La mobilità elettrica italiana bloccata dal decreto che non c’è

Decine di milioni di euro già stanziati per l’installazione delle centraline di ricarica continuano a rimanere chiusi in un cassetto, anno dopo anno

[30 gennaio 2018]

È trascorso esattamente un anno quando Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente del Parlamento, denunciava come l’Italia stesse tralasciando i fondi europei messi a disposizione dell’Italia per la mobilità elettrica – e in particolare per l’installazione delle centraline di ricarica –, rinunciando alla creazione di un’infrastruttura importante per il futuro, per il turismo, per la creazione di un nuovo comparto industriale ad alto contenuto tecnologico.

Tutto questo, inoltre, nonostante la gran parte delle regioni avesse già provveduto a quanto di loro competenza per la pianificazione, lo sviluppo e la valutazione di progetti per la ricarica delle auto a batteria.

Già nel dicembre 2016, d’altra parte, era stata la Corte dei Conti a invitare il ministero dei Trasporti ad una massima accelerazione nell’attuazione dei progetti solo appena avviati, per ottemperare a quanto l’Unione europea riteneva prioritario ed urgente. Ciononostante, ad un anno di distanza, ancora nulla di concreto è accaduto.

Fu accolta con fiducia, nel giugno scorso, l’approvazione da parte del Cipe dell’accordo di programma tra Stato e Regioni per la rete infrastrutturale di ricarica, cui seguirono annunci e promesse dal governo. Ma l’attivazione del piano sta ancora attendendo un decreto del presidente del Consiglio dei Ministri, e il divario con il resto d’Europa in questo lasso di tempo non ha fatto che aumentare.

In questo scenario, lo ricordiamo, l’Italia presenta il parco auto più vecchio d’Europa, la casa automobilistica di bandiera non ha progetti a medio termine di auto elettriche, si vendono un decimo delle auto elettriche che vengono vendute in Francia e Germania, mentre pure la Spagna ha ormai varato anche un piano di incentivazione all’acquisto di auto ad emissioni zero. Anche i continui richiami Ue all’Italia sui livelli di PM10 e NOx sembrano arrivare ovattati dal rumore della campagna elettorale.

La domanda allora è questa: cosa aspetta il Governo ad approvare il decreto necessario per poter spendere le risorse già assegnate alle singole Regioni? Perché nonostante il via libera del Cipe e l’intesa raggiunta in sede di Conferenza unificata il decreto non è stato ancora sbloccato?

Questo disinteresse, oltre a costare caro in termini di salute – si ricorda che la pianura padana è una delle aree più inquinate d’Europa, e la stessa Ue stima che l’inquinamento atmosferico sia responsabile nel nostro Paese di 66mila morti premature ogni anno – potrebbe costare anche sanzioni importanti dall’Europa.

Intanto, i cittadini, i comuni e le regioni stanno ad aspettare, e possedere un veicolo a zero emissioni oggi in Italia è una condanna all’abbandono a se stessi, invece di essere incentivato.