La Piattaforma Biometano scrive alla Commissione Ue: «Centralità del gas rinnovabile nell’economia del futuro»

CiB: decarbonizzare per rilanciare l’agricoltura virtuosa. Cic: biometano da Forsu asse portante dell’economia circolare

[8 novembre 2018]

La Piattaforma Tecnologica Nazionale Biometano, coordinata dal Consorzio italiano biogas (Cib) e  Consorzio italiano compostatori (Cic) e alla quale partecipano Anigas, Assogasmetano, Confagricoltura, Fise-Assoambiente, Legambiente, NGV Italy, Utilitalia, Snam e Italian Exhibition Group ha organizzato un convegno a Ecomondo a Rimini per ribadire «la centralità del gas rinnovabile nella strategia Clima-Energia europea e nazionale».

La Piattaforma Biometano ricorda che «Il piano europeo Clima-Energia pone per il 2030 obiettivi ambiziosi, in vista di un traguardo al 2050 caratterizzato da uno scenario energetico a basso contenuto di carbonio. L’Italia, come gli altri stati membri, sarà chiamata a breve dall’Ue a rendere nota la propria strategia di avvicinamento agli obiettivi comunitari».

Convinti che il biometano rappresenti una soluzione per il contrasto ai cambiamenti climatici, gli aderenti alla Piattaforma Tecnologica Nazionale Biometano hanno portato il loro contributo alla consultazione pubblica lanciata dalla Commissione europea per raccogliere spunti e osservazioni da imprese, autorità e società civile sul tema delle politiche energetiche del futuro. Il dibattito organizzato a Ecomondo ha analizzato  I contenuti della proposta, indirizzati a ribadire il ruolo fondamentale del gas rinnovabile nella transizione energetica.

Il presudente del Cib Piero Gattoni ha sottolineato: «Siamo convinti che la produzione del biometano e di idrogeno rinnovabili possa raggiungere livelli molto elevati in Italia e in Europa, tali da contribuire, grazie a un utilizzo dell’infrastruttura gas esistente e in combinazione con l’elettricità rinnovabile, al fabbisogno energetico dei Paesi membri e alla decarbonizzazione dell’economia e dei trasporti, il tutto conseguendo sensibili risparmi rispetto ad uno scenario futuro senza gas. Se vogliamo conseguire il traguardo di un’economia a zero emissioni nette entro il 2050, dobbiamo considerare il biometano come un elemento chiave anche in termini di sostenibilità economica: a livello europeo, infatti, potremmo arrivare a produrre oltre 122 miliardi di metri cubi di gas rinnovabile entro trent’anni; tale produzione ci permetterebbe di raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione risparmiando fino a 138 miliardi di euro. La filiera del gas rinnovabile produce ricadute positive sull’economia e sulla società che sono difficilmente trascurabili: la produzione di biometano derivata da un’agricoltura sostenibile permette, ad esempio, di rilanciare l’occupazione nelle nostre campagne e di adottare pratiche diffuse di sequestro del carbonio nel terreno, con la conseguenza di abbattere le emissioni nette delle aziende agricole e di arricchire e proteggere il suolo coltivato grazie all’uso della fertilizzazione con il digestato e all’utilizzo dei doppi raccolti. A questo proposito, riterremo utile un coinvolgimento diretto anche del Ministero delle politiche agricole su questo dossier che può essere occasione di rilancio per l’agricoltura italiana, oltre che elemento di accelerazione sul fronte dell’innovazione tecnologica e della sostenibilità ambientale».

Secondo il direttore del Cic, Massimo Centemero, «Il biometano da Forsu (Frazione organica del rifiuto solido urbano, ndr) rappresenta uno degli assi portanti del futuro dell’economia circolare: l’Italia è pronta a cogliere questa innovazione ed entro la fine del 2018 saranno 8 gli impianti consorziati Cic in grado di produrre biometano a partire dai rifiuti organici”, “Quest’anno il decreto legge, varato a marzo, per la promozione dell’uso del biometano nel settore dei trasporti e le agevolazioni per le imprese a forte consumo di gas naturale ha segnato una svolta importante, così come l’approvazione del nuovo pacchetto di direttive europee sull’economia circolare che punta a valorizzare il rifiuto organico in Italia. La rivoluzione del biowaste è pronta a coinvolgere tutto il Paese, come dimostra il primo impianto a biometano da Forsu del Centro-Sud, inaugurato a settembre a Rende, in Calabria. Grazie all’upgrading del biogas a biometano, nel prossimo biennio si potrebbero avere circa 200 mln di Nm3/anno di biocarburante avanzato da Forsu».

Centemero è convinto che «L’Italia è pronta a cogliere questa innovazione ed entro la fine del 2018 saranno 8 gli impianti consorziati Cic in grado di produrre biometano a partire dai rifiuti organici. Tra il 2017 e il 2018 sono infatti entrati in funzione i primi impianti e nei prossimi mesi se ne aggiungeranno altri».

A dare il via alla produzione in Italia di biometano esclusivamente dal trattamento dei rifiuti organici della raccolta differenziata urbana e all’immissione di biometano nella rete di trasporto nazionale, è stato l’impianto di Montello Spa a Bergamo che nel corso di Ecomondo è risultato tra le aziende innovative vincitrici del 10° Premio per lo Sviluppo Sostenibile.

All’impianto di Montello si è unito a settembre 2018 quello della Calabra Maceri, che ha inaugurato il primo impianto di biometano del Centro-Sud Italia connesso alla rete nazionale del gas naturale per gli usi industriali, residenziali e per l’autotrazione. L’impianto SESA di Este (Padova)ha inoltre aperto a settembre il primo distributore di biometano proveniente dalla trasformazione del rifiuto organico. A Pinerolo (TO) il biometano prodotto dal Polo Ecologico Acea viene impiegato in via sperimentale sui veicoli aziendali per la raccolta i mezzi della raccolta dei rifiuti: se tutto il Biogas prodotto in un anno dal Polo Acea venisse trasformato in Biometano, si potrebbe alimentare una utilitaria per oltre 55 milioni di km.

Nelle ultime settimane si sono aggiunti impianti a Sant’Agata Bolognese (BO) e Finale Emilia (MO).

Quello inaugurato dal Gruppo Hera a Sant’Agata Bolognese è il primo impianto per la produzione di biometano dai rifiuti organici realizzato da una multiutility. L’impianto, che sorge all’interno di sito di compostaggio già presente, è in grado di trattare, ogni anno, 100.000 tonnellate di rifiuti organici prodotti dalla raccolta differenziata, e altre 35.000 tonnellate derivanti dalla raccolta di verde e potature. Risorse che consentiranno di ottenere 7,5 milioni di metri cubi di biometano e 20.000 mila tonnellate di compost, biofertilizzante da destinarsi principalmente all’agricoltura. Un ciclo virtuoso grazie al quale i rifiuti organici differenziati nelle case torneranno al servizio della comunità sotto forma di gas che, una volta immesso in rete, potrà alimentare anche il trasporto a metano pubblico e privato, aiutando quindi un settore sempre più esposto al tema delle emissioni di anidride carbonica.

A fine ottobre ha preso il via anche la nuova sezione a digestione anaerobica dell’impianto di Aimag a Finale Emilia che consente, dalla frazione organica dei rifiuti, di produrre biometano da immettere nella rete locale di distribuzione del gas. L’impianto tratterà 50.000 tonnellate di frazione organica e produrrà oltre 3 milioni di metri cubi di biometano e circa 17.000 tonnellate di compost per l’agricoltura biologica. Con questo impianto si riducono di oltre 5.000 tonnellate le emissioni da fonte fossile.

Centemero conclude: «Anche altri impianti, come quello di Asja Ambiente Italia Spa di Foligno che immetterà biometano in rete entro la fine del 2018, si stanno attrezzando per avviare la produzione”,. “Si tratta di investimenti che valgono milioni di euro e che rappresentano un esempio di eccellenza nell’economia circolare che parte dal rifiuto domestico e torna nelle case come energia o nei veicoli come carburante: un percorso che l’approvazione del decreto per la promozione dell’uso del biometano nel settore dei trasporti e le agevolazioni per le imprese a forte consumo di gas naturale, ci auguriamo diventi nei prossimi anni sempre più agevole e conveniente per le aziende».