La nazionale di calcio giapponese si allenerà a Fukushima per le Olimpiadi del 2020

Mossa propagandistica di Tepco e governo per dimostrare che la bonifica nucleare procede bene

[2 novembre 2016]

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Il complesso sportivo di Fukushima, che attualmente è la base per i lavori di bonifica della centrale nucleare di Fukushima Daiichi, danneggiata dal terremoto/tsunami dell’11 marzo 2011 e dove è ancora in corso la più grande catastrofe del nucleare civile dopo quella di Chernobyl, «sarà restituita entro marzo al suo uso originale: il campo di allenamento per la squadra nazionale di calcio giapponese».

Ad annunciarlo è il giornale giapponese Asahi Shimbun  che ne sottolinea l’aspetto simbolico nella lotta della Tokyo electric power company (Tepco) per gestire il cadavere nucleare di Fuikushima Daiichi.

La Tepco restituirà l’impianto J-Village, che sorge a circa 20 km  dalla centrale nucleare distrutta e a soli 7 Km all’attuale zona di esclusione corrente. E’ evidente che, facendo allenare così vicini al luogo del disastro i campioni di calcio, il governo giapponese e la prefettura vogliono dare un segnale di ritorno alla normalità, ma forse esagera il portavoce della Tepco, Tatsuhiro Yamagishi, quando dice che «E’ anche un vantaggio per i giocatori di calcio che utilizzeranno il complesso come loro base di allenamento per le Olimpiadi di Tokyo 2020», dubitiamo, per esempio, che le nazionali di altro Paesi accetterebbero di allenarsi al J-Village di Fukushima.

Il complesso, sportivo è stato inaugurato nel 1997 e chiuso dopo il disastro nucleare, ma verrà completamente riaperto ad aprile 2019 per  ospitare i campioni giapponesi del gioco più bello del mondo, che avranno a disposizione 11 campi da calcio, una palestra di 1.200 m2 e una piscina a quattro corsie.

Asahi Shimbun  sottolinea che «Il passaggio di consegne è una boccata di ossigeno per il primo ministro Shinzo Abe, che ha giurato che il disastro nucleare non impedirà i piani della nazione per ospitare i Giochi del 2020. A settembre, il premier ha detto che la situazione a Fukushima è “sotto controllo” e che non ha bisogno di una revisione delle misure per prevenire la contaminazione».

Secondo Daniel Aldrich, direttore del programma security and resilience studies alla  Northeastern University di Boston, «Questo promesso passaggio di mano del  J-village di J-paese rappresenterebbe un simbolo dei progressi fatti. Tepco spera chiaramente che questo dimostrerà alla nazione che si è sulla buona strada del processo per bonificare l’incidente di Fukushima. Tuttavia, ci sono una serie di ostacoli, tra cui i costi di espansione per lo smantellamento, la mancanza di controllo fisico delle acque sotterranee contaminate presso il sito, e lamentele riguardo al processo di decontaminazionedei dintorni, che senza dubbio ostacoleranno il procedimento».

La Tepco  nei prossimi anni dovrà a iniziare a rimuovere il carburante nucleare fuso a Fukushima Daiichi e i costi di bonifica potrebbero schizzare verso l’alto di molte centinaia di miliardi di yen all’anno rispetto agli attuali 80 miliardi di yen (763 milioni di dollari), come a confermato a ottobre il ministero dell’industria giapponese. Inoltre, ogni giorno fluiscono negli edifici dei reattori lesionati circa 300 tonnellate di acqua – in parte dalle colline vicine –  che si mischiano con il carburante e diventano un refluo altamente contaminato, un problema che Tepco e il governo non sono riusciti ad arginare davvero, nonostante costosissimi e fantascientifici progetti come il muro di ghiaccio sotterraneo.

E’ chiaro che Tepco e Abe stanno utilizzando l’impianto sportivo e la nazionale di calcio giapponese come  potente mezzo propagandistico, ma è anche vero che sarà difficile non pensare che in quello stesso luogo è la linea del fronte operativa, la base per i liquidatori di Fukushima Daiichi e che ospita gli edifici dove si misura l’esposizione alle radiazioni dei lavoratori, che usufruiscono dell’impianto anche come dormitorio temporaneo.

La Japan Football Association (Jfa) ha confermato che le squadre maschile e femminile giapponesi si potrebbero allenare al J-Village,  e l’addetto stampa della Jfa, Takato Maruyama, ha sottolineato che «Ovviamente il complesso avrà bisogno di alcuni lavori di ristrutturazione, ma quale sarà il lasso di tempo necessario lo abbiamo sentito dalla Tepco e dal  J-Village» che ha palato del 2018..

La Jfa, pur comprendendo il valore simbolico dell’operazione, dice di aver insistito sul fatto che la sicurezza era della massima importanza: «Non possiamo fare alcun commento specifico sulle radiazioni, ma chiaramente non si può giocare a calcio in luoghi dove per le persone non è sicuro andare – ha detto Maruyama –  Ovviamente il J-Village sarà aperto a condizione che tutti i lavori di decontaminazione siano stati completati in modo sicuro. A questo punto, non possiamo dire se che la decontaminazione sarà stata completamente effettuata e se a quel momento ci sarà un effetto delle radiazioni pari a zero».