeno, ma gli Americani stanno già  investendo 100 miliardi negli Usa dato che lì sono proprietari dei pozzi scavati, mentre in EU-28 ed Ucraina il pozzo è dello Stato che da solo una licenza sottoposta a royalties (70% in Arabia, da noi nel gas è quasi nulla).

Chi vincerà? Ovvio Putin e la sua lungamano Gazprom. Chi perderà? L’Italia perché non è in grado di affrancarsi dal gas producendo dell’idroelettrico moderno da convertire in syngas (i tedeschi lo fanno dal vento, reuse CO2 e fogne).Noi in Italia abbiamo il problema del reuse Co2, dei trattamenti acque, del carbone pulito che produce syngas, dei rifiuti che trattati al plasma produrrebbero syngas, ma una classe energetica non preparata e dei burocrati ministeriali vissuti a pane e fossile, ci vorrebbe far comprare ancora più gas per buttarlo poi via o farsi pagare il capacity payments gas-coal o le bad centrali gas riserviste. Siamo veramente stupidi perché cadiamo nella trappola di Putin che prende 2 piccioni con 1 fava: si riprende la Crimea per le sue basi e usa la crisi ucraina come arma deterrente per aumentare i prezzi del gas.

Pier Luigi Caffese, consulente energetico

Ringraziamo il dottor Caffese per il suo interessante intervento e, lasciando da parte il “carbone pulito” sul quale abbiamo opinioni differenti, facciamo notare che l’articolo di Umberto Mazzantini non rappresenta l’opinione della redazione sul quadro energetico che fa da scenario alla rivoluzione Ucraina ed all’occupazione/secessione/annessione della Crimea, ma presenta il punto di vista (ci pare molto importante ed inquietante) del think thank iperliberista Conservative Home e di un “mostro sacro” della destra economica mondiale come Lord Nigel Lawson, che sono di quanto più lontano ci sia dalla nostra visione del mondo, dell’economia, dell’energia e dell’ambiente. Per il resto, sul “bluff” del fracking le nostre opinioni sono ben note e, soprattutto per quanto riguarda i risvolti italiani della crisi Ucraina, ci troviamo in gran parte d’accordo con il dottor Caffese.

La redazione