La marijuana Usa cerca di diventare più green risparmiando energia, ma è difficile

Troppa marijuana indoor coltivata con elevato consumo di energia fossile

[26 gennaio 2016]

Marijuana

Secondo il Seventh Northwest Conservation and Electric Power Plan, nei prossimi 20 anni i coltivatori di marijuana nel Northwest utilizzerannno tanta energia quanto ne serve ad alimentare 200.000 abitazioni, infatti far crescere la marijuana  nel fresco Washington o nell’Oregon è un’attività energivora: 4 piantine richiedono tanta energia quanto ne consuma 29 frigoriferi.

Ma il Kuow.org, un sito news & informations  di Seattle, dice che, dopo qualche esitazione, le utility dello Stato di Washington stanno ora incentivando i coltivatori di marijuana a ridurre il loro consumo energetico.

Alla  Trail Blazin’ Productions di Bellingham, Juddy Rosellison coltiva marijuana al chiuso utilizzando  luci a LED e spiega che hanno pro e contro di LED: «producono rendimenti più bassi rispetto alle luci tradizionali ad alta intensità, ma la loro performance è migliorata nel tempo. I LED utilizzano molta meno elettricità e generano molto meno calore.  La nostra bolletta elettrica è probabilmente la metà di quello che dovrebbe essere e le bollette per la a nostra aria condizionata sono probabilmente il 70% in meno». Ma spesso i LED e  altre tecnologie per il risparmio energetico costano molto di più rispetto quelle tradizionali, per questo nel 2015  Rosellison ha ricevuto dalla Puget Sound Energy (PSE), l’utility locale, un finanziamento da 150.000 dollari per pagare per le attrezzature più efficienti.

Il prestito, ampliamente pubblicizzato, ha fatto scalpore perché il destinatario è un coltivatore di  marijuana, ma le utility ad azionariato diffuso, come PSE, sono state tra i primi ad offrire incentivi alle imprese della marijuana legale per trasformarsi in attività energeticamente efficienti. Jason Teller, vicepresidente della PSE spiega che «Abbiamo attuato lo stesso approccio che avremmo tenuto qualsiasi grande cliente che fa un utilizzo intensivo di energia, abbiamo il dovere di portare avanti attività  di conservazione ragionevoli e lo abbiamo fatto».

Il problema è che la PSE produce energia con la stessa percentuale di carbone e idroelettrico e, in minor misura, col gas e che la prodizione di marijuana statunitense potrebbe far aumentare la domanda di energia e quindi le emissioni di CO2. Inoltre Teller ha detto a Kuow.org che diversi coltivatori non  sono soddisfatti dei risultati che si ottengono co i LED e preferiscono pagare bollette più salate ma continuare ad utilizzare l’illuminazione tradizionale e più aria condizionata.

Le utility stanno iniziando, con molta cautela, ad offrire sconti ai coltivatori della marijuana “green”. Ma secondo la legge federale la  marijuana è ancora illegale e queste utility non fanno troppa pubblicità agli incentivi per non avere noie e per mettere gli acquisti le forniture di energia che ricevono dalla Bonneville Power Administration  o le sovvenzioni federali

Scott Thomsen, portavoce di Seattle City Light, ha detto che «L’utility ha concluso che si può lavorare tranquillamente con i coltivatori di marijuana fino a quando il programma non è destinato specificatamente alla marijuana. Viene classificato come “indoor agriculture”. Siamo agnostici rispetto al prodotto che viene coltivato. Siamo più preoccupati per il tipo di illuminazione e di riscaldamento, di ventilazione e raffreddamento che si sta utilizzando. Finora City Light ha accordi con quattro attività agricole per realizzare adeguamenti dell’efficienza energetica», ma non fa nessun tipo di sconto.

Anche lo Snohomish County Public Utility District non prevede incentivi per l’efficienza energetica per i coltivatori di marijuana, ma il suo portavoce, Neil Neroutsos, ha detto che stanno monitorando quello che stanno facendo le altre  utility e che nel 2016 potrebbero riesaminare la decisione.

Thomsen ha sottolineato che «I coltivatori di marijuana, insieme a data center e alle auto elettriche, costituiscono alcuni dei nuovi clienti affamati di energia della Seattle City Light». A Seattle ci sono 17 coltivatori di marijuana, ma potrebbero arrivare a 100 e Thomsen dice che potrebbero consumare più o meno quanto 100 data center: «Per fare un confronto, questo tipo di agricoltura usa circa 300 kilowattora per piede quadrato. Un tipico edificio per uffici a Seattle utilizza circa 18 kilowattora per piede quadrato».

L’energia di Seattle, considerata una delle città più alternative, progressiste ed ecologiche del mondo, è in gran parte idroelettrica, quindi la marijuana coltivata nell’area della capitale dello Stato di Washington non ha la stessa impronte di carbonio di quella delle zone dove le piantagioni vengono alimentare con energia proveniente dalle centrali a carbone. Thomsen comunque è fiducioso perché la crescente efficienza energetica sta aiutando mantenere la domanda globale costante, nonostante la crescita della popolazione della zona.

Nello Stato di Washington la maggior parte della marijuana legale viene coltivata al chiuso e secondo il Washington State Liquor and Cannabis Board, il 5% delle licenze dei coltivatori di marijuana sono indoor, mentre il 22% è all’aperto e il 24% utilizza entrambi i metodi.

Alex Cooley, uno dei fondatori di Solstice, che produce marijuana a Seattle, è un cliente di City Light e racconta che all’inizio l’utility ha respinto i suoi progetti, ma più recentemente «La marea è cambiata», però la Solstice utilizza i LED d solo per una parte del ciclo di crescita della marijuana, perché, spiega Cooley, «Non produce il tipo di cannabis che vogliamo produrre» e così la cannabis indoor non strapperebbe un prezzo alto. Comunque la Solstice sta anche sperimentando altri metodi, in un angolo del loro impianto coltiva piante madri che forniscono il DNA per la marijuana he crescono crogiolandosi alla luce LED stanno  preservando le talee da quelle piante. Altre piantine vengono fatte crescere sotto una luce LED rosata. Solstice sta anche aprendo un impianto produttivo molto più grande, nel quale ha investito 8 milioni di dollari. Ma Cooley preferirebbe investire nelle coltivazione di marijuana sotto il sole: «Abbiamo una fattoria di 44 acri, abbiamo un piano decennale per 10 serre. Sul nostro radar c’è davvero molto. Ma al momento.

gli investitori non sono disposti a finanziare questo tipo di progetto».