La Russia bonifica il lago radioattivo di Karachai a Mayak? Gli ambientalisti sono scettici (VIDEO)

Intanto il governo russo costringe all’esilio l’ambientalista che indagava sul sito più inquinato del mondo

[12 novembre 2015]

Lago radioattivo Karachai

A quanto pare Nuclear Engineering International starebbe per completare la bonifica di un lago radioattivo vicino alla famigerata Mayak Chemical Combine, uno dei posti più inquinati e radioattivi della Russia e del mondo, ma gli ambientalisti dicono che è troppo presto per gridare al successo.

Secondo Nils Bohmer, un fisico nucleare e direttore esecutivo di Bellona, l’associazione ambientalista/scientifica norvegese/russa, i piani attuali per sigillare dal lago e prevenire ulteriori emissioni radioattive dovrebbero proseguire per almeno 20 o 30 anni, prima di dare i primi risultati e quindi devono ancora essere rivisti.

Intanto, l’ulteriore giro di vite impresso dal regime putiniano contro le associazioni ambientaliste, accusate di essere agenti stranieri, impedisce di fatto di controllare, con informazioni indipendenti, lo stato dei lavori di bonifica e le pesanti ricadute sulla salute subite da un’intera regione a causa di decenni di contaminazione radioattiva.

Mayak  fa parte del territorio della città nucleare proibita di Ozersk, è un sito realizzato negli anni ’40 dall’Unione Sovietica per produrre plutonio destinato alle armi nucleari e produce ancora componenti di armi nucleari e stocca e riprocessa tonnellate di combustibile nucleare esaurito dei sottomarini atomici e dei primi reattori nucleari VVER  russi. Da una settantina di anni sta scaricando scorie altamente radioattive nei  ​​corpi idrici circostanti, compresi il fiume Techa e le sue cascate e il lago Karachai.

Bellona spiega che Il lago Karachai ha cominciato a prosciugarsi nei primi anni ‘60 e, dal 1968, le parti del suo fondale disseccate sono  diventato una delle principali fonti di contaminazione radioattiva nella regione, visto che venti trasportano in giro  sedimenti irradiati.

Secondo un rapporto del 1991 del Worldwatch Institute, citato anche da Nuclear Engineering International, il lago Karachai è il luogo più contaminato del  mondo e i suoi sedimenti contengono depositi altamente radioattivi in uno strato profondo almeno 3,5 metri. Un altro rapporto pubblicato dal Natural Resources Defense Council  nel 1990, sottolineava che il livello di radiazione, vicino a dove le scorie radioattive vengono scaricate nel lago Karachai raggiunge i 600 roentgen all’ora, quanto basta per fornire una dose di radiazioni letali per gli esseri umani nel giro di un’ora. Le cose non sono migliorate nei successivi 22 anni, visto che nel 2013 il “Final Report Radiation Monitoring in the Rivers, Lakes in the Zone of Influence of «Mayak» Production Association”, realizzato da Bellona, Greenpeace, accademia delle scienze della Russia ed altre istituzioni scientifiche statali russe, riportò in gran parte gli stessi dati.

Eppure Nuclear Engineering International ha detto che la bonifica dell’inquinatissimo lago Karachai sarebbe completata entro la fine di quest’anno.

Alexander Nikitin, presidente dell’Environmental Rights Center (ERC) di Bellona, che conosce bene il programma dell’industria federale nucleare russa per portare i corpi idrici contaminati di Mayak ad uno stato di sicurezza entro la fine dell’anno, ha confermato che il lavoro dovrebbe terminare entro novembre, ma anche detto che «Questo non è un compito facile. Il Nuclear Safety Institute of the Russian Academy of Sciences L’Istituto per la sicurezza nucleare dell’Accademia russa delle scienze, o IBRAE, ha scritto qualche decina di tomi su  come affrontare il problema».

Nikitin  spiega che il piano del programma federale russo per “sicurezza nucleare e radiazioni per il 2008-2015” prevede di “sigilare2 il lago radioattivo, ricoprendo l’intero letto del Karachai con rocce e calcestruzzo. Prima di  realizzare la copertura definitiva nel lago sono stati iniettati nel fondale del lago, da 38 pozzi, circa 650 metri cubi di un calcestruzzo speciale realizzato a Mayak, che secondo Nuclear Engineering International avrebbe creato una barriera subacquea rafforzata contro i sedimenti radioattivi.

Ma Böhmer non è affatto convinto che il programma di bonifica russo sia davvero in grado di eliminare i pericli radioattivi di un lago contaminato così pesantemente e così a lungo: «E’ una questione aperta se la bonifica che è stata intrapresa nel lago di Karachi sia sufficiente a fermare eventuali futuri sversamenti di questo lago estremamente radioattivo. La mia paura è che a Mayak abbiano scelto la soluzione meno costosa, ma non necessariamente la migliore soluzione finale. E’ molto probabile che, nel giro di 20 – 30 anni, dovranno essere prese nuove misure  per fermare ancora nuove perdite».

Il sito Mayak è tristemente noto per il disastro nucleare di Kyshtym del 1957,  considerato il fratello maggiore di Chenobyl, quando esplose un serbatoio di stoccaggio pieno di scorie nucleari, che provocò un contaminato radioattivo in t rutta la regione di Chelyabinsk, negli  Urali meridionali. Un contaminato che venne ripulito da civili, compresi bambini e donne incinte, armati di stracci e scope.

Sono fortemente contaminati il fiume Techa e le sue cascate, lungo i quali sorgono diversi villaggi agricoli e le cui acque contaminate vengono utilizzate da circa 70.000 persone.

Nadezdha Kutepova, un’ambientalista che fino a poco tempo fa viveva a Ozersk, da sempre preme sul governo russo perché risarcisca le vittime di quel disastro e della contaminazione radioattiva in corso a  Mayak, ma ad aprile la sua ONG Planeta Nadezhd  (Pianeta di speranze), è stata bollata come “agente straniero” in base alla legge russa del 2012 sulle ONG, poi ha subito una campagna stampa da parte dei media ufficiali russi che la indicavano come una spia e chiedevano che venisse processata per tradimento. E in russia le campagne stampa contro qualcuno di solito precedono l’arresto. Nikitin sottolinea che accusare qualcuno di tradimento negli ultimi anni è molto più facile e che le nuove norme contro le ONG rappresentano «bucce di banana sulle quali qualsiasi giornalista o ambientalista potrebbe scivolare».

Su consiglio del suo avvocato, la Kupetova a luglio ha preso i suoi figli ed è fuggita in Francia, dove ha chiesto asilo politico, ma la cosa si è saputa solo a settembre, quando l’attivista russa ha concesso un’intervista a Bellona News. Dopo Planeta Nadezhd  è stata sciolta dal governo russo, eliminando così una delle principali fonti di informazioni indipendenti sui progetti di bonifica e sulla crisi sanitaria in corso nei dintorni di  Mayak.

Nikitin  conclude: «A parte l’aggressione governativa russa verso le organizzazioni ambientaliste, la Kutepova era in estremo pericolo perché ha esposto i panni sporchi di una città nucleare chiusa. Le persone che vivono in queste città camminano sul filo del rasoio e rischiando sempre un’accusa di spionaggio, il che vale particolarmente per una come la Kutepova. C’erano troppe ragioni, previste dalle nuove leggi di sicurezza, per  accusarla di tradimento».

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