La gente è scesa in piazza contro «i mafiosi del petrolio»

La Tunisia dopo la marea nera, scontri nelle Isole Kerkennah

La denuncia degli isolani: il governo si schiera con la Petrofac e invia 2.000 poliziotti per sedare le proteste. Il ministro degli Interni nega

[15 aprile 2016]

Kerkennah zero

Il 14 marzo una marea nera, proveniente da una piattaforma petrolifera a 7 Km dalla costa,  si è riversata sulle coste delle isole Kerkennah, in Tunisia, colpendo diverse spiagge e mettendo a rischio la pesca. Il governo, che aveva promesso un’indagine rigorosa, ha invece minimizzato l’incidente e si è schierato con la Petrofac, la compagnia ritenuta responsabile di questo ed altri incidenti petroliferi.

Pescatori e ambientalisti hanno subito cominciato a protestate, ma la situazione è precipitata quando il governo tunisino ha inviato sulle isole 2.000 poliziotti e autoblindo con cannoni ad acqua. Il fatto che il governo si sia schierato con la Petrofac ha fatto insorgere la gente dell’isola. A Kerkennah dal 3 di aprile è un crescendo di scontri tra manifestanti e polizia e la gente è scesa in piazza, realizzando anche rudimentali barricate, contro quelli che chiama «i mafiosi del petrolio». Ci sarebbero diversi feriti tra i manifestanti e la polizia è accusata di sparare lacrimogeni ovunque, anche ad altezza d’uomo, e di utilizzare buldozzer.

Dopo il tentativo delle associazioni locali di risolvere i problemi causati dalla marea nera e dalle attività petrolifere attraverso il dialogo con le istituzioni, la protesta si è estesa quando Petrofac, che aveva creato un Fondo ambientale che doveva risarcire i pescatori per i danni subiti a causa dell’estrazione di petrolio e creare posti di lavoro, avrebbe voluto chiudere il tutto semplicemente donando attrezzature mediche all’ospedale.

Oggi sulla  sua pagina Facebook (da dove abbiamo tratto le foto che pubblichiamo, ndr)  Aahmed Taktak lancia un grido di aiuto: «Kerkennah è ferita ci stanno mandando via per colpa del petrolio con quasi 500 tiri di lacrimogeni ad altezza d’uomo. Dove sono le associazioni per i diritti degli uomini, noi siamo esseri umani, alla fine non abbiamo chiesto soltanto di vivere sicuri e cosa ci dà il nostro governo: gli spari e le cartucce. Dove sono quelli che dicono noi siamo la vostra voce, il vostro futuro? Basta aiutare il nostro governo, basta dargli altri soldi da spartire tra loro sopra le loro sedie».

Abbiamo contattato Umberto Segnini di Isola Mondo, che conosce bene le Kerkennah, dove ha molti amici anche tra chi è sceso in piazza per protestare, e ci conferma che «la gente delle Isole Kerkennah sta subendo la prepotenza dei signori del petrolio. Lo stato tunisino manda le forze dell’ordine a reprimere con la violenza le manifestazioni degli isolani che si oppongono a inquinamento e soprusi. Tutto questo avviene nel silenzio della stampa internazionale». Accuse pesanti a tracciare uno scenario dai contorni assai oscuri, che meriterebbe chiarimenti definitivi. Ma il dramma della marea nera con tutti i suoi strascichi sembra già dimenticato dal mondo.

Il giornale tunisino online Mosaïque scrive che gli scontri di stanotte sono avvenuti quando «I manifestanti hanno tentato di bloccare l’accesso dei camion che erano in viaggio verso la società Petrofac attraverso Mellita».

Il coordinatore dell’Union dei Diplômés Chômeurs, Ahmed Souissi, racconta che «Gli agenti della polizia hanno tentato di assicurare l’ingresso dei camion che trasportano il petrolio di Petrofac. Hanno quindi interrotto il dialogo ed hanno cominciato a far uso della forza. Gli scontri sono cominciati qyuando alcuni tra gli agenti hanno cercato di aggredire dei pescatori e questo prima dell’arrivo della nave che trasporta i camion al porto. Gli abitanti della regione, uomini e donne, hanno reagito dirigendosi al porto di Sidi Youssef per proteggere i pescatori dalle aggressioni. L’informazione è circolata molto velocemente e le proteste si sono generalizzate su tutta l’isola».

Nonostante le testimonianze degli abitanti, le foto e i filmati che circolano sui social media, il portavoce del ministero degli Interni, Yasser Mosbah, ha negato ogni violenza ed ha ridotto tutto ad una trentina di scalmanati che tentavano di fermare i camion della Petrofac.

Poi ha però dovuto ammettere che la protesta si è allargata sempre più ed ha accusato i manifestanti di aver utilizzato bombe molotov contro la polizia che così  è stata costretta a reagire per ripristinare la cama.

Una versione contestata dagli abitanti delle Kerkennah e dalle loro associazioni locali.