La mossa del cavallo: e se usassimo il carbon pricing per finanziare la sanità e l’istruzione pubbliche? (VIDEO)

Abolendo i finanziamenti ai combustibili fossili molti Paesi poveri potrebbero rispettare parte degli Obiettivi di sviluppo sostenibile

[7 agosto 2018]

In molti Paesi del mondo, come l’Italia,  i sistemi sanitari, l’acqua potabile e l’istruzione sono la normalità, ma in molte parti del mondo centinaia di milioni di persone non hanno accesso sufficiente a questi beni pubblici di base. Ora lo studioMobilizing Domestic Resources for the Agenda 2030 via Carbon Pricing. Nature Sustainability”, pubblicato su Nature Sustainability da un team di ricercatori del  Potsdam-Institut für Klimafolgenforschung (PIK) e del Mercator Research Institute on Global Commons and Climate Change (MCC) di Berlino dice che i carbon prices, o se preferite le carbon tax,  potrebbero rendere disponibili notevoli risorse finanziarie per centrare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable development goals – Sdg) globali stabiliti dall’Onu e che «Allo stesso tempo, il carbon pricing potrebbe essere un contributo fondamentale per raggiungere gli obiettivi climatici globali e limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°  C entro la fine del secolo».

Il principale autore dello studio, Max Franks del PIK, spiega che «Attualmente abbiamo un duplice problema. C’è un’enorme sotto-fornitura dei beni pubblici di base necessari come i sistemi della sanità pubblica, l’accesso alla scuola le e all’acqua pulita. D’altro lato, le emissioni di gas serra sono ancora in aumento e c’è un sovra-utilizzo dell’atmosfera, un bene comune globale, come spazio di smaltimento per queste emissioni. Finora, i due problemi sono stati trattati soprattutto separatamente. Ma se si guarda contemporaneamente al clima e alle politiche di sviluppo sostenibile, si scopre che il carbon pricing potrebbe effettivamente affrontare simultaneamente ed efficacemente entrambi i problemi».

I ricercatori tedeschi sono convinti che passare dagli attuali sussidi ai combustibili fossili a mettere un prezzo al carbonio o una carbon tax sulle missioni di CO2 anidride carbonica potrebbe produrre entrate aggiuntive per i governi per finanziare lo sviluppo sostenibile ed evidenziano che «Solo riorientare i sussidi per i combustibili fossili potrebbe coprire completamente il fabbisogno di finanziamento pubblico per gli Sdg in Egitto, e in larga misura in altri Paesi a reddito medio-basso dell’Africa subsahariana, come il Togo, la Repubblica del Congo e il Senegal». Franks  aggiunge: «Inoltre, le entrate di una riforma fiscale combinata che elimini le sovvenzioni e le sostituisca con un sostanziale carbon pricing potrebbero fornire oltre i due terzi dei fondi pubblici necessari per l’agenda Sdg per diversi Paesi dell’Asia meridionale e sud-orientale. In India, come dimostra il nostro studio, potrebbe essere coperto oltre il 90% dell’intero fabbisogno di finanziamento pubblico per gli Sgd, quindi c’è davvero un enorme potenziale per utilizzare il carbon price per la sanità, l’istruzione e altri beni pubblici».

Ma sono gli stessi ricercatori del PIK a far notare un paradosso: quello dei Paesi poveri che finanziano le multinazionali petrolifere. «Nei Paesi meno sviluppati dell’Africa sub-sahariana, tuttavia, il potenziale di finanziamento delle entrate provenienti dal carbonio è spesso superato dalle esigenze di sviluppo particolarmente forti», sui legge nello studio che pure identifica alcuni Paesi come Burundi, Mauritania, Nigeria, Repubblica del Congo, Senegal, Swaziland, Togo, Uganda e Zimbabwe. nei quali  il carbon pricing  potrebbe contribuire ad oltre un quinto dei fondi pubblici necessari per rispettare gli Sdg.

Un altro autore dello studio, Kai Lessmann del PIK, ricorda che «Attualmente i governi sovvenzionano i combustibili fossili a sostegno di determinate industrie per mantenere bassi i prezzi del carburante per i consumatori. Questo non è solo un onere per l’ambiente, ma anche per i bilanci nazionali. Per dare un’idea, nei Paesi che abbiamo analizzato, l’importo totale speso per i sussidi per i combustibili fossili sarebbe stato sufficiente a finanziare il 20% del fabbisogno totale di finanziamenti pubblici previsto per gli Odg, Togliere questi sussidi libererebbe consistenti fondi pubblici nazionali per altri utilizzi urgenti, come l’alleviamento della povertà estrema. Naturalmente, carbon prices nazionali, invece dei sussidi ai carburanti, genererebbero ancora più fondi pubblici. Allo stesso tempo, questo potrebbe essere un modo efficace per ridurre le emissioni di biossido di carbonio in tutta l’economia».

Gli scienziati tedeschi hanno confrontato il potenziale di mobilitazione delle risorse nazionali con la rimozione di tutti i sussidi sui combustibili fossili e, in una seconda fase, hanno messo insieme quesati dati con un prezzo del carbonio coerente con il limite massimo dei 2° C  di riscaldamento globale stabilito dall’Accordo di Parigi. Sulla base del Fifth Assessment Report dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), lo studio ipotizza che  si inizi con 40 dollari per tonnellata di CO2 nell’anno nel 2020, per salire a 175 dollari nel 2030. «Per mettere questi prezzi in prospettiva  – dicono al PiK – il Regno Unito è stato in grado di compiere un primo passo importante nella mitigazione dei cambiamenti climatici introducendo un prezzo del carbonio di £ 18 (US $ 25) per tonnellata di CO2 nel 2013, che era già sufficiente per eliminare gradualmente il carbone. Effetti di interazione come la riduzione del reddito nei Paesi esportatori di combustibili fossili, o effetti di crescita positivi dovuti a una migliore salute, istruzione e infrastrutture non possono essere prese in considerazione, quindi i risultati dovrebbero essere presi con un pizzico di buonsenso e dovrebbero fornire informazioni sull’entità del potenziale piuttosto che sui numeri esatti. Tuttavia, resta chiaro che le entrate supplementari che diventeranno disponibili per le finanze pubbliche sono piuttosto consistenti, in particolare con il carbon pricing».

Ottmar Edenhofer, economista capo e direttore designato del PIK e direttore dell’MCC, conclude: «Passare dai sussidi per i combustibili fossili al carbon pricing potrebbe dare un contributo chiave allo sviluppo sostenibile in Asia e in Africa, coprendo una parte significativa dei fondi pubblici necessari. Abbiamo scoperto che il carbon pricing potrebbe bilanciare le dimensioni della politica climatica e l’agenda per lo sviluppo sostenibile e contribuire a raggiungere gli obiettivi climatici globali e allo stesso tempo progredire verso lo sviluppo sostenibile. Anche il sostegno pubblico a dare un prezzo al carbonio potrebbe aumentare con la consapevolezza che il riciclo  dei proventi del carbon pricing per finanziare gli Sdg produce enormi benefici per un’ampia popolazione. Un importante messaggio  che viene dal nostro lavoro è che le politiche di sviluppo dovrebbero concentrarsi sulla costruzione di capacità locali per il rafforzamento delle amministrazioni fiscali, in particolare con l’obiettivo di attuare il carbon pricing».

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