Riceviamo e pubblichiamo

Le “nuove frontiere della geotermia” protagoniste al Gse

«È possibile realizzare la competa reimmissione dei fluidi geotermici anche in presenza di gas. Con quali limiti?»

[22 gennaio 2018]

Pur programmato da tempo, il convegnoLe nuove frontiere della geotermia – dalla geotermia elettrica alla cogenerazione geotermica“, che si è svolto a Roma presso il Gse lo scorso 18 gennaio, è subito diventato il primo confronto tra la politica e le imprese sul tema della geotermia dopo l’approvazione del cosiddetto emendamento Tamburrano al Parlamento europeo che impegnerà la Commissione ad approfondire il tema delle emissioni degli impianti geotermoelettrici.

I contributi scientifici e tecnici della prima parte del convegno hanno presentato un quadro sufficientemente esaustivo in termini di tematiche su cui si sviluppa l’uso a fini energetici della risorsa geotermica, con diversi approfondimenti e casi studio. Tra questi sono stati presentati anche alcuni dei progetti di società aderenti della Rete geotermica.

La tavola rotonda che ne è seguita, ha raccolto posizioni che si sono articolate su livelli che hanno ricondotto principalmente la discussione all’identificazione di usi della risorsa geotermica che rispondano necessariamente al concetto di compatibilità ambientale che negli ultimi decenni si è andato strutturando ed inserendo nel dibattito sociale e politico nazionale ed internazionale.

È così emerso che di fronte alla sempre più matura consapevolezza degli effetti dei cambiamenti climatici sulla nostra vita quotidiana, e quindi sulle politiche sociali ed economiche, che pone la necessità di una completa de carbonizzazione della produzione di energia, l’obiettivo delle zero emissioni anche in geotermia non può più apparire velleitario, ma deve essere ricercato e favorito con forza.

Questo perché, tra le fonti rinnovabili, è stato più volte sottolineato che la geotermia ha caratteristiche particolari, definibili di pregio anche in relazione alle necessità di sicurezza e continuità della fornitura di energia elettrica. Tra queste innanzi tutto la programmabilità, il limitato consumo di suolo, la cogenerazione, fino a tutti i valori dell’opzione emissioni zero.

Dai contributi scientifici portati, è stato confermato che non esiste una risorsa geotermica costituita da un’unica tipologia di fluido geotermico e quindi non è concepibile che si pensi ad un unico approccio scientifico e tecnologico. Questo però non vuol dire che si debba per forza passare da nuove scoperte scientifiche, e quindi inevitabilmente attenderle, per dare una soluzione alle criticità che sono emerse fino ad oggi. La ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica degli ultimissimi decenni hanno dimostrato che si può condurre la coltivazione di risorse geotermiche che anche solo nel recente passato erano giudicate come inutilizzabili o non appetibili.

Alla luce di quanto emerso dai contributi, sennonché dalle ultime evoluzioni normative nazionali ed europee, è possibile affermare che la sfida ai gas incondensabili che sia diventata ineludibile. Se da una parte è senz’altro priva di fondamento scientifico, sulla base delle attuali esperienze, affermare che in geotermia le emissioni zero si possano applicare ovunque e comunque, non è ugualmente corretto che in presenza di gas ciò è comunque impossibile.

Sono stati infatti citati, e sono stati presentati dei nuovi progetti geotermoelettrici, che permettono di affermare che è già possibile realizzare la completa reimmissione dei fluidi geotermici anche in presenza di gas. Con quali limiti? È quello che adesso resta da individuare.

Nel dibattito finale l’ing. Montemaggi di Enel green power, dopo aver illustrato le loro attività nazionali ed internazionali nel settore geotermico, ha tenuto a ribadire che secondo le loro conoscenze in Italia, o perlomeno in presenza di una concentrazione di gas incondensabili superiore all’1%, la reimmissione totale dei fluidi geotermici non è realizzabile.

Il dott. Cupelli, direttore di Rete geotermica auspica che la Rete non sia sola nella sfida tecnologica per la realizzazione della reimmissione totale dei fluidi, nel ricercare un limite del quantitativo massimo di gas reiniettabile il più alto possibile. Come non ritiene opportuno che non sia la politica a stabilire da sola limiti, metodi e tecnologie.

Cupelli auspica che ci sia un percorso condiviso, tra mondo politico, mondo scientifico ed imprese, con il necessario coinvolgimento anche del principale operatore nazionale, l’Enel.

Dove le imprese possano essere accompagnate da politiche di sostegno e di incentivazione nello sperimentare ed applicare in modo innovativo le tecnologie esistenti, con l’obiettivo di verificare assieme fin dove si può alzare l’asticella del limite della concentrazione dei gas re-immettibili nel sottosuolo.

di Rete geotermica