La strana alleanza contro l’Iran (e Obama)

Sunday Times: Israele pronta ad attaccare l’Iran con l’appoggio saudita se i negoziati sul nucleare favoriranno Teheran

[18 novembre 2013]

Il presidente francese François Hollande, in visita in Israele, ha annunciato a Gerusalemme, davanti ad un gongolante Benjamin Netanyahu, le 4 “esigenze” per continuare i negoziati sul nucleare dell’Iran: «Prima esigenza, mettere l’integralità delle installazioni nucleari iraniane sotto il controllo internazionale, da subito. Secondo punto: sospendere l’arricchimento dell’uranio al 20%. Terza esigenza: ridurre gli stock esistenti. E infine, fermare la costruzione della centrale di Arak. Ecco i punti che sono per noi essenziali come garanzia di un accordo».

Il socialista Hollande sembra aver accolto con favore l’appello  del premier di centro-destra israeliano Netanyahu alla potenze del G5+1 (Cina, Francia, Gran Bretagna, Russia, Usa e Germania) a non accettare quello che ha definito un «Accordo pericoloso» con Teheran che comporterebbe una diminuzione delle sanzioni e fin dal suo arrivo a Tel Aviv il presidente francese ha continuato a ripetere che «La Francia non cederà sulla proliferazione nucleare dell’Iran. Fintanto che non avremo la certezza che l’Iran abbia rinunciato all’arma nucleare, noi manterremo tutte le nostre esigenze e le sanzioni».

A parte che Teheran si sgola da anni a dire che non vuole costruire bombe nucleari… La si può pensare come si vuole sul nucleare iraniano (e greenreport.it pensa che il nucleare sia un clamoroso errore, energetico e politico) ma che gli aut aut ad un programma atomico vengano dal Paese più nucleare del mondo, la Francia, dotato di armi nucleari, e dal Paese che più ha violato i trattati di proliferazione nucleare, Israele, e che non permette all’International atomic enegy agency di accedere ai suoi impianti nucleari è davvero paradossale.

Non a caso Netanyahu ha ringraziato Hollande per il suo sostegno: «Come Lei ha detto correttamente, nei momenti critici è importante insistere su quel che è corretto».. Poi, pensando più a Washington che a Parigi, il premier israeliano ha detto che bisogna adottare la posizione più dura e più ferma per opporsi a qualsiasi accordo con l’Iran che riduca le sanzioni imposte dalla comunità internazionale. Netanyahu  ha detto che questo permetterebbe all’Iran di non  fare praticamente niente come contropartita, ma ha aggiunto, senza temere contraddizioni che «Israele sostiene una soluzione pacifica e diplomatica a questo problema, ma sono costernato per un eventuale accordo che autorizzi l’Iran a proseguire l’arricchimento dell’uranio. L’accordo da sogno per l’Iran è un incubo per il mondo».

Ma quale sarebbe la soluzione “diplomatica” che piace alla destra israeliana? Forse quanto rivelato ieri dal Sunday Times che Israele e l’Arabia Saudita stanno lavorando in segreto a possibili piani d’attacco all’Iran nel caso che i colloqui di Ginevra portino ad un accordo insufficiente a fermare le attività nucleari iraniane?.

Quanto rivela il giornale britannico è clamoroso ma non smentito: il Mossad, i servizi segreti israeliani, avrebbe elaborato con l’Arabia Saudita un piano di crisi per attaccare l’Iran. Il governo ebraico e la monarchia assoluta sunnita avrebbero trovato un nemico comune: l’Iran sciita e due Paesi dei quali non si fidano più: Russia e Usa.

Gli esperti vedono in questo “accordo segreto” fatto trapelare alla vigilia del nuovo summit G5+1 ed Iran il tentativo di influenzare i negoziati. Il  Sunday Times  titola: «Due vecchi nemici si alleano contro Teheran e rivela che Riyadh avrebbe già accettato di aprire il suo spazio aereo ai cacciabombardieri israeliani per attaccare l’Iran. Ma l’Arabia Saudita, che si sarebbe addirittura già dotata della bomba atomica che l’Iran non può possedere, darebbe ai suoi nuovi alleati israeliani anche sostegno tattico appoggiando l’attacco all’Iran con elicotteri di soccorso, aerei di rifornimento e droni.  Una fonte diplomatica ha confermato: «I sauditi sono furiosi e sono pronti a mettere a disposizione di Israele tutto l’aiuto necessario». A far arrabbiare i sauditi sono le manifestazioni della minoranza sciita che nel vicino emirato vassallo del Bahrein mettono alla frusta la monarchia assoluta sunnita e tracimano pericolosamente nel suo territorio, ma anche e soprattutto la svolta nella situazione siriana che ha visto gli Usa accettare il ruolo di mediatore attivo della Russia all’ombra della per ora controffensiva dell’esercito del regime appoggiato dagli hezbollah sciiti libanesi e dagli iraniani che stanno battendo sul campo le milizie sunnite finanziate ed armate dall’Arabia Saudita e dal Qatar. E anche la Francia, ex potenza coloniale in Libano e Siria, sembra essersi legata al dito lo sgarbo di Teheran.

Ma alla fine quel che sembrava impossibile si è avverato: la monarchia integralista guardiana dei luoghi della fede si è alleata nemmeno tanto segretamente con Israele che gli arabi si ogni confessione accusano di aver occupato alcuni dei luoghi più sacri dell’Islam.

Israele ed Arabia Saudita avvertono così anche gli Usa che  preferiscono la via della diplomazia con Iran e non il piano proposto da Israele per sottomettere Teheran con sanzioni che porterebbero dritte  alla guerra.

Agli israeliani che temono la bomba nucleare sciita non importa niente che i Sauditi abbiano già investito molto nel programma di armi nucleari del Pakistan come un’assicurazione contro l’Iran e che un’inchiesta della Bbc abbia rivelato che i dispositivi nucleari vietati per Teheran sarebbero pronti per essere spediti dal Pakistan a Riyadh.

Netanyahu sta organizzando quello che è stato chiamato “asse della resistenza”, per formare una coalizione internazionale per far deragliare i colloqui di Ginevra G5+1 Iran e continua a ripetere che «Nessun accordo è meglio di un pessimo affare» e a promettere che colpirà i siti nucleari iraniani se non andrà come vuole lui.

Forse a fare il tifo per i sauditi e Israele ci sono anche i pasdaran iraniani che sono atterriti dall’idea di un accordo con il Grande Satana statunitense, gli stessi che contestano il presidente Hassan Rouhani perché tratta con Barack Obama mentre l’Iaea conferma che l’Iran per la prima volta da anni sta frenando la sua espansione nucleare.

In questo clima paranoico un sondaggio di Radio Israele dice che il 55% degli israeliani è convinto di non poter contare sugli Usa nei negoziati con l’Iran,. Mentre solo il 31% si fida di Obama. In un altro sondaggio Il 65,5% degli israeliani è dell’idea che sia giusto opporsi all’accordo in discussione a Ginevra tra 5+1 ed Iran, mentre il 16,2% si schiera a favore.

Ma il presidente israeliano, l’ex laburista Shimon Peres, avverte che un accordo con l’Iran per fermare il suo programma nucleare è inevitabile e Israele non può rischiare di rompere con gli Usa su un attacco all’Iran.

L’altro protagonisti della vicenda, la Russia, si sta muovendo per evitare l’irreparabile: oggi il presidente Vladimir Putin ha parlato per telefono con Rohani e poi ha detto che «Esiste una chance reale di trovare una soluzione al problema nucleare dell’Iran che risale a numerosi anni fa».

Putin avverte israeliani, sauditi e francesi che chi tocca il possibile accordo sul nucleare iraniano dovrà vedersela con Mosca (probabilmente appoggiata da Pechino): «I leader iraniani hanno altamente apprezzato il lavoro effettuato dalla Russia in seno al gruppo dei 6 mediatori internazionali».

Intanto alcune fonti hanno rivelato il Senato Usa punterebbe a bloccare interamente le esportazioni petrolifere iraniane entro il 2015   Mohammad Hassan Asafari, della commissione politica estera del Majlis – il Parlamento iraniano – ribatte  che « La Repubblica islamica lascerà di sicuro il tavolo delle trattative con il 5+1 se il Congresso degli Stati Uniti approva nuove sanzioni unilaterali nei confronti di Teheran. Il Congresso degli Stati Uniti potrebbe discutere a breve un nuovo pacchetto di sanzioni economiche contro l’Iran. Se succederà  i negoziati saranno sospesi senza alcun dubbio». A  ribadire la determinazione della Repubblica islamica di difendere i suoi “inalienabili” diritti nucleari anche nei prossimi negoziati con il G5+1 è stato il vice ministro degli esteri Hamid Ba’eedinejad durante un incontro a Teheran con l’ambasciatore cinese Yu Hongyang.  Cina ed Iran hanno confermato «L’importanza di una collaborazione stretta ed efficace per raggiungere esiti positivi al prossimo vertice che si terrà a Ginevra tra la Repubblica islamica e le 6 potenze mondiali».