La Toscana premia il “Leone del Kurdistan” con il Pegaso d’oro

Ma intanto il governo del Kurdistan irakeno discrimina i guerriglieri di sinistra e gli Yazidi

[6 dicembre 2016]

Su proposta del presidente Enrico Rossi, la Giunta regionale della Toscana, ha deciso di conferire il Pegaso d’oro, massima onorificenza regionale, a Kosrat Rasul Ali, vicepresidente del Governo regionale del Kurdistan iracheno (Krg).

Kosrat Rasul Ali è un veterano peshmerga e storico leader del partito di centro-sinistra Yeketî Niştîmanî Kurdistan (Unione patriottica del Kurdistan – Puk) che Rete Kurdistan Italia definisce «Impostato secondo una struttura tribale». Il Puk è da sempre in competizione con il maggioritario Partîya Demokrat ya Kurdistanê (Pdk –  Partito Democratico del Kurdistan), con i quale però, dopo la caduta di Saddam Hussin  governa insieme il Kurdistan meridionale (il Krg Irakeno) ed insieme hanno spesso attaccato le milizie del Partîya Karkerên Kurdistan, (PKK – Partito dei Lavoratori del Kurdistan). Il Pkk accusa i due partiti kurdi moderati di aver fatto accordi sottobanco con la Turchia di Erdogan.  Rivalità che sembrano però essere sopite con l’attaco alla roccaforte dello Stato Islamico a Mosul, dove è noto che tutte le fazioni kurde – compreso il Pkk – stanno combattendo contro i miliziani neri del Daesh.

In una nota,  la Giunta della Regione Toscana definisce Kosrat Rasul Ali «Impegnato in prima persona per l’affermazione della pace e della cultura della democrazia nella sua regione. Il “Leone del Kurdistan”, questo il suo nome di battaglia, è in prima linea nella liberazione dall’occupazione dello Stato Islamico e dal terrorismo di molte città irachene, a cominciare dall’intera area di Mosul».

Rossi spiega il perché della scelta: «Con l’assegnazione del Pegaso d’oro al vicepresidente Kosrat la Toscana, da anni presente in quella regione autonoma, porgerà un riconoscimento all’intero popolo curdo. Il Governo Regionale Curdo è stato ed è un rifugio vitale per un numero enorme di profughi e di sfollati di ogni etnia e fede. Questo mostra come il progresso della democrazia nel Kurdistan e l’unità e la solidarietà delle sue forze politiche siano valori preziosi per chiunque lavori per un mondo di libertà e tolleranza».

La consegna del Pegaso d’oro è prevista il 13 dicembre, alle ore 15.00, presso la Sala Pegaso della Regione Toscana, piazza del Duomo 10 a Firenze. Kosrat interverrà la mattina dello stesso giorno al Meeting sui diritti umani della Regione Toscana presso il Mandela Forum di Firenze. In passato, il Pegaso d’oro della Regione Toscana è stato assegnato a personalità internazionali impegnate nella difesa dei diritti come Aung Sa Suu Kyi, Ingrid Betancour e Luis Sepùlveda.

Intanto sui due partiti che governano il Kurdistan Irakeno, piovono le critiche di Human Right Watch (Hrw) che il 4 dicembre ha presentato il rapporto “Iraq: KRG Restrictions Harm Yezidi Recovery – Disproportionate Limits on Goods Entering, Leaving Sinjar” nel quale che afferma che il Governo Regionale del Kurdistan (Krg) di cui Kosrat Rasul Ali è presidente, ma in modo specifico i suoi alleati del il Pdk,  «ha posto in essere limiti sproporzionati sui beni che entrano ed escono dal distretto di Sinjar , colpendo negativamente la ripresa degli yazidi» dopo la liberazione della città dal Daesh

Secondo il rapporto,  il parziale embargo contro questa minoranza religiosa che ha pagato un durissimo presso al DAesh e che è stata salvata dal genocidio solo dall’intevente delle milizie progressiste delle YpG/Ypj dl Rojava e del Pkk, «Sta provocando danni inutili all’accesso delle gente al cibo, all’acqua, ai mezzi di sussistenza e ad altri diritti fondamentali».

I due Partiti “moderati” al potere nel KRG dicono che le restrizioni dipendono dalla preoccupazione per l’attività del Pkk nell’area, i cui combattenti sono entrati nell’agosto 2014 per difendere gli yazidi dagli attacchi genocidi dello Stato Islamico contro quelli che vengono considerati adoratori del diavolo. Intanto le truppe kurde irakene e l’esercito di Bagdad si erano liquefatte lasciando i yazini nelle mani del Daesh che sterminava gli uomini che non si convertivano e stuprava e schiavizzava le donne. Secondo un recente rapporto Onu, dall’agosto 2014,  a Sinjar, dove vivevano 360.000 Yezidi. Sono stati uccisi tra  2.000 e 5.500 Yazidi, mentre i sequestrati noti sarebbero 6.386. Gli attacchi dl Daesh  hanno provocato la fuga di almeno il 90% della popolazione yazida da Sinjar. Oltre 180.000 Yazidi sono sfollati sono nei campi del Kurdistan iracheno e solo  pochi di loro sono riusciti a tornare nella loro città, mentre i guerriglieri di sinistra che hanno davvero liberato Sinjar sono costretti dai peshmerga Puk e Pdk a vivere alla macchia, nelle montagne intorno alla capitale yazida. Un’area molto contesa perchè è una del vie del petrolio.

Lama Fakih, vice direttore del Medio Oriente di Human Rights Watch ha detto: «Dopo gli attacchi devastanti dello Stato Islamico  nell’area e il massacro della popolazione yazida due anni fa, le restrizioni del KRG sono un altro duro colpo. Il  KRG dovrebbe lavorare per facilitare l’accesso a Sinjar per centinaia di yazidi desiderosi di tornare nelle loro case, non aggiungendo altre barriere alla loro ripresa».

Secondo il rapporto, il Kdp controlla l’entrata e l’uscita dei beni e del materiale che entrano ed escono a Sinjar e le organizzazioni umanitarie possono mandare gli aiuti solo se passano  attraverso enti caritatevoli affiliati al Kdp.

Hrw riferisce diverse testimonianze secondo le quali un alto funzionari del KRG-Kdp avrebbe detto agli yazidi che le restrizioni sono una punizione perche accettano la presenza del Pkk nell’area. Ma anche un dirigente di alto livello del  Puk, il partito del “leone del Kurdistan”, che ha il compito di consegnare aiuti nella regione, ha ammesso che il dipartimento per gli aiuti del Partito aveva cercato di consegnare cibo, vestiti e giocattoli a Sinjar con il permesso del ministro della salute del KRG. Ma un funzionario dell’ufficio del governatore a Duhok aveva rifiutato il permesso dicendo che il permesso ministeriale copriva soltanto i movimenti all’interno della regione, e che c’era una possibilità che avrebbe portato questi aiuti al Pkk, alleato delle Yekîneyên Berxwedana Şengalê (Unità della Resistenza di Sinjar  –  YBŞ) o che sarebbero finite al governo progressista autonomista del Rojava e alle sue milizie che stanno combattendo contro il Daes sia sul fronte siriano che su quello irakeno e che devono fare i conti anche con l’invasione turca anti-kurda nel nord della Siria.

Speriamo che Rossi quando consegnerà il Pegaso d’oro al “Leone del Kurdistan” trovi anche il tempo e il modo di parlargli di queste intollerabili discriminazioni politiche ed etnico/religiose contro altri kurdi.