La Turchia triplica l’energia solare, ma punta ancora su nucleare e carbone

L’energia solare è diventata la sesta maggiore risorsa di elettricità in Turchia: incremento annuo del 175% pari a 2,8 milioni di MWh nel 2017

[20 giugno 2018]

Secondo l’Enerji Piyasası Düzenleme Kurumu (Epdk- l’Autorità di regolamentazione del mercato energetico della Turchia), «La capacità di energia solare installata è aumentata da 939 MW a 2.978 MW su base annua, con un incremento del 217%.

La Turchia evidenzia che il suo mercato solare ha ancora grandi possibilità di espandersi e quidi  rappresenta un’opportunità di business anche per gli investitori stranieri. Attuamente in Turechia sono stati installati 46.000 MW di fotovoltaico, con un incremento del 175% di produzione di energia solare nel 2017 e 1,1 miliardi di m2 di copertura.

La Turchia ha anche intenzione di raddoppiare gli investimenti nel settore energetico per raggiungere 110 miliardi di dollari entro il 2023, inclusi 46 miliardi di dollari in nuove centrali solari, eoliche e idroelettriche. Progetti che fanno parte degli impegni presi dal governo nazionalista islamista di Recep Tayyip Erdoğan di andare verso una maggiore efficienza energetica, con un incremento fino al 30% della quota da  fonti rinnovabili attraverso la massimizzazione dell’utilizzo dell’energia idroelettrica, l’incremento fino a 20.000 MW della capacità installata di energia eolica, realizzazioni di centrali geotermiche per 1.000 MW  e impianti a energia solare per 5.000 MW

Ma la vision della Turchia per il 2023, che punta a un aumento della capacità totale installata fino a 120 GW è fatta anche di molta energia fossile: aumento della capacità di stoccaggio di gas naturale a oltre 11 miliardi di m3 e incremento della produzione delle centrali a carbone che passeranno dagli attuali 17,3 GW a 30 GW- Poi c’è l’avventura nucleare che, dopo il temporaneo divorzio, verrà realizzata insieme ai ritrovati amici russi; Erdogan, nonostante le due pericolosissime centrali nucleari operative, ne sta costruendo un’altra in un’area a elevato rischio sismico.

Insomma, il solare rischia di essere la ciliegina su una torta energetica fatta ancora troppo di energia sporca e radioattiva.

Ma Erdogan sa bene – e la sua guerra in Siria si  muove proprio dalla convinzione di dover in qualche modo controllare le rotte energetiche –  che la Turchia è diventata uno dei mercati energetici a più rapida crescita nel mondo e che grazie alla sua privatizzazione della distribuzione dell’energia, un c’è la coda di investitori russi, occidentali, cinesi e mediorientali ai quali poco importa delle leggi liberticide contro la stampa, degli oppositori in galera e della guerra interna ed esterna dichiarata al popolo kurdo.

Quisqulie che non sembrano interessare molto nemmeno gli investitori italiani, visto che, come si legge in una nota stampa di Türkiye İhracatçılar Meclis (Tim – l’Associazione degli esportatori turchi) si legge che «La partecipazione di soggetti privati nel settore, in particolare quelli di origine italiana, ha contribuito in modo significativo alla maggiore competitività del mercato energetico turco» e Mehmet Büyükeksi presidente di Tim, lancia un  nuovo invito alle imprese italiane: «Le opportunità per forme di produzione di energia rinnovabile, come quella solare, eolica, idroelettrica e geotermica, sono abbondanti in Turchia, e le politiche incoraggianti sostenute da tariffe favorevoli aumenteranno la loro quota nella rete nazionale nei prossimi anni. Ci sono case histories italiane di successo che operano in Turchia, come ad esempio Turboden, Exergy, Enerray e Leitwind,che hanno siglato importanti accordi con aziende turche e possono essere un esempio positivo delle grandi opportunità che il nostro Paese può offrire in termini di sviluppo del business» .

E la Turchia che si è fatta spazio in Siria e Iraq con i carri armati, i bombardamenti e le milizie islamiste e quaediste improvvisamente convertitesi all’antiterrorismo,  punta non solo a mettere sul tavilo i suo enorme mercato interno, ma anche la sua posizione strategica tra Europa, Russia e Medio Oriente, come punto di passaggio per importanti Paesi consumatori e fornitori di energia. Erdogan, con la complicità di russi ed europei (Italiani compresi) ha già trasformato la Turchia in un hub energetico regionale essenziale per l’Europa.  Come si legge nello stesso comunicato pubblicato da Tim, «Gli oleodotti e i gasdotti attualmente esistenti e in progetto,  le criticità legate agli Stretti della Turchia e le promettenti scoperte di riserve di idrocarburi all’interno del paese stesso conferiscono alla Turchia un maggiore effetto leva sui prezzi dell’energia e rafforzano il suo status di “porta di passaggio”».