Le energie rinnovabili sono un’opportunità per vincere le sfide future nelle regioni carbonifere dell’Ue

I progetti eolici e solari possono beneficiare dell'infrastruttura preesistente e della disponibilità di territorio. Particolarmente incoraggiante anche la conversione alla geotermia

[1 agosto 2018]

Negli ultimi decenni nell’Unione europea  la produzione e il consumo di carbone sono calati costantemente, sia a causa della chiusura delle miniere di carbone che della progressiva riduzione dell’uso del carbone per la produzione di energia per passare a combustibili più puliti o alle energie rinnovabili

L’Europa ha intrapreso una transizione energetica low carbon e l’Ue sta realizzando l’Unione dell’energia basata sulle fonti rinnovabili, sull’innovazione e sulla digitalizzazione, uno scenario nel quale non c’è posto per il vecchio e inquinante carbone, ma che sta creando anche problemi economico-sociali in quelle regioni europee, come la Sardegna, dove c’erano distretti minerari carboniferi. Quel che sta tentando di fare l’Europa è di trasformare le crisi in opportunità che sfruttino propri la transizione energetica.

Il nuovo studioEU coal regions: opportunities and challenges ahead” pubblicato dal Joint research centre (Jrc) sul suo EU Science Hub analizza proprio gli impatti di questa transizione sulle regioni più colpite dal crollo dell’industria del  carbone e si scopre così che «Mentre 160.000 posti di lavoro direttamente correlati potrebbero essere potenzialmente persi a seguito di questa transizione, con un’attenta pianificazione, le economie regionali possono adattarsi e creare nuove opportunità per coloro che precedentemente lavoravano nel settore del carbone».

Nonostante quel che fa finta di credere Donald Trump negli Usa le attività legate al carbone continueranno ad arretrare di fronte alla progressiva decarbonizzazione dell’industria energetica globale e l’Ue – a differenza degli Usa – resta impegnata a rispettare l’Accordo di Parigi e a restare  leader mondiale nelle energie rinnovabili e per questo si è impegnata a ridurre del 40% le emissioni di gas serra (rispetto ai livelli del 1990) entro il 2030.

Al Jrc fanno notare che «Molte miniere che attualmente beneficiano di aiuti di Stato stanno chiudendo a causa della loro scarsa posizione competitiva, con la conseguente perdita di 27.000 posti di lavoro tra il 2015 e il 2020. Dal 2020 in poi, le chiusure delle miniere saranno allineate con i livelli di disattivazione e gli orizzonti operativi delle centrali elettriche a carbone dell’Ue, due terzi delle  quali dovrebbero andare in pensione entro il 2030». Secondo il rapporto «Ciò potrebbe comportare la perdita di circa 77.000 posti di lavoro diretti entro il 2025 e di 160.000 entro il 2030».

Nonostante tutto questo, il carbone fornisce ancora il 15% della produzione di energia dell’Ue, ma i due terzi delle centrali a carbone che attualmente operative in Europa dovrebbero chiudere tra il 2020 e il 2030. Le centrali elettriche a carbone nell’Ue impiegano circa 53.000 persone e le miniere di carbone 185.000 lavoratori, per un totale di circa 238.000 posti di lavoro. Le attività indirette lungo tutta la catena del valore del carbone, tra cui produzione di energia, fornitura di attrezzature, servizi, R & S e altre attività dipendenti forniscono circa 215.000 posti di lavoro supplementari. Uno scenario che, avverte il Jrc, con «Una phase out non preparata del carbone potrebbe inviare onde d’urto attraverso le regioni più colpite, causando la chiusura delle attività e la perdita di posti di lavoro (come già successo in Sardegna, ndr), Pertanto, il futuro di queste regioni deve essere pianificato attentamente, in base al loro potenziale e in base alle esigenze dei cittadini, con il pieno impegno delle autorità nazionali e locali».

L’energia pulita fa parte della soluzione alla crisi del carbone, visto che dà già 2 milioni di posti di lavoro in tutta l’Ue. Attraverso la Coal Regions in Transition Initiative, l’Ue fornisce assistenza, pianificazione e attuazione dei progetti per le transizioni energetiche. Ma il rapporto avverte che «La progressiva eliminazione del carbone presenterà maggiori sfide per alcune regioni che per altre. Le più colpiti si trovano in Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania, Grecia, Ungheria, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Spagna, dove alcune regioni carbonifere hanno già alti livelli di disoccupazione. Una regione in Polonia, in particolare, potrebbe perdere fino a 41.000 posti di lavoro entro il 2030, e altre tre (in Bulgaria, Repubblica ceca e Romania) rischiano di perdere ciascuna circa 10.000 posti di lavoro. La protezione dei mezzi di sostentamento delle persone che precedentemente lavorano nel settore del carbone dipende dall’investimento in infrastrutture pubbliche, dalla sostituzione del carbone con fonti di energia alternative, dalla riqualificazione dei lavoratori, dall’attrazione di innovazione e investimenti e dalla diversificazione dell’economia locale. A seguito della chiusura di una miniera, la conversione del sito in un impianto di produzione di energia rinnovabile può offrire nuove opportunità di lavoro e valore economico, oltre a contribuire a un approvvigionamento energetico più sicuro. Tali progetti possono beneficiare dell’infrastruttura preesistente e della disponibilità di territorio».

Il rapporto individua alcune regioni vocate per la produzione di energia rinnovabile: «Ad esempio, le regioni carbonifere in Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia hanno una forte disponibilità di vento. Diverse regioni del carbone in Spagna, Grecia e Bulgaria sono particolarmente ben posizionate per la produzione di energia solare». E gli esempi di riqualificazione di un sito minerario per produrre energia solare ed eolica sono già molti: uno è quello della centrale solare ungherese di Visonta, costruita in cima a una discarica delle miniere di lignite e che produce 16 megawatt di energia solare. In Germania ci sono diversi progetti, compresi i 5 parchi eolici di Klettwitz, costruiti in un’ex miniera a cielo aperto e che producono in totale 145,5 megawatt. In Olanda sono stati realizzati sistemi di riscaldamento geotermico, che utilizzano l’acqua di una ex miniera di carbone. Il Jrc evidenzia che questi impianti sono risultati particolarmente adatti per impiegare gli ex lavoratori del carbone che hanno fatto una formazione specifica.

La Commissione europea conclude facendo il punto della situazione: «La Coal Regions in Transition Initiative è pensata per aiutare le regioni a cogliere i benefici della transizione verso l’energia pulita concentrando maggiormente l’attenzione sull’equità sociale, posti di lavoro migliori, nuove competenze, trasformazione strutturale e finanziamenti per l’economia reale. Aiuta a sviluppare progetti e strategie a lungo termine per le regioni carbonifere che danno il via alla transizione e rispondono alle sfide ambientali e sociali. Riunisce gli stakeholders dell’UE, nazionali, regionali e locali coinvolti nella transizione per creare partnership e apprendere dalle reciproche esperienze. Lavorando insieme, gli stakeholders e gli esperti di queste regioni dovrebbero identificare la strategia di transizione più promettente che offra i migliori risultati economici, sociali e ambientali. Una volta che le autorità locali e nazionali hanno preso una decisione, sono disponibili numerosi fondi e strumenti dell’UE per sostenere la transizione, ad esempio: I fondi strutturali e di investimento europei possono sostenere progetti finalizzati allo sviluppo delle infrastrutture, alla transizione verso un’economia a low carbon e alla protezione dell’ambiente e all’efficienza delle risorse. Il fondo LIFE dell’Ue può sostenere progetti di attuazione della legislazione ambientale dell’Ue (ad esempio migliorare la qualità dell’aria o il risanamento o il ripristino ecologico di vecchi siti minerari e di terreni degradati). Il Modernisation Fund dell’ EU Emission Trading System fornisce supporto per la bonifica e la riqualificazione del sistema energetico. L’Operational Programme Human Resources attua programmi di finanziamento dell’Ue in Slovacchia per la creazione di posti di lavoro e il rafforzamento della coesione sociale. La Banca europea per gli investimenti (BEI) e l’Istituto europeo di innovazione e tecnologia (EIT) sostengono lo sviluppo di nuove tecnologie energetiche pulite. EIT InnoEnergy, ad esempio, collabora con organizzazioni imprenditoriali, di ricerca e dell’istruzione su progetti di innovazione, creazione di imprese e accelerazione e a corsi di formazione unici che combinano ingegneria e imprenditorialità. La Comunità EIT è aperta agli innovatori e agli imprenditori dell’energia sostenibile con un supporto dedicato nelle tecnologie pulite per il carbone. La politica di coesione dell’Ue aiuta le regioni a realizzare una trasformazione economica basandosi sulle attività di “specializzazione intelligente”, vale a dire i loro punti di forza competitivi, con l’obiettivo di accogliere l’innovazione e la decarbonizzazione. Tramite la politica di coesione, l’Ue è in contatto diretto e costante con i partner regionali sul campo e può fornire un supporto personalizzato per guidare il cambiamento strutturale».