Riceviamo e pubblichiamo

La foresta di Hambach e la questione energetica tedesca

Una battaglia ecologista di successo che può aiutare a comprendere l'ascesa dei Verdi in Germania

[2 novembre 2018]

«Oggi festeggeremo. È un grande giorno per la protezione dell’ambiente e del clima». Con queste parole ambientalisti e Ong hanno accolto la sentenza della corte della Renania settentrionale-Westfalia (Germania) che vieta l’espansione di una miniera di lignite – un carbone altamente inquinante – ai danni dell’antica foresta di Hambach. Tale decisione sarà valida fino a che non sarà stabilito se la foresta sarà protetta dalla direttiva europea Habitat (n. 92/43/CEE) relativa alla conservazione della biodiversità.

Dal 2012, numerosi attivisti si sono accampati nella foresta costruendo abitazioni sulla cima degli alberi ed organizzando azioni di disobbedienza civile. Da settembre 2018, tuttavia, la polizia e le forze di sicurezza di Rwe – la compagnia elettrica proprietaria del terreno – hanno iniziato le procedure di sgombero per far procedere i lavori di disboscamento ed esplorazione del suolo. Di fronte alle manovre delle forze dell’ordine e alla tragica morte di un giornalista caduto da un albero, si è attivata un’enorme mobilitazione da tutta Europa in segno di solidarietà. Sabato 6 ottobre, il giorno successivo alla decisione della corte, circa 50.000 persone – secondo le stime di Friends of the Earth, una rete di organizzazioni ambientali – si sono radunate per chiedere la fine dell’estrazione di carbone in Germania. In quest’occasione, HubertWeiger, a capo di Friends of the Earth Germania ha dichiarato: «Non ho mai visto una mobilitazione così grande per il clima. Abbiamo mandato un messaggio molto chiaro contro l’utilizzo del carbone».

Questa (temporanea) vittoria è particolarmente significativa per la lotta al cambiamento climatico. Il carbone è infatti uno dei combustibili fossili più altamente inquinanti e la comunità internazionale, durante La Cop21, si è impegnata a chiudere entro metà secolo tutte le centrali elettrichea carbone. Tuttavia, il caso della foresta di Hambach non rappresenta solo una vittoria per l’ambiente, bensì testimonia le difficoltà incontrate dalla Germania nel completamento della “transizione verde” (Energiewende) annunciata dalla cancelliera Angela Merkel nel 2010. L’immagine della Germania come Paese fortemente impegnato nella protezione dell’ambiente e nello sviluppo di tecnologie pulite si sta infatti offuscando e la stessa cancelliera Angela Merkel, in più occasioni definita “climatechanchellor” ovvero cancelliera del clima, sta vendendo svanire la sua “leadership verde” a favore dell’avanzata dei Verdi. Lo scorso giugno, la notizia che la Germania non riuscirà a raggiungere i propri obiettivi per il 2020 sulla riduzione delle emissioni di CO2 ha fatto interrogare molti commentatori sull’apparente contraddizione che questo paese sta vivendo in tema ambientale. Parte della risposta si può trovare nella foresta di Hambach.

L’atteggiamento tedesco nei confronti del carbone è stato fortemente criticato da diverse organizzazioni ambientali. Solamente da giugno 2018 il governo ha predisposto una commissione per discutere modalità e tempistiche di allontanamento dal carbone e ancora nessun risultato è stato prodotto. In questo stato di incertezza, il carbone rappresenta ancora circa il 40% della produzione elettrica nazionale, superando di fatto la produzione per mezzo di rinnovabili (33%). Per iniziare a comprendere questa apparente contraddizione, è utile considerare che il carbone è strategico nei piani di sicurezza energetica e nell’economia tedesca. Come riportato da Clean Energy Wire – un’organizzazione indipendente e non-profit – circa 20.000 persone sono direttamente impiegate nel settore della lignite, e molte di più indirettamente. L’eliminazione del carbone in Germania, dunque, è afflitta dalla ricerca di un compromesso tra economia ed ambiente.

In un contesto politico instabile, l’episodio della foresta di Hambach presenta quesiti che risuonano a livello nazionale e che possono aiutare a comprendere le recenti dinamiche politiche.

di Marco Immovilli