Per la prima volta oltre il 30% dell’elettricità toscana arriva dalla geotermia

Se la Toscana rinunciasse a sviluppare questa fonte d’energia rinnovabile si troverebbe indebolita sia dal punto di vista economico sia da quello ambientale

[5 settembre 2017]

Non è facile immaginare un terzo della Regione Toscana, o poco meno, senza energia elettrica: niente energia in case, scuole, ospedali, uffici, aziende. Un territorio al buio. Eppure è quanto potrebbe accadere se all’improvviso si cancellassero le 34 centrali geotermoelettriche – per un totale di 37 gruppi di produzione – grazie alle quali oggi Enel green power imbriglia (parte) della geotermia naturalmente presente nel sottosuolo regionale.

Incrociando i propri dati con quelli pubblicati da Terna relativi al 2016, è la stessa azienda a confermare oggi che «sul totale dei consumi toscani del 2016, pari a 19.073 GWh, la geotermia con i suoi 5.871 GWh soddisfa il 30,78% del fabbisogno elettrico regionale superando così la soglia del 30% e continuando a far crescere la produzione da fonte rinnovabile sul territorio regionale».

Nell’ultimo anno la geotermia toscana ha segnato un nuovo record, come documentato su queste pagine a inizio 2017; quei 5.871 GWh da geotermia non erano mai stati raggiunti prima sul territorio. Si tratta di energia che, oltre a fornire elettricità pulita, garantisce anche calore utile a riscaldare oltre 10mila utenti residenziali nonché aziende dei territori geotermici, circa 30 ettari di serre e caseifici e contribuiscono ad alimentare una importante filiera agricola, gastronomica e turistica con oltre 60mila visite annue.

«Si tratta di risultati storici – sottolineano da Enel green power – perché negli oltre 100 anni di attività industriale mai erano stati raggiunti livelli così elevati di produzione e di standard ambientali, segno evidente della rinnovabilità della risorsa che non si esaurisce con il passare degli anni ma che, se ben gestita attraverso la cura dei pozzi minerari, la coltivazione del serbatoio, la reiniezione delle acque in uscita e il monitoraggio continuo, cresce in termini di disponibilità e di resa mantenendosi in equilibrio con l’ambiente».

Guardando all’eccellenza nell’impiego di energia rinnovabile che la contraddistingue a livello nazionale, la Toscana deve molto alla geotermia: se qui l’energia rinnovabile presente nel sottosuolo è in grado di soddisfare il 30,78% dell’energia elettrica, guardando all’Italia intera la geotermia copre attualmente appena il 2% dei consumi. E questo nonostante le potenzialità siano ancora enormi, secondo le stime fornite dal ministero dello Sviluppo economico: pari a 500 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, circa il triplo di tutta l’energia primaria consumata dal Paese nel 2015. Se la Toscana rinunciasse a sviluppare questa fonte d’energia rinnovabile offerta dalla geotermia, avvertono dall’Irpet, si troverebbe indebolita sia dal punto di vista economico (dovendo importare energia) sia dal punto di vista ambientale.

Produrre 5.871 GWh/anno da geotermia significa poter rinunciare a oltre 1,3 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, e conseguentemente all’immissione in atmosfera di oltre 3,9 milioni di tonnellate di CO2. Perché rinunciare a utilizzare la risorsa geotermica in Toscana, che la natura ha qui concesso da sempre in abbondanza, potrebbe voler dire anche questo: lasciare un terzo della Regione al buio, oppure accenderlo alla luce del petrolio. Una “alternativa” della quale è indispensabile avere piena consapevolezza.