Le contraddizioni della Cina: il 70% delle imprese viola le norme ambientali ma è all’avanguardia nella transizione energetica

368 miliardi di dollari per le rinnovabili nel 2016-2020 e il 40% delle auto elettriche vendute nel mondo

[13 giugno 2017]

In Cina 13.785 imprese, cioè il 70,6% di quelle che sono state controllate, hanno violato le norme ambientali. Il dato emerge da un recente ciclo di ispezioni sull’inquinamento dell’aria durato 2 mesi e realizzato dal ministero per la protezione dell’ambiente in 29 città della megalopoli infinita di Pechino-Tianjin-Hebei e nelle aree vicine, dove lo smog rappresenta una crescente preoccupazione.

L’agenzia ufficiale Xinhua spiega che «Sono stati scoperti dei problemi, quali delle emissioni eccessive e la mancanza di apparecchiature di controllo dell’inquinamento. Le ispezioni hanno permesso di scoprire 4.703 imprese installate in posti non autorizzati, prive dei necessari permessi o che non rispondevano alle norme sulle emissioni».

I team di controllori inviati dal ministero per la protezione dell’ambiente hanno scoperto 2.000 di queste imprese di diversi settori, tra i quali la trasformazione del legname e la produzione di mobili.

Il ministero  avverte che «Le amministrazioni locali sono esortate a condurre inchieste approfondite su queste imprese e a rettificare i problemi».

Xinhua ricorda che «Il governo centrale cinese lotta contro l’inquinamento e il degrado ambientale, mentre il paese si ritrova, dopo diversi decenni di crescita economica, di fronte a numerosi problemi ambientali, come lo smog e la contaminazione del suolo».

Sempre dalla Cina viene un esempio ch va nella direzione opposta: LanzaTech, un’impresa che trasforma i gas emessi dalle industrie in combustibili e prodotti chimici, ha tentato di introdurre le sue tecnologie sul mercato, cercando invano anche dei partner negli Usa. E’ quindi in Cina che questa start-up delle bioenergy ha trovato alcuni dei suoi primi sostenitori industriali: Baosteel Group e Shougang Group, due grandi produttori cinesi di acciaio che hanno fatto delle joint venture con LanzaTech, mettendo le basi per la commercializzazione dell’innovativa impresa.

Seguendo l’esempio dei due giganti dell’acciaio cinese, altri partner di tutto il mondo si sono uniti al progetto fornendo altri fondi alla LanzaTech e aiutandola a vincere premi mondiali per le energie pulite.

Andrew Chung, ex partner di Khosla Ventures, uno dei primi investitori in LanzaTech, ha detto a Xinhua che «Senza la partecipazione precoce dei due giganti siderurgici cinesi, la compagnia aveva poche chance di vedere commercializzate le sue tecnologie. L’entusiasmo della Cina a favore delle energie pulite promuove la transizione mondiale verso un futuro low carbon. Grazie agli investimenti pubblici e privati e al suo impegno a favore della collaborazione, la Cina svolge un ruolo sempre più importante nell’innovazione delle tecnologie pulite nel mondo».

Anche secondo un rapporto della Banca mondiale, negli ultimi anni la cIna ha registrato più investimenti e installazione di energie rinnovabili di tutti gli altri Paesi del mondo. Solare ed eolico sono in crescita rapida e la Repubblica popolare cinese sta cercando di passare da un consumo energetico basato sul carbone a un modello dipendente dalle energie pulite, (tra le quali però i cinesi mettono anche il nucleare.

Durante una riunione sulle energie rinnovabili che si è tenuta qualche giorno fa a Pechino. Il direttore generale dell’International renewable energy agency (Irena) Adnan Z. Amin, ha detto a Xinhua che  «In questi ultimi anni, lo sviluppo delle tecnologie delle energie pulite in Cina». Dati confermati dall’Amministrazione nazionale dell’energia  che ha rivelato che «La Cina conta di investire 2.500 miliardi di yuan (circa 368 miliardi di dollari) in progetti di energie rinnovabili nel periodo 2016-2020, creando più di 13 milioni di posti di lavoro». Inoltre, la Cina nel 2016 è stata di gran lunga il più grande mercato di auto elettriche: secondo l’International energy agency, le vendite cinesi hanno rappresentato il 40% del totale mondiale, due volte più che negli Stati Uniti.

E la Cina sta ormai scommettendo forte sull’innovazione nazionale ma ricerca anche attivamente un’expertise internazionale nel campo delle energie pulite e vuole condividere il suo know-how con il mondo. Il tutto mentre gli Usa di Trump si chiudono a riccio, escono dall’Accordo di Parigi e favoriscono i combustibili fossili rispetto alle rinnovabili.

Durante il loro recente incontro a Pechino con il segretario Usa all’energia Rick Perry, il vice-premier cinese  Zhang Gaoli ha espresso la speranza di «vedere i due Paesi rafforzare la cooperazione nei settori delle energie fossili e delle energie rinnovabili, al fine di promuovere insieme la transizione verso delle energie pulite e contribuire allo sviluppo sostenibile dell’energia mondiale». Ma sarà difficile, visto che a Washington c’è un’amministrazione di scettici climatici che crede che il global warming sia un’invenzione cinese per fare concorrenza sleale all’America e che la presenza di Scott Pruitt, l’amministratore dell’Environmental protection agency Usa, al G7 ambiente di Bologna è stata niente più che  una brevissima e insignificante comparsata turistica.

Eppure la Cina potrebbe approfittare dell’ecoscetticismo di Trump e della sua banda di amici delle Big Oil d e dei King Coal per sferrare un colpo mortale al primato economico mondiale degli USa

Come ha spiegato Amin, l’iniziativa della nuova via della seta proposta dalla Cina nel 2013, «Rafforzerà maggiormente la cooperazione mondiale sulle energie pulite, creando un sistema energetico interconnesso attraverso il mondo. La Cina è importante, non solo in un’ottica climatica, ma anche riguardo alla maniera in cui la transizione energetica  sarà condotta a livello mondiale».