Land grabbing arabo in Sudan. Il regime passa all’incasso per l’intervento nello Yemen

La proposta per la sicurezza alimentare araba interessa sauditi ed egiziani. A rischio i rapporti con la Cina?

[10 aprile 2015]

Il Sudan Tribune  scrive che il Sudan ospita i ministri dell’agricoltura dell’Egitto e dell’Arabia Saudita, arrivati per visite separate a Khartoum, ma che ne approfittano per discutere di una proposta avanzata dal presidente sudanese  Omer Hassan al-Bashir ai Paesi arabi: utilizzare vaste estensioni di  terre fertili del Sudan per raggiungere la sicurezza alimentare panaraba.

Tralasciando il dettaglio che su Bashir pende un mandato di cattura della Corte penale internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità per quello che ha combinato e fatto combinare nel Darfur,  Il ministro saudita Abdelrahman al-Fadli l’8 aprile ha incontrato il presidente ed alti funzionari sudanesi e, secondo quanto riferisce il Sudan Tribune, ha detto che «La mia visita si propone di esplorare le opportunità di investimento agricolo in Sudan che potrebbero contribuire a colmare le esigenze del mercato saudita.  L’Arabia Saudita è ottimista di poter lavorare in Sudan nel campo degli investimenti e dello sviluppo per soddisfare le sue esigenze di prodotti agricoli».

Il 14 aprile a Khartoum arriverà il ministro dell’agricoltura egiziano Salah Hilal per una  visita di tre giorni per discutere del rafforzamento della cooperazione tra Sudan ed Egitto e sullo stato di avanzamento dei progetti comuni. Il Sudan ha già concesso grandi estensioni di terreni agricoli ad investitori egiziani, ma devono ancora essere utilizzati.

Insomma, il Sudan si sta preparando ad un massiccio land grabbing autorizzato dal governo dittatoriale di Bashir, cosa confermata  dal ministro sudanese per gli investimenti,  Mustafa Osman, che si è impegnato a facilitare gli investimenti sauditi  e che ha sottolineato che «La visita di al-Fadli rappresenta una ricaduta del recente viaggio di Bashir in Arabia Saudita».

Sembra proprio finita l’epoca del Sudan stato canaglia, accusato da americani, sauditi ed egiziani di ospitare – come davvero avvenuto – Osama bin Laden e di permettere ai terroristi di Al Queda di addestrarsi sul suo territorio. Gli Usa, probabilmente sostenuti dalla monarchia saudita e dall’ex presidente egiziano Hosni Mubarak, arrivarono addirittura a bombardare una fabbrica di fertilizzanti accusando il Sudan di fabbricare in realtà armi chimiche. Il Sudan ha anche subito blitz di aerei israeliani che hanno bombardato una che sarebbe servita a rifornire di armi iraniane gli hezbollah libanesi e Hamas nella Striscia di Gaza. Inoltre gli Usa sono i veri padrini politici della secessione del Sud Sudan (quasi subito degenerata in una terribile e sanguinaria guerra civile/tribale), mentre è noto che Usa ed alcuni Stati arabi sostengono la resistenza anti-sudanese nel Darfur.

Ma i colloqui di Bashir con i nuovi governanti dell’eterna monarchia assoluta saudita sembrano essere riusciti a normalizzare i rapporti tra Khartoum  e Riyadh, anche perché il Sudan ha clamorosamente rotto con l’Iran e sta partecipando attivamente (insieme ad Egitto, Pakistan ed Algeria) all’attacco contro gli sciiti Houthi e lo Yemen  della coalizione militare delle monarchie sunnite a guida saudita.

Una guerra che per ora già fatto centinaia di vittime civili nei bombardamenti su Sana’a e in altre aree conquistate dagli Houthi e dai loro alleati, ma che sul campo sembra veder prevalere gli sciiti, ormai padroni del Nord e che hanno conquistato buona parte di Aden e del Sud, mentre l’Iran invia navi “in esercitazione” al largo dello Yemen e si parla insistentemente di sbarchi di truppe arabe ad Aden e di primi scontri sul terreno tra le milizie sciite yemenite e militari sauditi e della coalizione.

Dopo l’ennesimo e spregiudicato cambio di alleanze e grazie all’adesione alla coalizione anti-sciita, il regime di Omer Hassan al-Bashir  dice esplicitamente di aspettarsi un aumento degli investimenti da parte dei Paesi arabi del Golfo proprio grazie al miglioramento delle relazioni.

Il land grabbing “panarabo” di Stato sarebbe una boccata di ossigeno per le esangui casse del regime sudanese che a causa della guerra civile nel Sud Sudan ha visto praticamente disseccarsi il flusso di petrolio da sud, mente il crollo del prezzo del greggio, oltre a ridurre le entrate, ha messo in stand by i grossi progetti di sfruttamento petrolifero di occidentali, russi e soprattutto cinesi in Sudan.   Resta da capire come questa giravolta araba ed anti-sciita di Bashir influirà sui rapporti con la Cina che, oltre ad essere un fedele partner economico/politico del regime di Khartoum ha ottimi rapporti con la Repubblica Islamica dell’Iran e che, fino a che non è scattata la guerra saudita, aveva buoni rapporti anche con il governo degli Houthi dello Yemen. Inoltre bisognerà capire se il land grabbing arabo in Sudan andrà a scontrarsi con l’accaparramento e lo sfruttamento agricolo intensivo di terreni già avviata da parte di aziende cinesi.