Le imprese dell’efficienza energetica scrivono al ministro Calenda

Rivedere la posizione del Governo assunta a Malta al Consiglio informale dei ministri

[23 maggio 2017]

Le imprese dell’efficienza energetica che fanno parte dell’European alliance to save energy (Eu-Ase), tra cui Kyoto Club, hanno scritto una lettera al ministro della sviluppo economico, Carlo Calenda, nella quale sottolineano «la preoccupazione sulla posizione assunta dal nostro Governo sull’art. 7 della Direttiva Europea sull’Efficienza energetica (DEE)».

Le imprese si riferiscono al Consiglio informale dei ministri dell’energia, tenutosi il 18 e 19 maggio a Malta, si dove si è discusso il Pacchetto legislativo “Clean Energy for All Europeans” – Direttiva Efficienza Energetica (DEE) su cui, riguardo all’art.7, il governo italiano ha assunto quella che le imprese italiane Eu-Ase definiscono «Una preoccupante posizione».

Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club e QualEnergia e presidente del Green Building Council, spiega che «Nella fase finale della discussione della nuova Direttiva sull’efficienza energetica, il nostro paese è favorevole all’innalzamento dell’obiettivo, legalmente vincolante, del 30% al 2030, ma sembra avere delle perplessità rispetto all’estensione al 2030 dell’impegno a ridurre dell’1,5% delle vendite medie annue di energia ai clienti finali prevista dall’articolo 7 della Direttiva. L’Italia vorrebbe dividere l’obbligo 2021-2030 in due periodi, ipotizzando che dopo il 2025 il taglio scenda all’1%, salvo verifica da parte della Commissione sull’andamento dei consumi energetici. Una posizione che preoccupa: considerando infatti gli attuali equilibri tra gli Stati membri, la posizione italiana rischia di indebolire notevolmente l’impianto complessivo della Direttiva».

Silvestrini ricorda che «Una quota considerevole di questi risparmi verrà dalla riqualificazione spinta del patrimonio edilizio. “Abbiamo salutato con soddisfazione la sottolineatura dell’importanza della “deep renovation” nel corso della presentazione in Parlamento della nuova Strategia Energetica Nazionale».

Secondo Monica Frassoni, presidente  Eu-Ase, «La proposta italiana sull’art. 7 della direttiva Ue, che ha lo scopo di ridurne radicalmente il livello di ambizione attuale, già modesto portando gli obiettivi di risparmio da conseguire annualmente da parte degli utenti finali dall’1,5% all’1% dopo il 2025, contiene l’intenzione di evitare che un target troppo ambizioso possa mettere in pericolo la crescita economica”, Monica Frassoni sottolinea che una politica ambiziosa in materia di efficienza energetica può avere importanti ricadute positive su occupazione e attività economica, come è stato recentemente riconosciuto nella presentazione della SEN (Strategia Energetica Nazionale) al Senato. Inoltre, spiega che le  disposizioni contenute nell’art.7 di tale Direttiva, soprattutto se rese più complete e più facilmente applicabili, rappresentano un tassello fondamentale di un quadro normativo coerente in grado di facilitare la riduzione della dipendenza energetica italiana e stimolare»

Nella lettera di Eu-Ase a Calenda si afferma che «Rivedere gli obblighi al ribasso significa mandare un segnale negativo a investitori e consumatori e rallentare ulteriormente la necessaria azione per ridurre il consumo energetico che resta urgente anche in Italia».